di Alessio Grazietti

Costituito anche a Cagliari il Comitato per un Giusto SÌ, che si riconosce nel manifesto del comitato nazionale costituito lo scorso gennaio, in cui figurano tra gli altri Paola Binetti, Maurizio Sacconi, l’ex presidente della consulta Antonio Baldassarri e il presidente dei giuristi cattolici Vincenzo Bassi. L’obiettivo dichiarato è quello di promuovere un confronto serio e non ideologico sui contenuti della riforma costituzionale, superando contrapposizioni da opposte tifoserie e favorendo un dibattito informato.

A fondare il Comitato sono Alessio Grazietti, Stefania Loi, Adriano Picciau, Carlo Soggiu, Piero Pirosu, che intendono contribuire ad informare sui contenuti della riforma anche attraverso iniziative pubbliche e momenti di approfondimento, volti a stimolare la partecipazione al referendum, aiutando nel contempo i cittadini a comprenderne le motivazioni, favorendo una scelta consapevole.

Al centro dell’impegno del Comitato c’è la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, che sarà sottoposta a referendum. Secondo i promotori, si tratta di un passaggio cruciale per rafforzare la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario. Attraverso il voto, al di là delle polemiche e delle semplificazioni, si è chiamati ad esprimersi sull’impianto complessivo della riforma, fondato su due pilastri principali.

Il primo riguarda la distinzione netta delle funzioni tra chi accusa e chi giudica. Già con il Codice di procedura penale del 1988, che ha introdotto il processo accusatorio, era stato stabilito che pubblico ministero e difesa dovessero trovarsi sullo stesso piano, mentre il giudice dovesse mantenere una posizione di terzietà e imparzialità. Tuttavia, secondo il Comitato, questo principio è rimasto in larga parte inattuato. La riforma mira a colmare tale lacuna, chiarendo la separazione delle funzioni senza dividere l’ordine giudiziario, con l’obiettivo di rafforzare l’autorevolezza e l’imparzialità del giudice.
Il secondo pilastro riguarda il governo autonomo della magistratura. La riforma prevede l’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, uno per i magistrati giudicanti e uno per quelli inquirenti, a rafforzare ulteriormente la separazione delle carriere. Il provvedimento inoltre prevede il superamento del sistema elettivo a favore del sorteggio dei componenti dei due CSM.

Altro effetto, non secondario, di tale novità sarà quello di ridurre drasticamente il peso delle correnti e delle logiche di appartenenza che, nel tempo, hanno inciso su carriere, incarichi direttivi e procedimenti disciplinari. In questo contesto si colloca anche la proposta di un’Alta Corte disciplinare indipendente, pensata per responsabilizzare maggiormente il sistema, arginando fenomeni quali quelli indicati dai dati sulle ingiuste detenzioni e sui risarcimenti milionari a carico dello Stato, cui non corrisponde un adeguato numero di provvedimenti censori nei confronti dei magistrati responsabili.

Secondo il Comitato per il Giusto SÌ, sostenere la riforma significa aspirare ad una giustizia più credibile, equilibrata e giusta, nell’interesse dei cittadini e dello Stato di diritto.

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