Referendum giustizia: cosa cambia votando il 22 e il 23 marzo 2026

Fino ad oggi

Fino ad oggi esiste un solo concorso per magistrati. Solo dopo il concorso e il praticantato, il magistrato decide se esercitare nel ruolo di magistrato giudicante, ossia giudice, o magistrato requirente, ossia pubblico ministero. Inoltre, anche se non avviene di frequente, il magistrato può decidere di cambiare ruolo nel corso della sua carriera. Sia magistrati requirenti che magistrati giudicanti vengono supervisionati da un solo Consiglio Superiore della Magistratura, ossia il CSM. Il CSM provvede a gestire assunzioni, assegnazioni e trasferimenti, promozioni, nomine degli incarichi direttivi e provvedimenti disciplinari, come sanzioni, sospensioni o radiazioni di coloro che commettono mancanze nell’esercizio delle loro funzioni o attuano comportamenti non adeguati al di fuori dal servizio.

Il motivo del referendum

Trattandosi di una proposta di modifica costituzionale, il parere parlamentare positivo avrebbe dovuto superare i due terzi dei voti. Non essendosi verificato, per legge la parola passa alla cittadinanza per l’approvazione o il respingimento. Siamo tutti chiamati alle urne nelle date del 22 e 23 marzo 2026. Ad oggi sembra che il quesito sia uno soltanto: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?».

Da “domani”

Se passa il sì, avviene la separazione delle carriere. Il magistrato dovrà scegliere se diventare giudice o pubblico ministero prima del praticantato e questa decisione sarà definitiva per tutta la sua carriera lavorativa. Si evince dalla proposta di legge che siano previsti addirittura due concorsi separati. Viene richiesto al magistrato di mantenere l’imparzialità in entrambi i ruoli ma il giudice non condivide più esperienze e spazi con i pubblici ministeri e tende psicologicamente a fidarsi di essi tanto quanto degli avvocati della difesa anziché avere un rapporto maggiore coi primi, come in passato. La terzietà del giudice dovrebbe dunque aumentare e la difesa dovrebbe smettere di essere in svantaggio. Altro punto saliente rimane il Consiglio Superiore della Magistratura – CSM – che non è più uno ma viene suddiviso in tre organi.

I tre CSM

Il Consiglio Superiore della Magistratura non è più uno: viene suddiviso in Consiglio Superiore della Magistratura requirente, Consiglio Superiore della Magistratura giudicante e Alta Corte. I due Consigli Superiori della Magistratura proseguono a provvedere a gestire assunzioni, assegnazioni e trasferimenti, promozioni e nomine degli incarichi direttivi mentre l’Alta Corte avrà l’onere di effettuare provvedimenti disciplinari, come sanzioni, sospensioni o radiazioni di coloro che commettono mancanze nell’esercizio delle loro funzioni o attuano comportamenti non adeguati al di fuori dal servizio. La funzione dell’Alta Corte sarà anche quella di monitorare i due Consigli Superiori della Magistratura, essa funzionerà come Tribunale esterno e indipendente.

I vertici dei Consigli Superiori della Magistratura e dell’Alta Corte

Mentre adesso il CSM è presieduto dal Presidente della Repubblica affiancato dal Primo Presidente della Corte di Cassazione e dal Procuratore Generale della Corte di Cassazione, se passa la legge il CSM giudicante sarà presieduto dal Presidente della Repubblica affiancato dal Primo Presidente della Corte di Cassazione mentre il CSM requirente sarà presieduto dal Presidente della Repubblica affiancato dal Procuratore Generale della Corte di Cassazione. Questo scorporamento fa sì che i membri di ciascun CSM siano 32 e non più 33. Il Presidente della Repubblica ha un ruolo istituzionale e non segue i lavori quotidiani del CSM. Ogni CSM elegge al proprio interno un Vicepresidente per dirigere le riunioni.

La composizione dei Consigli Superiori della Magistratura

Ciascun CSM sarà ancora composto da 2/3 di magistrati e 1/3 di membri eletti dal Parlamento, detti laici. Questo non cambia. Quel che cambia è che non ci saranno più le elezioni, ci sarà un sorteggio per i magistrati all’interno di una lista composta dai magistrati che sono disponibili e ci sarà un altro sorteggio per i laici all’interno di una lista composta da avvocati e professori nominati dai parlamentari. Lo scopo dei sorteggi al posto delle elezioni è quello di spoliticizzare gli incarichi: il magistrato deve dimostrare imparzialità e ancor più la deve dimostrare ogni membro del CSM; in passato sono stati eletti membri appartenenti a correnti, ossia a partiti interni ai magistrati e si vuole impedire che ciò ricapiti.

La composizione dell’Alta Corte

L’Alta Corte sarà composta da 15 membri. Tre saranno i professori universitari o gli avvocati con almeno 20 anni di esperienza nominati dal Presidente della Repubblica. Tre saranno i professori universitari o gli avvocati con almeno 20 anni di esperienza estratti a sorte dall’elenco di possibile nomine parlamentari. Sei saranno i magistrati giudicanti con almeno 20 anni di servizio e funzioni di cassazione estratti a sorte tra i magistrati giudicanti. Tre saranno i magistrati requirenti con almeno 20 anni di servizio e funzioni di cassazione estratti a sorte tra i magistrati requirenti.

Infondatezza delle critiche

Ovviamente ciascun organo mantiene la sua indipendenza, come è previsto anche dalla legge. Alcuni oppositori temono che invece il Consiglio della magistratura requirente, ossia quello dei pubblici ministeri, finirebbe per essere alle dipendenze dell’esecutivo, cioè del Governo, perdendo l’indipendenza, come in Francia ed in altri Stati. Queste critiche sono infondate perché il CSM requirente non sarebbe un ufficio del Ministero della Giustizia, ma un organo di rilievo costituzionale esattamente come il CSM attuale. Manterrebbe autonomia sulle proprie mansioni, esattamente come in passato, tolte quelle che passano all’Alta corte. Manterrebbe la quota di 2/3 di magistrati e non di politici e ciò bloccherebbe il controllo dell’esecutivo. Inoltre la Presidenza del Capo dello Stato come garante massimo serve proprio a schermare il CSM dalle pressioni della maggioranza di Governo di turno. 

Futuro

Gli oppositori temono che, una volta creato il Consiglio Superiore della Magistratura requirente, separato da quello giudicante, per una futura maggioranza politica sarebbe molto più facile cambiare una legge ordinaria per sottoporre tale organo al controllo del Ministero. Ciò nonostante si tratta solo di speculazioni perché anche in quel caso si tratterebbe di un cambiamento di legge costituzionale e l’iter non sarebbe facile né veloce perché bisognerebbe ancora una volta ottenere i due terzi dei voti parlamentari ed in mancanza di essi bisognerebbe fare un ulteriore referendum. La sensazione è quella di stare assistendo ad un eccessivo polverone attorno a una normale proposta di efficientamento degli organi di monitoraggio della magistratura. Certo è che votare sì significa triplicare gli organi e i membri di controllo e quindi può essere una buona occasione anche per snellire e di conseguenza velocizzare gli iter giuridici italiani, storicamente lenti.

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