Con una recente sentenza la Suprema  Corte di Cassazione ha rimesso in gioco la possibilità di ottenete dei risarcimenti in conseguenza delle problematiche insorte intorno alla vicenda ex Ilva di Taranto: una decisione che riaccende le speranze di decine di ex dipendenti e per l’ente previdenziale dopo anni di contenzioso. I giudici hanno annullato in parte una sentenza della Corte d’Appello di Lecce  secondo la quale il giudice deve limitarsi a verificare l’esistenza di un reato senza procedere autonomamente a valutare se i fatti abbiano provocato un danno risarcibile, come accaduto per  decine di ex lavoratori della Nuova Siet e dall’INPS.

La vicenda: cosa è successo e cosa cambia – La controversia nasce dal passaggio di attività tra la società Nuova Siet e Ilva e dalla successiva riassunzione di una parte dei lavoratori con condizioni economiche e contrattuali differenti rispetto a quelle precedenti: da questa situazione ha preso avvio un lungo contenzioso giudiziario che, negli anni, ha coinvolto decine di ex dipendenti e l’INPS, chiamato in causa anche per i profili contributivi e previdenziali.

Sul piano penale, i reati ipotizzati sono stati dichiarati prescritti. Il procedimento è quindi proseguito davanti al giudice civile, chiamato a stabilire se i lavoratori avessero comunque diritto a un risarcimento per i danni economici e contributivi subiti.

La Corte d’Appello di Lecce aveva inizialmente respinto gran parte delle richieste, ritenendo in alcuni casi insussistenti i presupposti giuridici e in altri dichiarando i ricorsi inammissibili per motivi procedurali.

Con la recente decisione, però, la Corte di Cassazione ha parzialmente annullato quella sentenza e disposto un nuovo esame delle domande ed ha accolto numerosi ricorsi presentati dai lavoratori e dall’INPS, riaprendo così diverse posizioni che dovranno essere riesaminate. Restano escluse solo alcune pratiche dichiarate inammissibili.

«Questa decisione rappresenta una svolta e rappresenta un passaggio significativo per decine di ex dipendenti coinvolti nella lunga vicenda industriale e giudiziaria legata allo stabilimento siderurgico di Taranto – sottolinea l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e componente del collegio legale unitamente agli Avv.ti Simona Scarpati e Giovanni Gentile, e dal compianto collega Pietro Dalena – perché riaccende la speranza del riconoscimento dei propri diritti. È un passaggio che riporta al centro le persone, dopo anni di attese e rinvii. Sarà ora la Corte d’Appello di Lecce, in nuova composizione, a riesaminare l’intera vicenda alla luce dei principi indicati dalla Cassazione».

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