Nel 1905 nella HAG di Brema, si riesce a eliminare la caffeina dal caffè, da allora il deca è sempre più richiesto al bar
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Il caffè decaffeinato viene ottenuto da processi di lavorazione – che utilizzano come solventi l’acqua, l’anidride carbonica, il diclorometano oppure, meno usato perché facilmente infiammabile, l’acetato di metile che eliminano dal 90 al 95% della caffeina presente all’origine.
Numerosi studi indicano il caffè come uno stimolante di quella pulizia esercitata dalle cellule chiamata autofagia, mentre una ventina di studi osservazionali su circa dieci milioni di persone ha decretato che il consumo di almeno tre tazzine di caffè al giorno riduce del 13% la possibilità di morte per qualsiasi causa, vale a dire un anno di vita in più. Poiché il dato positivo è stato rilevato anche con il caffè decaffeinato, secondo i ricercatori, il merito va dato più che alla caffeina, all’antiossidante più presente nei chicchi di caffè: l’acido clorogenico.
Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Nutrients, condotta da studiosi dell’Università di Bologna, il caffè aiuta anche a mantenere bassa la pressione sanguigna. Dallo studio è infatti emerso che chi ne beve due o tre tazzine al giorno ha la pressione più bassa di chi ne beve una sola tazzina o non ne beve affatto.
Uno studio dell’Università di Coimbra in Portogallo, rivela che il consumo moderato di caffè può ridurre il rischio di malattie croniche, migliorare la funzione cognitiva e contribuire a una sana direzione di Longevità.
Il “deca” è una bevanda ideale per chi vuole godersi un buon caffè senza gli effetti stimolanti e quelli collaterali della caffeina. Le persone che soffrono di pressione alta o sono soggette all’ansia e all’insonnia possono assumerlo in tranquillità, visto che la dose di caffeina rimanente dopo il trattamento è di 2 mg a tazzina (contro i circa 120 di quella normale). Così come possono concedersene delle tazzine in più le persone avanti con l’età.
