In questi giorni chi vota NO dice che la riforma della giustizia sarebbe un attacco della politica alla magistratura. Ma fermiamoci un attimo e ragioniamo con calma, senza slogan e preconcetti.
In uno Stato democratico chi fa le leggi?
Il Parlamento, eletto dai cittadini.
Chi può cambiare la Costituzione?
Sempre il Parlamento, seguendo le regole previste dall’articolo 138 della Costituzione della Repubblica Italiana. Dal 1948 ad oggi, infatti, la Costituzione è stata modificata circa 15 volte, da governi di destra, di sinistra e tecnici. E non si è mai gridato allo scandalo o al colpo di Stato, questa è la democrazia.
Il compito della Magistratura, invece, è un altro, essa deve applicare le leggi dello Stato, deve farle rispettare e deve giudicare in modo imparziale.
Non deve scrivere le leggi, non deve fare politica e deve agire in coscienza.
Quando invece sentiamo dire:
“questa riforma non si deve fare perché limita la nostra autonomia”, “questa legge è sbagliata perché non ci piace”, “questo assetto non si può toccare”, una domanda diventa legittima. Ma non è forse una parte della magistratura che sta entrando nel campo della politica? La riforma non mette i giudici sotto il controllo del governo, serve a ribadire una cosa semplice, la politica decide le regole e ne risponde agli elettori, la magistratura le applica e deve essere terza, credibile, senza correnti e deve risponderne solo all’Alta Corte e ai CSM.
Ripetere come un mantra che ogni riforma è un “attacco all’indipendenza” significa dire, in pratica, che non si può mai cambiare nulla. Ma questo non è difendere la Costituzione, è usarla come uno scudo divino non previsto dai padri costituenti.
Chi vota SÌ non vota contro i magistrati, vota per una giustizia più terza, più chiara, più umana e più credibile. Il vero pericolo per la democrazia non è il confronto tra poteri, è quando un potere diventa intoccabile come fosse di un altro pianeta.
Io voto SÌ per questo, poi ognuno decida liberamente, ma almeno con le idee chiare.
Mario Conca
