“ Bene le sanzioni ed il ritiro delle licenze a chi infrange la quiete pubblica dichiara Monterisi , ma il problema non si risolve ostacolando gli imprenditori che rispettano le regole.”
Una lettera aperta sul tema è stata inviata dalla segreteria provinciale del Movimento politico IO SUD ai gruppi consiliari di Forza Italia – Fratelli d’Italia e Lega ,per dar voce a decine di imprenditori penalizzati da un regolamento comunale ritenuto coercitivo e discriminatorio.
L’auspicio è che qualcuno si faccia carico del problema.
Affrontiamo il tema con il segretario Regionale di IO SUD Nino Monterisi.
D – Notiamo che la lettera aperta , che pubblichiamo a margine , più che sul tema della movida si sofferma su un regolamento comunale che sostanzialmente contestate in toto, ma quale è la vostra proposta?
R – È chiaro che la gestione della movida notturna è un problema annoso e complesso ma restiamo basiti quando scopriamo che la soluzione proposta dalla Amministrazione Comunale è praticamente quella di impedire l’apertura di altri locali , anche in aree distanti dal rione umbertino . La mia potrebbe apparire una affermazione azzardata ma provi Lei, Direttore, ad esaminare il testo approvato con deliberazione del Consiglio Comunale nella seduta del 16 aprile 2025 , mi riferisco al regolamento , peraltro marginalmente diffuso , sulla “ disciplina di insediamento delle attività di somministrazione di alimenti e bevande e delle attività artigianali alimentari per il consumo sul posto “ Lo legga e si renderà conto che con tale documento , in sostituzione della SCIA, che è lo strumento governativo che vige in tutta Italia e che è stato concepito per sburocratizzare la pubblica Amministrazione , la Giunta Comunale di Bari ha ripristinato , unicamente per gli esercizi di somministrazione cibi e bevande sul posto, la “ licenza comunale ” che riporta alla memoria strumenti di regimi passati e molto poco democratici. Per ottenerla è stato concepito un sistema che esclude il merito, la esperienza, la capacità e la moralità dell’imprenditore ed introduce una scheda a punti acquisibili in funzione di una serie di requisiti ritenuti essenziali per una presunta sostenibilità ambientale .
C’è motivo di restare attoniti poiché di fatto l’attribuzione dei punteggi appare irragionevole e fortemente vincolante infatti bastano tre, quattro punti in meno sulla soglia prestabilita per impedire l’avvio, o comunque limitare l’esercizio di una attività con tutto ciò che ne consegue in termini di sviluppo imprenditoriale del territorio e di nuovi posti di lavoro. Tra le tante incongruenze Immagini che per un locale di 50 metri quadrati si richiedono non meno di 16 metri quadrati riservati alla gestione della raccolta differenziata, ovvero non vale il metodo o il risultato della raccolta, ma i mq. dedicati , una follia , ma che incide sul destino degli imprenditori che si vedono negare i diritti capisaldi della Costituzione Italiana: il diritto d’impresa ed il diritto al lavoro
Altra grave criticità di questo regolamento è che gli estensori del documento, nell’attribuzione dei punteggi , escludono il concetto essenziale di proporzionalità creando discriminazioni nette inaccettabili .
D – Leggiamo però che i vincoli sono imposti solo su alcune aree della città considerate a rischio .
R. -Peggio mi sento, quale rischio ? Intanto sono aree molto vaste ed anche queste sono state definite con una logica incomprensibile e molto discutibile , infatti la selezione delle strade è già una forte discriminazione ; si pensi ai proprietari di immobili situati in quelle strade considerate a rischio che pur in presenza di regolare agibilità ed idonea destinazione d’uso, oggi sono di fatto impediti nell’ esercitare l’attività di ristorazione nelle ore serali/notturne.
Il punto è che tutta la logica dei punteggi è opinabile poiché è ovvio che tutto ciò che è giudizio soggettivo e privo di certezza assoluta non può essere oggetto di un regolamento standard che rischia di essere, così come lo è, non solo irragionevole ed approssimativo ma peggio, discriminante.
D – Nelle premesse si legge che il regolamento potrebbe essere temporaneo e sottoposto a monitoraggio per valutare eventuali risultati migliorativi nel tempo ?
R. – Un regolamento a tempo è illogico ed irricevibile, quale imprenditore correrebbe il rischio di aprire per poi magari dopo qualche anno chiudere o viceversa. È un regolamento inaccettabile per una serie di motivi,perché non interviene sulle attività esistenti che restano come e dove sono,agendo come credono, con le regole generali esistenti: penalizza drasticamente, e questo è molto grave, gli imprenditori che hanno realizzato un programma di investimenti con finanziamenti pubblici e mutui ipotecari il regolamento impone requisiti che contrastano con quelli richiesti dai bandi pubblici e per questi casi non sono state previste regole transitorie per salvaguardare le iniziative avviate prima ancora della redazione del regolamento.
Non si tratta quindi di chiedere sanatorie ma di considerare situazione oggettive che riguardano il diritto . Bisogna avere il coraggio di riconoscere gli errori ed introdurre le modifiche ad un testo troppo raffazzonato.
- Cosa chiedete con la vostra lettera aperta?
Che i consiglieri comunali prendano provvedimenti affinché il Comune di Bari riconosca le criticità del regolamento , si eviterebbero i ricorsi al TAR che sappiamo già essere in mano agli avvoca ; chiediamo che si convochino con urgenza gli operatori del settore , i loro consulenti tecnici per individuare soluzioni alternative ragionevoli .
Quindi per noi molto bene il pugno di ferro per chi infrange le regole , molto male l’invio degli ispettori che usano il cronometro per sanzionare i ristoratori che operano correttamente ma che indugiano nel “ cacciare “ i clienti che si attardano nel finire di cenare.
Auspichiamo una revisione ragionevole del regolamento comunale che tenga conto delle esigenze di tutti gli attori coinvolti per promuovere la sostenibilità attraverso la responsabilità sociale .Solo così si potrà garantire una convivenza pacifica e una movida notturna che possa essere , anche dal punto di vista dello sviluppo economico , un punto di forza per la città di Bari , intendendo per sviluppo economico l’ interesse generale del territorio e non solo delle casse comunali.
