di Maria Pia Latorre

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono, fate tacere il cane”, partono le note dell’elegia funebre di Wystan Auden; e così Bari si è fermata, oggi, a piangere uno dei suoi figli più determinati, più puri e talentuosi.

Incrocino gli aeroplani lassù e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto, allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni, i vigili si mettano i guanti di tela nera”.

Sia onore ad un uomo che è stato fedele al proprio genio, coerente alle proprie idee e alle proprie scelte fino alla fine.

Muto è il cielo in questo momento, poiché sta passando un angelo di rara luce.

Non servono più le stelle: spegnetele anche tutte; imballate la luna, smontate pure il sole”, caro Rino, come dirti il vuoto?

Fermento propulsivo della realtà culturale barese sin dagli anni Sessanta, insieme ad altri nomi che hanno fatto la storia della città in ambito teatrale, radiofonico, civile e culturale.

Il gruppetto dei rompiscatole meridionalisti tentò di accreditare il metodo critico, dovunque era possibile organizzare la cultura, fuori e dentro i partiti, di strappare le istituzioni dal sonno, in cui erano cadute, coinvolgendole in progetti concreti ed utili alla collettività”, scrive Vittore Fiore. E in quel “gruppetto” si annoverano da Vito Maurogiovanni a Vittorio Bodini, da Oreste Macrì a Rocco Scotellaro, da Pasquale Villani a Ernesto De Martino, da Tommaso Fiore a Michele Campione, da Raffaele Spizzico a Eugenio D’Attoma, ma a citare nomi certamente si sta facendo torto a taluni.

Rino Bizzarro ha vissuto un’intera esistenza carica di arte, ha dato tutto di sé al teatro e alla poesia, un amore assoluto spartito amorevolmente con la sua compagna di vita, un amore che come tutti i veri grandi amori è stato fatto anche di scelte difficili e dolorose, come quella da lui stesso più volte ricordata di essere ritornato a Bari, dopo le esperienze teatrali di Roma e Milano, per creare proprio qui, nella sua terra, una realtà culturale nuova e vitale.

Anche la scelta del luogo è stata una sfida: il quartiere Libertà, territorio per sua natura difficile e ricco di luci ed ombre.

Ebbene Rino si è rimboccato le maniche ed è andato avanti come un treno, schiena dritta e grandi idee in tasca, fondando nel 2002 il Teatro l’Eccezione, con ricche stagioni artistiche e palinsesti degni di nota, che si sono susseguiti per ben 23 anni, e ospitando attori, studiosi, poeti, personalità del mondo dello spettacolo e della cultura.

Lui, da perfetto padrone di casa, accogliente, sobrio e scrupoloso, ha sempre messo a disposizione degli ospiti spazi, cura e brillantezza.

Di quest’uomo, che per molti è stato mentore e scopritore, porteremo con noi la straordinaria delicatezza, l’acutezza e finezza di  pensiero insieme all’immagine di una sciarpa bianca portata con disinvolta eleganza e di una sottile figura tesa verso il palcoscenico del suo Teatro.

Si aprano i più bei sipari lassù per Rino, quelli della gioia e dell’eternità, e che la sua città non dimentichi questo suo figlio tanto amato.

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