Negli ultimi anni il termine “maranza” è entrato con forza nel linguaggio mediatico e quotidiano, soprattutto nel Nord Italia. Usato inizialmente come etichetta ironica o dispregiativa, oggi indica un fenomeno più complesso che intreccia moda, identità giovanile, disagio sociale e, in alcuni casi, comportamenti devianti e criminalità di strada. Ridurre i maranza a una semplice caricatura, tuttavia, rischia di nascondere le vere cause del problema.
Chi sono i “maranza”
Nato come slang negli anni ’80 per indicare giovani dai modi indisciplinati, il termine è tornato in auge tra il 2019 e il 2022. Con il termine maranza si fa generalmente riferimento ad adolescenti o poco più che maggiorenni – che adottano uno stile riconoscibile: abbigliamento appariscente, marchi ostentati (o imitazioni), musica trap come colonna sonora identitaria, uso dei social network per esibire status e “rispetto”. In alcune città come ad esempio Milano, questi gruppi sono stati associati a episodi di microcriminalità: risse, rapine, intimidazioni, vandalismo, fino ad aggressioni organizzate in branco. Le cause della delinquenza giovanile legata ai maranza non sono uniche né semplici. Al contrario, affondano in una combinazione di fattori sociali, economici e culturali.
Disagio socio-economico e marginalità
Molti di questi ragazzi provengono da contesti periferici, famiglie fragili o quartieri con scarse opportunità educative e lavorative. La mancanza di prospettive reali di mobilità sociale rende attraente un modello alternativo di successo, fondato sulla visibilità immediata, sul denaro facile e sulla reputazione conquistata con la forza.
In diversi casi si registra un’assenza o una debolezza delle figure educative: genitori poco presenti, scuola percepita come distante o inutile, adulti incapaci di esercitare un’autorità credibile.
Il gruppo diventa così il principale riferimento identitario, con regole proprie e spesso aggressive.I social amplificano il fenomeno. Video di risse, sfide, ostentazioni di lusso e atteggiamenti violenti vengono condivisi per ottenere like e riconoscimento mediatico.
Come contrastare il fenomeno?
Affrontare il problema dei maranza esclusivamente con la repressione rischia di essere inefficace nel lungo periodo. Le forze dell’ordine svolgono un ruolo fondamentale nel garantire la sicurezza, ma da sole non possono risolvere una questione che nasce molto prima del reato.
Presenza dello Stato nei quartieri
Servono investimenti concreti nelle periferie: spazi di aggregazione, centri sportivi, biblioteche, educatori di strada. Dove lo Stato è assente, il gruppo violento diventa l’unica forma di appartenenza. La scuola deve tornare a essere un luogo di opportunità reale, non solo di valutazione. Orientamento, formazione professionale, supporto psicologico e progetti extracurricolari possono intercettare il disagio prima che sfoci nella devianza.
È necessario insegnare ai giovani l’impatto reale dei comportamenti online e chiedere alle piattaforme maggiore responsabilità nel limitare la diffusione di contenuti violenti che alimentano l’emulazione.
Per i minori coinvolti in reati, percorsi di giustizia riparativa, lavori socialmente utili e accompagnamento educativo possono essere più efficaci della sola punizione, riducendo la recidiva.
Etichettare indiscriminatamente un’intera generazione o uno stile culturale rischia di rafforzare il senso di esclusione. Distinguere tra moda, disagio e criminalità è il primo passo per intervenire in modo serio.
Conclusioni
Il fenomeno dei maranza non è un’anomalia improvvisa, ma il sintomo di fratture sociali profonde. Trattarlo solo come un problema di ordine pubblico significa ignorarne le cause strutturali. La sfida, per istituzioni e società civile, è trasformare l’attenzione mediatica in politiche di lungo periodo, capaci di offrire alternative credibili a chi oggi cerca nel branco e nella violenza una risposta al proprio senso di invisibilità.
