di Gregorio SCRIBANO
Meloni – Sulle grandi questioni che toccano la vita quotidiana dei cittadini – sicurezza, salute, lavoro, istruzione, welfare, politiche abitative e tutela dell’ambiente – la politica dovrebbe saper sospendere la logica della contrapposizione permanente. In questi ambiti non dovrebbero esistere maggioranza e opposizione, ma solo responsabilità, buon senso e collaborazione orientata al perseguimento del bene comune. È un principio semplice, spesso evocato e raramente praticato. Eppure, oggi più che mai, appare necessario.
I recenti e gravi episodi di violenza contro le forze dell’ordine hanno riportato al centro del dibattito pubblico un tema che non può essere ridotto a bandiera ideologica. La sicurezza non è “di destra” né “di sinistra”: è un diritto fondamentale dei cittadini e una condizione imprescindibile per l’esercizio di ogni altra libertà. Allo stesso tempo, il rispetto delle regole democratiche e delle garanzie costituzionali resta il confine invalicabile di ogni intervento dello Stato.
In questo quadro si colloca l’iniziativa annunciata da Palazzo Chigi, con cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il governo hanno ribadito il pieno sostegno alle forze dell’ordine e rivolto all’opposizione un appello a una stretta collaborazione istituzionale. La proposta di una risoluzione unitaria sulla sicurezza, da votare in Parlamento già nei prossimi giorni, rappresenta un segnale politico rilevante: il tentativo di trasformare un’emergenza in un terreno di convergenza, anziché di scontro.
Il vertice di governo, che ha visto la partecipazione dei principali ministri coinvolti, dei sottosegretari competenti e dei vertici delle forze dell’ordine, restituisce l’immagine di uno Stato che prova a fare sistema. Un segnale importante, soprattutto in una fase delicata in cui il clima sociale appare teso e il rischio di strumentalizzazioni è sempre dietro l’angolo.
Naturalmente, l’unità non può essere solo dichiarata. Deve tradursi in atti concreti, in scelte equilibrate, in un linguaggio pubblico responsabile. Il sostegno alle forze dell’ordine non si misura soltanto con norme più severe o con dichiarazioni di principio, ma anche con investimenti, formazione, tutela giuridica e chiarezza delle regole. Allo stesso modo, la collaborazione dell’opposizione non può essere una resa né un atto formale, ma un contributo reale, critico e costruttivo.
La politica è chiamata a dimostrare maturità. Di fronte alla paura dei cittadini e alla fatica quotidiana di chi garantisce l’ordine pubblico, il Paese si aspetta risposte, non tifoserie. Se davvero la sicurezza viene riconosciuta come un bene comune, allora il Parlamento può e deve diventare il luogo in cui le differenze si confrontano senza paralizzare le soluzioni.
Forse questa è l’occasione per ricordare che l’unità non è uniformità e che collaborare non significa rinunciare alle proprie idee. Significa, più semplicemente, mettere al primo posto l’interesse generale. Ed è su questo terreno – non su quello della propaganda – che si misura la credibilità della politica.
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