Dal 20 febbraio al Teatro Sistina di Roma lo spettacolo contro il bullismo ispirato alla vicenda di Andrea Spezzacatena

Debutta per la prima volta a teatro la storia di Andrea Spezzacatena, il quindicenne che nel 2012 si tolse la vita dopo essere stato vittima di bullismo e cyberbullismo.

 

Da venerdì 20 febbraio il Teatro Sistina di Roma ospita, in prima assoluta, il musical “Il ragazzo dai pantaloni rosa, diretto da Massimo Romeo Piparo, che firma l’adattamento teatrale insieme a Roberto Proia, sceneggiatore dell’omonimo film prodotto da Eagle Pictures e Weekend Films.

 

Lo spettacolo adotta la forma del juke-box musical e costruisce il racconto attraverso una selezione di brani del pop-rock italiano, utilizzati come elementi narrativi. In scaletta figura “Canta ancora” di Arisa, brano reso famoso dalla pellicola e premiato ai Nastri d’Argento, affiancato da altri successi arrangiati dal maestro Emanuele Friello, che cura anche la direzione musicale e guida l’orchestra dal vivo.

 

La messa in scena riprende l’impostazione narrativa della versione cinematografica e affida alla musica il compito di accompagnare e sostenere una vicenda delicata. Il progetto rappresenta uno dei primi esempi di juke-box musical interamente italiano, realizzato attraverso un attento lavoro di acquisizione dei diritti di ri-esecuzione dei brani.

 

Nel ruolo di Andrea torna Samuele Carrino, già protagonista del film. Accanto a lui Rossella Brescia interpreta la madre, mentre Christian Roberto dà voce ad Andrea adulto, narratore della storia. Completano il cast Sara Ciocca, Donato Altomare, Matteo Volpotti, Tommaso Pieropan e Michele Mula.

 

Rossella Brescia interpreta la madre di Andrea Spezzacatena (ph. Fabio Lovino)

Il musical prende spunto dal lungometraggio, uscito nelle sale nel 2024, tratto dal libro di Teresa Manes, madre di Andrea. L’opera è stata al centro di un più ampio percorso di sensibilizzazione sul tema, che ha incluso incontri nelle scuole e iniziative sociali.

 

Il caso Spezzacatena ha rappresentato uno spartiacque nel modo di parlare di bullismo in Italia. Non più fenomeno marginale o confinato all’infanzia, ma espressione di una cultura del giudizio rapido, della derisione come strumento di appartenenza al gruppo, della difficoltà crescente nel riconoscere e rispettare l’individualità. Andrea è diventato, suo malgrado, il volto di una generazione esposta a una pressione identitaria continua, in cui la differenza viene spesso trasformata in colpa.

 

È da questa consapevolezza che nasce la scelta di portare la storia a teatro. Non una semplice trasposizione scenica, ma un’operazione culturale mirata. Usare il linguaggio dello spettacolo per restituire complessità a una storia troppo spesso ridotta a fatto di cronaca.

 

Massimo Romeo Piparo, regista del musical: “Il valore più grande che ha il teatro è fare da specchio alla società” (ph. Iwan Palombi)

Massimo Romeo Piparo rivendica questa funzione civile del palcoscenico. “Spesso il lavoro di noi creativi e comunicatori si scontra con l’aderenza alla realtà che ci circonda. Ma il valore più grande che ha il teatro è quello di fare da specchio alla società per far riflettere le spettatrici e gli spettatori nelle loro virtù e debolezze”.

 

Il regista definisce il progetto un passaggio centrale del proprio percorso artistico. “Il ragazzo dai pantaloni rosa – sottolinea – diventa per me una pietra miliare, non solo una tappa di un percorso bensì l’approdo a una forma di creatività tout court, che mi ha spinto a immaginare un intero spettacolo partendo da una forma di racconto totalmente diversa e lontana dal musical, come il film, per approdare a un esempio di vero e proprio juke-box musical”.

 

La musica popolare diventa così uno strumento che consente di raccontare la vicenda senza cedere alla spettacolarizzazione del dolore. L’attenzione viene spostata dal singolo evento tragico alle dinamiche che lo hanno preceduto: il bisogno di appartenenza, la costruzione dell’identità in adolescenza, i meccanismi di esclusione che alimentano il bullismo.

 

In questa prospettiva si inserisce anche la decisione di riportare il quindicenne in scena come narratore adulto. “Ho voluto riportare idealmente Andrea ‘tra noi’ nella veste di narratore, una sorta di ‘voce del pensiero’ tipo ‘se oggi fossi ancora qui…”. Un modo per ricordare Andrea Spezzacatena non solo come vittima, ma una riflessione aperta sulla nostra capacità di convivere con le differenze.

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