Protezione non come muro, ma come ponte. Le voci che restano, i gesti che non fanno rumore
Dall’orizzonte alla presenza, la parola guida di questa settimana attraversa la cura, la memoria e la responsabilità verso la fragilità nei cerchi della scrittura condivisa.
Dopo l’orizzonte, che apriva lo sguardo verso ciò che ancora non è, la parola guida torna a una dimensione più vicina.
Protezione non come barriera, ma come presenza. Proteggere non significa impedire il dolore. Significa non lasciare soli.
Dentro i cerchi della protezione
Cerchio 1
Nel primo cerchio la protezione prende forma concreta, diventa corpo, memoria, relazione.
Mariangela Potì affida ai figli del mondo una protezione totale, fatta di fiducia donata, forza offerta quando l’altro è esausto, fede che diventa casa.
Antonella Polenta trasforma la protezione in augurio, luce e accompagnamento lungo i sentieri dell’esistenza.
Nisida Bortone Frainetti racconta una protezione che diventa gesto concreto, corsa contro il tempo, decisione, una vita sollevata dalla perdita possibile.
Elisabetta Fioritti attraversa la memoria dei genitori come luogo originario della protezione e, nella loro assenza, apre alla responsabilità verso se stessi e verso gli altri.
Maria Emilia Mari porta la protezione sul piano etico e collettivo, come diritto negato e richiesta di responsabilità.
Francesca Ulisse sillaba la parola fino a trasformarla in carezza, promessa, preghiera che accompagna lungo la via.
Qui la protezione è presenza attiva, gesto, memoria, responsabilità.
In allegato i testi integrali
Cerchio 2
Nel secondo cerchio la protezione non è sempre data. A volte viene negata, a volte diventa scelta.
Giuseppe D’Anna racconta una protezione che è resistenza accanto al dolore dell’altro, fedeltà che non arretra, lotta silenziosa contro la tristezza.
Joseph Zurlo porta la protezione nel luogo in cui manca, nello sguardo distolto, nell’indifferenza che separa, nella consapevolezza che anche il non agire è responsabilità.
Qui proteggere significa riconoscere la propria presenza come scelta, imparare a non voltarsi, restare.
In allegato i testi integrali
Cerchio 3
Il cerchio del silenzio
Resta il cerchio della pausa, il tempo necessario alla parola per maturare.
Maria Antonietta Caracciolo
Lucia Santucci
Paola Maria Belilacqua
Il loro silenzio non è assenza, ma spazio.Anche questo è protezione, non forzare, lasciare che la scrittura arrivi
quando è pronta.
Proteggere è restare
La protezione non è un luogo sicuro. È una relazione. È tempo dato, ascolto, continuità. Non sempre salva, ma sempre accompagna.
In una settimana in cui la fragilità diventa visibile, la parola si lega alla cura, alla responsabilità reciproca, alla scelta di non voltarsi.
Scrivere diventa un modo per restare.
Verso la prossima parola
La prossima settimana la scrittura attraverserà la Gentilezza, in relazione alla Giornata Internazionale del 17 febbraio.
Non come gesto formale, ma come scelta consapevole di relazione, come attenzione che riconosce senza invadere, come misura che orienta lo stare insieme.
Dopo la protezione, intesa come presenza e responsabilità, la gentilezza diventa il gesto che accompagna senza trattenere.
Una forza silenziosa che non difende, ma apre.
Nota editoriale
La consegna dei testi è fissata per martedì 17 febbraio.
# Spiegazione della traccia – Parola guida: Gentilezza
La parola guida Gentilezza non va intesa come educazione formale, cortesia sociale o gesto superficiale.
La traccia chiede di esplorare la gentilezza come “posizione etica nella relazione”, come modo di guardare e di stare accanto all’altro.
Non si tratta di raccontare “un atto gentile”, ma di interrogare cosa significa essere gentili quando:
* l’altro è fragile
* la relazione è difficile
* il conflitto è presente
* il silenzio pesa
* la distanza è inevitabile
La gentilezza può emergere come:
* ascolto che non interrompe
* parola che non ferisce
* scelta di non giudicare
* attesa del tempo dell’altro
* rinuncia all’ultima parola
* gesto minimo che cambia una relazione
Può essere raccontata anche nella sua mancanza, nella fatica di praticarla, nella consapevolezza di non esserlo stati.
Sono possibili approcci:
* narrativi (una scena, un incontro, un ricordo)
* poetici (immagini, simboli, gesti)
* riflessivi (consapevolezza, passaggio interiore)
Non è necessario nominare la parola “gentilezza”.
È sufficiente che il testo la renda “esperienza”.
Si invita a evitare:
* definizioni teoriche
* moralismi
* esempi didascalici
La traccia privilegia situazioni concrete, relazioni, scelte, piccoli spostamenti interiori.
I testi dovranno essere inediti e non condivisi pubblicamente in precedenza, né su piattaforme digitali né in pubblicazioni cartacee.
La collocazione nei cerchi avverrà in base alla modalità con cui il testo attraversa la parola guida:
direttamente, indirettamente o come tensione.
La scrittura non protegge dal mondo, ma permette di attraversarlo senza indurirsi.
È uno spazio in cui la fragilità non viene nascosta, ma abitata. Un luogo in cui la gentilezza diventa forma, ritmo, respiro condiviso. Per questo continuiamo a scrivere. Non per dire, ma per restare.
Versi e Racconti della Settimana –Rubrica a cura di Marilù Murra per il Corriere di Puglia e Lucania, in collaborazione con ANIM
