Un ritratto comico e musicale su Roma e Napoli all’inizio del secolo, al Teatro Auditorium Due Pini
“Preferisco il Novecento”, che andrà in scena il prossimo 21 febbraio al Teatro Auditorium Due Pini di Roma, testo e regia di Angela Ricci, nasce all’insegna di una precisa ricerca di atmosfere e di stati d’animo.
E’ un originale mash-up, contaminazione, di musica, canto, ballo e parola, che offre un ritratto organico della vita civile e collettiva di Roma e di Napoli all’alba del Novecento.
La struttura dello spettacolo alterna ritratti comici e scenette d’epoca a sketch originali, alcuni dei quali con chiari rimandi al presente e riflessioni sui comportamenti e le dinamiche della società contemporanea.
L’impianto scenico ricostruisce, grazie a immagini, suoni e coreografie, l’atmosfera dei café-chantant, quei locali in cui melodie di grande diffusione e convivialità raccontavano la vita quotidiana.
Il repertorio musicale comprende motivi d’epoca e brani leggeri tipici di quel tempo, accompagnati da coreografie ispirate ai balli e alle performance di quegli anni.
Un omaggio a Petrolini, Trilussa e alle atmosfere dei café-chantant all’inizio del secolo scorso (ph. A.R.)
Il team artistico dello spettacolo comprende Giancarlo Paccapelo alla chitarra e negli arrangiamenti, Marcello Piccioni all’organetto, Marco Massimiliani al sax e nella composizione musicale, Maria Laura Satta alla voce e Silvia Cantone nel ballo e nelle coreografie, mentre Carla Di Donato e Sabrina Scavo firmano le coreografie complessive e Jacopo Ierfone cura audio e luci.
Non mancano omaggi alle figure di Petrolini, uno dei più importanti artisti del teatro italiano dei primi decenni del secolo scorso, e di Trilussa, poeta e scrittore in dialetto romanesco. Entrambi hanno affrontato temi sociali e politici con un linguaggio amaro e ironico.
“Preferisco il Novecento” non si limita a raccontare un’epoca, ma invita il pubblico a osservare quel periodo da prospettive diverse. Quelle dei suoi protagonisti, delle piccole cose di ogni giorno, degli spazi di aggregazione urbana, che funzionavano come luoghi di socializzazione ritualizzata.
Contesti in cui gesti apparentemente banali, abitudini, non erano solo dimensione ludica, ma una parentesi per riflettere sulla società. Ambiti dove si manifestano norme, valori e tensioni del tempo, dove la cultura popolare e le espressioni artistiche erano strumenti per costruire l’identità di gruppo e la memoria di una comunità.
Attenzione, però! Tutto questo in un’esperienza scenica di serena leggerezza, in cui si ride e ci si diverte molto. Senza pensieri, insomma! O quasi.
