La riunione della direzione nazionale di Fdi riunita ieri, non poteva non essere incentrata sul referendum sulla giustizia, anche alla luce della incredibili e scomposte frasi di Nicola Gratteri, uno dei frontman del no, che in questo caso ha certamente fatto un incredibile autogol. Il procuratore di Napoli, infatti, in un’ intervista ha definito dei poco di buono quelli che voteranno si al referendum, ribadendo un concetto gia espresso qualche giorno prima da Roberto Saviano, che aveva senza pudore affermato che votando si alla riforma si indeboliva la lotta alla mafia. Ecco allora che la direzione nazionale di Fratelli d’Italia, non ci gira intorno e così a cinque settimane dalla sfida referendaria carica i “suoi” e indica la rotta da seguire. Sara un mese di campagna ventre a terra, anche se qualsiasi risultato dovesse uscire dalla consultazione, non ci sarebbe alcun contraccolpo per il governo. Giorgia Meloni, impegnata a giocare un ruolo da protagonista in Europa, smontando a poco a poco l’asse pluridecennale che regge il potere, quello franco tedesco, per farne prevalere un italo tedesco con il cancelliere Merz. Ed è per questo che i big di Fdi vogliono almeno preservare il più possibile la premier da questa ulteriore incombenza. Il ragionamento che si fa ai piani alti di Via della Scrofa è quello che non si può campare solo su quello che fa Giorgia Meloni, il referendum non si vince da sè, è il succo del ragionamento. Alla sorella impegnata nel frattempo in Africa, Arianna Meloni dedica un passaggio del suo discorso evidenziando che “oggi anche tutti i grandi del mondo la vedono come un riferimento”. In sintonia Adolfo Urso che, da ministro delle Imprese, declina l’ok alla riforma come “un sì per una giustizia più autonoma e responsabile e che non sia più una zavorra per le imprese e per chi vuole investire e creare lavoro”. Sintetico l’intervento del presidente del Senato, Ignazio La Russa, che difende soprattutto il suo diritto a parlare all’assemblea, e sul referendum, non avendo gli stessi obblighi super partes del capo dello Stato. Un pò più analitico Edmondo Cirielli che apre il dibattito nel ruolo di coordinatore della Direzione. Sulla consultazione di marzo, avverte: “Non dobbiamo fare quello che fa la sinistra, cioè alzare lo scontro e politicizzare”.
“La direzione nazionale di Fdi ha approvato all’unanimità un ordine del giorno sul tema del referendum sulla riforma costituzionale della giustizia”. Ha riferito Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione del partito, al termine della riunione che si è svolta a Roma. “Nell’ordine del giorno il partito rimarca che non politicizzeremo il confronto anche per dare la possibilità a tutti coloro – e sono tanti anche di sinistra – di sostenere con serenità le giuste motivazioni del sì al referendum e quindi non sarà una sfida destra contro sinistra. Anche FdI sarà impegnato come partito con tutti i nostri dirigenti pancia a terra per spiegare i motivi della riforma ed entrare nel merito perché è la strada migliore. Faremo eventi in tutta Italia per spiegare le ragioni della riforma. Giorgia Meloni? La premier ha parlato di riforma della giustizia anche nella conferenza di inizio anno, non si è mai nascosta”, ha concluso.
L’impegno è quello di evidenziare in particolare i temi – chiavi della riforma: la separazione delle carriere, la riforma del Csm e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare – si legge nel documento -. E soprattutto l’impegno a “contrastare a livello formativo e informativo i ripetuti tentativi di diffusione di fake news che numerosi sostenitori del no alla riforma stanno promuovendo”.
“Ci mobiliteremo…”. Risponde così Arianna Meloni al termine della direzione nazionale del partito. Il capo della segreteria politica di Fdi taglia corto a chi le domanda dell’esposizione dei leader a favore del voto. La premier ci metterà la faccia?, le chiedono insistentemente? Domanda paradossale: “Mi pare che Giorgia Meloni su questo abbia parlato ampiamente”. Incalza Donzelli: “Anche noi saremo impegnati come partito sui territori, con tutti i dirigenti. Organizzeremo eventi in tutte le realtà d’Italia, in tutte le regioni e in tutte le province, per illustrare le ragioni della riforma”. Quanto al ruolo della presidente del Consiglio nella campagna referendaria, Donzelli ha aggiunto: “Giorgia Meloni la faccia ce la mette su tutto, ha parlato della riforma della giustizia anche alla conferenza di inizio anno e non si è mai nascosta”. “Noi vogliamo vincere, ma Giorgia Meloni non ha mai legato il futuro del governo al referendum: il giudizio lo daranno gli italiani nel 2027”.
