Jastimari è un termine di origine siciliana che deriva dal latino blastemiare e che sta ad indicare il carattere arcaico e rituale di antichi riti e leggende: Riccardo Cannella lo utilizza per descrivere, anche con dialoghi che utilizzano il dialetto arbereshe ( a sua volta di origine albanese ) una atmosfera  cupa e drammatica che origina nello spettatore un senso di angoscia e di sospensione in grado di trascinarlo, senza riflettere, addirittura fuori del tempo.

Il film,  che di volta in volta rivela fatti in continua evoluzione, è un thriller il cui momento iniziale è basato sull’inatteso arrivo di un uomo nell’intimo di una famiglia che vive isolata dal tempo e dal mondo all’interno di un misterioso bosco nell’Appennino siciliano, che descrive in maniera realistica la sensazione di paura che prova un bambino all’arrivo di uno sconosciuto, malato di qualcosa di incomprensibile, il quale uscendo dal  bosco attrae la sua attenzione mentre si avvicina alla antica capanna nella quale la sua famiglia abita: un urlo esce dalla gola di Lelé ( il bambino, figlio di Saro e di Teresa e fratello di Angelo ), urlo che viene recepito dal padre il quale imbraccia immediatamente un fucile intimando al bambino, al fratello ed alla moglie di rientrare in casa: segue uno sparo, senza alcun preavviso, e lo sconosciuto è a terra, morto.

Al sopraggiungere di un altro uomo con le sue due figlie si innesca un vero  e proprio sconvolgimento all’interno della famiglia di Saro perché verranno rivelati segreti sempre tenuti nascosti, segreti in grado di sconvolgere l’arcaico equilibrio della famiglia e che porteranno alla luce un passato che i genitori di Lelé, vivendo isolati nel bosco, non hanno mai voluto rivelare ai figli.

La trama del film non è banale, anzi, e tende a simulare i mali del mondo ed i falsi atteggiamenti di chi tali mali conosce e, per interesse personale, li tiene per se, come la strega che anch’essa vive nel bosco ed alla quale Saro si rivolge, forse per chiedere protezione dal male che l’uomo da lui ucciso sembra voler preannunciare: una pandemia?.

Il film è egregiamente interpretato da un rinnovato Giorgio Colangeli che veste i panni dell’uomo che esce dal bosco e da un bravissimo Francesco Foti ( Saro ) oltre che da Rossella Brescia ( la madre di Lelè e di Angelo, i figli ). Ottima la regia ed adeguata la sceneggiatura che si apre con una stupenda carrellata sull’area delle Madonie di Sicilia all’interno della quale il film è ambientato.

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