Il re della fisarmonica Giangiacomo Buccella ci ospita presso il suo studio con un’ intervista esclusiva

 

Maestro come nasce la tua predisposizione per la musica?

La mia predisposizione per la musica proviene dall’ alto come dice la parola stessa è una vocazione innata che ho sentito subito mia già dai primi anni delle scuole elementari. Nato a Cotugno a Milano, durante i laboratori musicali presenti a scuola vengo spronato proprio dai miei  genitori ad approcciarmi al mondo della musica. Dopo qualche anno uno zio di famiglia mi regala una tastiera e il tamburo che custodisco gelosamente nel mio studio. Mi metto subito in gioco suonando la tastiera e tanti altri strumenti.

Qual’è stato il tuo percorso professionale?

Il mio percorso professionale è iniziato con l’accademia di Ponchielli di Piacenza da lì subito notarono tutti la mia predisposizione verso la musica, iniziai fin da subito suonare nelle bande del mio paese dopo che mio padre ebbe il trasferimento a Campagna. Qui la banda va per la maggiore ed io intrapresi immediatamente questo percorso che porto avanti ancora oggi. A 15 anni scopro la fisarmonica, uno strumento che oggi per me è vita.

Che cosa hai provato alla tua prima esibizione in pubblico?

L’emozione è sempre quella della prima volta, quando si è di fronte al pubblico si ha sempre una grande emozione e una grande responsabilità, un pò sia paura del giudizio delle persone che sono li per te, un pò si ha anche paura di sbagliare perchè può succedere, nonostante lo studio e gli esercizi.

E’molto emozionante sedersi davanti al pubblico ed esibirsi per loro.

Tra i tanti strumenti che suoni perchè hai scelto proprio la fisarmonica?

Tra i 15 e i 16 anni mio padre comprò una piccola fisarmonica e me la portò da Sala Consilina e lì avvenne il mio primo approccio con questo strumento,da allora è iniziato il vero percorso con la fisarmonica con un maestro locale, poi è seguito un anno di perfezionamento tecnico con un maestro di Battipaglia. Ovviamente  possiamo affermare che non basta solo saper suonare ma alla base di tutto c’è  sempre lo studio cheche come dico sempre ai miei allievi non bisogna abbandonare mai.

Cosa pensì di quello che sta succedendo nel mondo oggi e in particolare del femminicidio?

Penso che tutto questo sia assurdo, probabilmente parte tutto dallo stress, da una condotta di vita sbagliata, dai volori che sempre meno vengono trasmessi e poi credo che il mondo abbia bisogno concretamente di arte, musica, poesia. Durante questi anni sono cambiate molte cose tra cui anche il valore economico delle cose è cambiato e le persone sono sempre più in difficoltà.

Sappiamo che ti occupi di musico terapia cosa ci dici al riguardo? 

La musico terapia è un altro traguardo che ho aggiunto alla mia carriera, molto importante per me poter aiutare ragazzi e ragazze con difficoltà, la musica è salvezza per l’anima e per il corpo. I ragazzi che suonano con me mi regalano tante soddisfazioni ed io sono felice quando li vedo stare bene attraverso la msuica. La musica può salvare il mondo.

Oggi sei un musicista, un’insegnante affermato cosa consigli ai giovani che hanno intenzione di intraprendere un percorso musicale?

Prima di tutto mi sento di dire che non bisogna intraprendere questo percorso semplicemente per raggiungere uno scopo, ma bensì prima di tutto per se stessi, e per il piacere di voler suonare. Intraprendere un percorso musicale vuol dire trasmettere dei sentimenti, la propria arte, restando se stessi. Per me la musica calma l’anima ed è importante scegliere lo strumento che più si addice a noi stessi.

 

 

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