ROMA – Negli ultimi anni si registra un incremento preoccupante di episodi di violenza giovanile, bullismo, cyberbullismo e odio sociale, fenomeni sempre più alimentati dalle nuove forme di hate speech. L’uso distorto dei social network e delle tecnologie digitali ha inciso profondamente sul linguaggio dei giovani, favorendo modalità comunicative caratterizzate da aggressività, discriminazione e sopraffazione.
A ciò si affianca una progressiva crisi dei riferimenti valoriali e spirituali, che ha portato molti giovani a smarrire la dimensione della fede e del senso del limite, elementi storicamente centrali nei percorsi di crescita personale e comunitaria. In questo scenario, la scuola non può limitarsi a un ruolo di osservazione, ma è chiamata ad assumere una funzione attiva di presidio educativo, capace di restituire alla parola il suo valore etico e relazionale nella costruzione delle relazioni umane.
È in tale contesto che il giornalista Biagio Maimone, direttore della Comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo – il cui Presidente è Monsignor Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco e Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso – insieme all’esperto di comunicazione Angelo Bertoglio, sta presentando al Governo italiano e al Ministero dell’Istruzione e del Merito una proposta strutturata: l’introduzione, a partire dalla scuola primaria, della disciplina “Comunicazione e Linguaggio”, finalizzata a educare i giovani a un uso consapevole, rispettoso ed etico della parola, intesa come strumento efficace di prevenzione della violenza verbale, dell’hate speech e dell’odio sociale.
La proposta trae origine da un’analisi approfondita di dati che delineano un quadro critico della condizione giovanile in Italia, caratterizzato da un’ampia diffusione di bullismo, cyberbullismo e discorsi d’odio, con significative ricadute sulla salute mentale. Secondo ISTAT, oltre il 68% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha subito nel 2023 almeno un comportamento offensivo o violento, mentre circa un quinto risulta vittima di bullismo in forma ripetuta. I dati ESPAD Italia 2024 confermano la pervasività del fenomeno online: il 47% degli adolescenti dichiara di aver subito cyberbullismo e il 32% ammette di aver agito comportamenti di violenza digitale. Parallelamente, risulta in costante crescita l’esposizione all’hate speech. Oltre un terzo dei giovani è colpito da contenuti d’odio legati a genere, etnia o orientamento sessuale; all’interno della popolazione LGBTQ+, la percentuale sale a un giovane su due. La Mappa dell’Intolleranza evidenzia che nel 2024 il 57% dei contenuti social analizzati presenta un linguaggio negativo o ostile, accompagnato da un incremento di misoginia e di discriminazioni su base etnica e religiosa.
Queste dinamiche si collocano all’interno di un più ampio quadro di crescente disagio psicologico e di fragilità esistenziale, in cui la perdita di punti di riferimento culturali e spirituali accentua sentimenti di solitudine e disorientamento. Il Rapporto Giovani segnala oltre 500 suicidi annui tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, mentre nel 2025 si osserva un aumento delle richieste di aiuto per ideazione suicidaria, in particolare tra i preadolescenti. A livello europeo, ONU e Commissione UE sottolineano come un giovane su due entri regolarmente in contatto con contenuti d’odio online, riconosciuti come un rilevante fattore di rischio per l’escalation della violenza offline. Nel loro insieme, questi elementi confermano l’urgenza di interventi educativi e preventivi integrati, capaci di incidere sul linguaggio, sulle dinamiche relazionali digitali e sul rafforzamento del sostegno alla salute mentale e valoriale delle nuove generazioni. In questo quadro, Maimone richiama anche la progressiva perdita dei valori spirituali e della fede tra le giovani generazioni, che a suo avviso contribuisce ad accentuare il vuoto etico, il disorientamento esistenziale e l’impoverimento del linguaggio, sempre più spesso svuotato di responsabilità e di senso.
Un processo che rende ancora più urgente un’educazione capace di ricomporre parola, valori e relazioni umane.
“La parola può costruire o distruggere – afferma Maimone –. Oggi rischia di essere ridotta a strumento di offesa, discriminazione e manipolazione, con conseguenze devastanti per i giovani. La scuola deve insegnare a utilizzarla come mezzo di dialogo, rispetto e costruzione sociale.” La proposta si ispira direttamente alle parole di Papa Francesco: “La società, così come la Chiesa, si avvalgano di una comunicazione le cui basi siano l’umiltà nell’ascoltare e la parresia nel parlare, che non separi mai la verità dalla carità” e ancora “la parola è dono e responsabilità: può costruire ponti o innalzare muri”. Papa Leone XIV ricordava: “Disarmiamo la comunicazione da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo. Raccontiamo storie di speranza” e sottolineava che un uso improprio delle reti sociali può compromettere la coesione sociale. La disciplina proposta mira a far comprendere che la parola non è un mero strumento comunicativo ma un atto morale capace di contrastare bullismo, cyberbullismo, hate speech, odio sociale e disgregazione relazionale. Essa integra riflessioni filosofiche di Gadamer, McLuhan e Habermas con i valori educativi cristiani, riconoscendo la comunicazione come ponte tra culture, religioni e individui. Nell’era di Internet e dell’intelligenza artificiale, l’alfabetizzazione digitale etica diventa un pilastro formativo affinché i giovani riconoscano odio, manipolazione e violenza verbale, imparando a utilizzare le tecnologie con responsabilità e consapevolezza. “La scuola deve tornare a insegnare il valore della parola – conclude Maimone – come strumento di dialogo, responsabilità e amore. Solo così potremo fermare odio, violenza verbale, hate speech, bullismo e cyberbullismo, restituendo ai giovani la bellezza di un linguaggio che unisce, che rispetta e che salva.”
foto web
