di Michela Cinquilli
Nei locali attigui alla Chiesa della Vergine Madre della Chiesa, in Via Nova, Pieve a Nievole, venerdì 6 febbraio alle ore 21 si è tenuta una conferenza dal titolo “Questa sera parliamo di …costituzione”, con i relatori Renzo Ciofi, del Centro Studi Sicurezza Urbana e il Magistrato del Tribunale di Pistoia Jacqueline Monica Magi.
L’organizzazione dell’evento è stata curata dalle associazioni, Eventi Via Nova, Centro Studi Sicurezza Urbana e Anna Maria Marino APS, con lo scopo di aiutare a diffondere la bellezza della nostra Carta Costituzionale e valorizzare il ruolo del suffragio universale, diritto ottuenuto da tutte le donne nel 1946. A tal proposito gli organizzatori hanno pensato di approfodire con i due relatori, l’excursus che va dalla Carta di Carnaro al Suffragio Universale e I progressi delle donne dal 1946 al 2025.
Dalla riflessione condivisa nella serata emerge un fatto fondamentale: I diritti non sono mai un punto di arrivo, ma un percorso. È questo il filo conduttore che unisce la riflessione storica sulla Carta del Carnaro, proposta dal professor Ciofi, e l’analisi sul suffragio universale e l’emancipazione femminile dal 1946 a oggi.
Due momenti diversi della storia italiana, ma accomunati da una stessa tensione: costruire una cittadinanza consapevole, inclusiva e fondata sui principi costituzionali. Nel suo intervento, il professor Ciofi ha offerto una sintesi efficace della Carta del Carnaro, la costituzione della Reggenza italiana del Carnaro (1920), composta da 47 articoli. Un testo che, pur nato in un contesto storico e politico complesso, presenta elementi di straordinaria modernità. La Carta delineava una chiara separazione dei poteri e attribuiva grande importanza al potere legislativo, affidato alla Camera dei rappresentanti, competente in materie fondamentali come il diritto penale e civile, la sicurezza, la difesa nazionale e l’istruzione. Proprio quest’ultima assumeva un ruolo centrale: in un Paese in cui l’analfabetismo toccava l’85% della popolazione, l’istruzione era considerata uno strumento essenziale di emancipazione e partecipazione democratica.
Un altro aspetto innovativo riguardava il rapporto tra Stato e autonomie locali. Il Comune veniva riconosciuto come la prima istituzione pubblica, ponendo le basi per una visione decentrata e cooperativa dello Stato. In questo senso, il professor Ciofi ha richiamato il pensiero del sociologo Zygmunt Bauman, sintetizzato nella formula “pensare globalmente e agire localmente”: è a partire dai contesti locali che si possono affrontare le sfide della globalizzazione e delle disuguaglianze contemporanee. La Carta del Carnaro, ha sottolineato Ciofi, non va letta come una verità assoluta, ma come un’esperienza storica che invita a riflettere sul valore dell’impegno civile, sulla responsabilità individuale e sulla tensione costante verso il miglioramento umano, senza mai confondere il progresso con la perfezione.
Accanto a questa riflessione, la Dott.ssa Jacqueline Monica Magi ha ricostruito il percorso che ha portato le donne italiane alla piena cittadinanza politica, a partire dal 1946, anno del suffragio universale. Il 2 giugno 1946, le donne votarono per la prima volta al referendum istituzionale e per l’elezione dell’Assemblea Costituente. Un evento epocale, preceduto dalla partecipazione femminile alla Resistenza, come partigiane, staffette e componenti dei Comitati di Liberazione Nazionale. In un Paese devastato dalla guerra, le donne sostennero anche l’economia e la produzione, sostituendo gli uomini impegnati al fronte.
L’Assemblea Costituente era composta da 556 membri, di cui solo 21 donne, ma il loro contributo fu decisivo. Figure come Nilde Iotti, Lina Merlin, Teresa Noce e Teresa Mattei lasciarono un’impronta profonda nella Costituzione repubblicana, soprattutto sull’articolo 3, che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso.
Quell’uguaglianza, tuttavia, era inizialmente solo formale. La sua realizzazione concreta ha richiesto — e richiede tuttora — decenni di lotte. L’articolo 37, che garantisce la parità salariale e la tutela della maternità, resta ancora oggi solo parzialmente attuato, soprattutto nel settore privato, dove persistono il divario retributivo e il cosiddetto “tetto di cristallo”. Lo stesso vale per l’articolo 51, sulla parità di accesso alle cariche pubbliche e politiche, che ha reso necessarie misure come le quote di genere per garantire una rappresentanza femminile minima.
Il cammino verso l’uguaglianza è stato segnato da tappe fondamentali ma tardive: il nuovo diritto di famiglia del 1975, che ha abolito la potestà maritale e affermato la parità tra coniugi; l’accesso delle donne alla magistratura nel 1963 e alla polizia solo nel 1981; l’ingresso delle donne nelle Forze Armate nel 2000, rendendo l’Italia uno degli ultimi Paesi europei a compiere questo passo.
Questi ritardi dimostrano come la piena attuazione della Costituzione sia ancora un obiettivo incompiuto.
Il messaggio che emerge dai due interventi è chiaro: i diritti non sono acquisizioni definitive. Dalla Carta del Carnaro alla Costituzione repubblicana, dal suffragio universale alle battaglie per la parità di genere, la storia italiana mostra come la democrazia viva di partecipazione, studio e responsabilità.
