Attualmente, per quanto risulta dalle informazioni disponibili, la pietra leccese, il tufo salentino e le pratiche tradizionali della loro lavorazione non risultano ancora inseriti nell’Inventario regionale del Patrimonio Culturale Immateriale della Puglia. Si tratta di un sapere che definisce in modo profondo il paesaggio urbano del Salento e che continua a vivere in un equilibrio tra la conservazione delle tecniche storiche e l’evoluzione verso nuove forme artistiche.
Nel Salento la pietra non è soltanto un materiale da costruzione: è anche un vero e proprio linguaggio estetico. La lavorazione del tufo salentino e della pietra leccese, pratiche dell’edilizia tradizionale e di una cultura artigianale, da secoli trasforma un blocco grezzo in architettura e in ornamenti che esprimono l’identità del territorio. Il Barocco leccese ne è l’esempio più evidente: facciate “ricamate”, capitelli, cornici e bassorilievi dove la luce mette in risalto pieni e vuoti con un effetto scenografico unico.
La pietra leccese, facile da lavorare con utensili manuali, è una calcarenite di origine marina, tenera e duttile. Il suo colore varia dal bianco al giallo paglierino e contribuisce alla luminosità calda dei centri storici del territorio leccese. Dopo la posa in opera, esposta all’aria, tende a indurirsi progressivamente, diventando più resistente nel tempo. Il carparo, invece, è un materiale più duro e poroso, dalle tonalità bruno-rossastre: viene impiegato più spesso nelle parti strutturali, nelle murature esterne e nelle zone maggiormente esposte, dove occorre una resistenza superiore agli agenti atmosferici.
Intorno a tali materiali abbiamo vari mestieri distinti ma complementari come quello del cavatore, che estrae i conci dalla cava, spesso sotterranea, selezionando e distaccando i blocchi con tecniche tradizionali basate su picconi e cunei. Lo scalpellino (scarpellinu) interviene successivamente sulla pietra con il martello, gli scalpelli e le gradine realizzando prima i volumi e successivamente i dettagli e le decorazioni, passando da utensili più “grossi” a strumenti sempre più fini. Una figura ibrida tra l’artigiano e l’artista, la precisione tecnica si aggiunge alla sensibilità per le proporzioni, le forme e le profondità sulle superfici.
Le fasi della lavorazione, in genere, comprendono l’estrazione, la sgrossatura, cioè la rimozione del materiale in eccesso per ottenere una forma di base. Segue la modellazione vera e propria: la gradine è utile per “tirare fuori” estrarre dalla pietra i volumi principali, mentre gli utensili più minuti consentono la realizzazione degli elementi ornamentali e dei dettagli. L’ultima fase è la rifinitura, che può includere la levigatura e la pulitura dei segni degli attrezzi con abrasivi o con strumenti dentati (i graffi). Talvolta i segni restano volutamente visibili, una traccia della manualità per dichiarare l’origine artigianale del manufatto.
Un capitolo a parte, dotato del suo fascino, riguarda la costruzione delle volte, tipica dell’edilizia salentina. Il maestro della volta (capomastro), domina geometrie e incastri quando i conci vengono posati in modo progressivo e “ncugnati”, cioè incastrati con precisione l’uno nell’altro, in modo da distribuire i carichi e garantire la stabilità della costruzione. La tenuta viene completata con malte tradizionali a base di calce (spesso con cocciopesto) e con piccoli accorgimenti di cantiere, per assicurare una chiusura solida e duratura.
La tradizione continua anche nel restauro quando occorre intervenire sui tufi e sulla pietra leccese in quanto sono richieste competenze specifiche, si tratta infatti di materiali relativamente teneri e sensibili al degrado. Pertanto occorrono tecniche e prodotti compatibili, con consolidamenti mirati per rinforzare la materia senza alterarne l’aspetto, il colore o la “lettura” storica della superficie.
Pertanto i saperi artigianali del Salento, presenti nella lavorazione del tufo salentino e della pietra leccese, sono l’espressione di una tradizione basata su tecniche manuali tramandate di generazione in generazione e su mestieri che richiedono arte e maestria edile.
Sul piano UNESCO, la lavorazione del tufo salentino e della pietra leccese non risulta tra gli elementi iscritti dall’Italia nelle Liste del Patrimonio Culturale Immateriale: per l’Italia, tra gli elementi presenti figurano ad esempio “Manual bell ringing” e “Art of dry stone construction, knowledge and techniques”, che non coincidono con la scultura/lavorazione della pietra leccese.
Tuttavia esistono le schede di catalogazione/documentazione (ICCD/PACI e Catalogo generale) sulla lavorazione della pietra in Italia e anche sulla pietra leccese che documentano la pratica e sono pubblicate su PACI / Catalogo generale. Si tratta di una catalogazione/inventariazione, non di un “riconoscimento” con iscrizione UNESCO, come avviene invece per singoli manufatti in pietra leccese.
In Puglia è stato istituito l’Inventario regionale del Patrimonio Culturale Immateriale (con DGR n. 510/2025) che include anche l’ambito “saperi e pratiche” nel quale possono rientrare le lavorazioni artigianali/tradizionali.
La Regione Puglia, attraverso il Dipartimento Cultura e Turismo, ha riaperto la procedura per inserire nuove proposte nell’Inventario regionale del Patrimonio Culturale Immateriale pugliese. Con l’Atto Dirigenziale n. 16 del 30 gennaio 2026, la Sezione Tutela e Valorizzazione dei Patrimoni Culturali ha definito gli indirizzi operativi per il popolamento dell’Inventario, che era stato formalmente istituito nel 2025. L’Inventario è organizzato secondo le cinque macro-sezioni previste dall’UNESCO: tradizioni ed espressioni orali, arti dello spettacolo, consuetudini sociali e riti, saperi legati alla natura, artigianato tradizionale.
Le candidature possono essere presentate dal 2 febbraio al 30 giugno; per dettagli su requisiti e modalità di invio è necessario consultare l’Avviso (Avviso).
Anche un Comune o un’area (es. Lecce, Galatina, etc.) e una comunità o associazione possono “proporre” la candidatura (artigiani, bottegai, una confraternita, ecc.).
L’Inventario sarà consultabile su CartApulia, mentre i materiali audiovisivi e documentali confluiranno nella Puglia Digital Library.
