Lo scorso 6 febbraio hanno avuto ufficialmente inizio le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, una potente struttura messa in piedi per far rivivere l’anima olimpica e, in particolar modo in questo periodo agitato, infondere speranza ai popoli di tutto il mondo, sulla base dello spirito olimpico, che vedono la pace in grande pericolo. Il nome “ Giochi olimpici “ è stato scelto per ricordare i Giochi Olimpici Antichi che si tenevano nell’Antica Grecia in onore degli dei presso la città di Olimpia nel corso dei quali si sfidavano i migliori atleti greci ma soprattutto perché nel corso dello svolgimento dei giochi venivano unanimemente sospese tutte le guerre; atteggiamento che tutti fortemente desideriamo che si ripeta. I primi giochi olimpici si svolsero nel 776 a. C. a Olimpia, in Grecia.
Il vasto territorio, che interessa quelli di Milano Cortina 2026 comprende Lombardia, Veneto, Trentino e Alto Adige ed ospita non soltanto le strutture sportive destinate a dare corpo ai Giochi ma anche una serie di strutture di servizio per gli atleti, i tecnici, gli accompagnatori; i siti principali includono Milano (cerimonia d’apertura a San Siro, ghiaccio), Cortina d’Ampezzo (sci alpino, bob, curling), Bormio (sci), Livigno (snowboard, freestyle), Val di Fiemme (nordico) e Anterselva (biathlon). La cerimonia di chiusura si terrà a Verona.
Particolare cura è in atto da aprte degli organizzatori per quella che può definirsi la “ sopravvivenza gastronomica “ di tutti gli addetti alla manifestazione: chef, cuochi, pasticcieri e chi più ne vuole più ne metta che si dedicano con immenso amore a “ coccolare “ gli atleti nei periodi di pausa dai loro impegni in campo o sulla neve attraverso la preparazione di ricette assolutamente particolari che si rifanno alla cultura gastronomica dei luoghi di residenza ma anche a quella dei singoli paesi d’origine; certo, l’area interessata dalle strutture, Lombardia, Veneto, Trentino e Alto Adige non ha nulla da invidiare a nessuno per quanto inerente la gastronomia e la enogastronomia, con pietanze e vini di rilevanza internazionale dei quali gli addetti ai giochi danno prova di assoluto gradimento.
Tra i vini più graditi, tuttavia, ce n’è uno non di origini “ nordiste “, ma laziali, di una casa nei pressi della Capitale, in Agro Pontino, denominato Anthium 2025, autoctono da uva 100% Bellone che è ricompreso tra le 26 etichette selezionate per la Carta dei Vini di MUSA, l’Hospitality House allestita presso Casa Italia (Triennale di Milano, Galleria Farsetti a Cortina d’Ampezzo e Aquagranda a Livigno). E’ un vino bianco fermo di alta qualità, prodotto dalla cantina Casale del Giglio, che rappresenta una valorizzazione del vitigno autoctono Bellone (spesso chiamato localmente Cacchione), un’uva di origini antiche, già nota in epoca romana e diffusa tra i Castelli Romani e la costa di Anzio-Nettuno che dà lustro alla casa produttrice che raggiunge in tal modo un traguardo particolarmente significativo della quale è certamente orgogliosa.
