Corruzione negli affari green: filiera del cemento e rifiuti tossici ai primi posti. Toscana, Lazio ed Emilia-Romagna le nuove aree a rischio
Più di 40 mila reati ambientali accertati in un anno, con una crescita significativa delle infiltrazioni criminali nella cosiddetta economia verde. Il ciclo illegale dei rifiuti e la filiera del cemento si confermano i settori più colpiti. Nuove aree di espansione dei fenomeni illeciti emergono in regioni tradizionalmente considerate meno vulnerabili come Toscana, Lazio ed Emilia-Romagna.
Il nemico silenzioso
I dati del Rapporto Ecomafia 2025, pubblicato da Legambiente, delineano un quadro in crescita. Nel 2024 sono stati accertati 40.590 reati contro l’ambiente, con un incremento del 14,4% rispetto all’anno prima, pari a circa 111 illeciti al giorno.
Il giro d’affari complessivo delle attività criminali è stimato in 9,3 miliardi di euro e le indagini mostrano un consolidamento di reti organizzate coinvolte nello smaltimento illecito dei rifiuti, nell’abusivismo edilizio e in altri settori collegati alla gestione del territorio.
Circa il 42,6% dei reati complessivi si concentra in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, ma fenomeni analoghi emergono anche nel Centro e nel Nord, con numeri rilevanti in Toscana, Lazio ed Emilia-Romagna.
Il rapporto evidenzia inoltre che i crimini ambientali non si limitano alla gestione illecita dei rifiuti o alle violazioni urbanistiche, ma comprendono infiltrazioni nella filiera del cemento, negli appalti pubblici e nei progetti legati alla cosiddetta “green economy”, ambiti dove pratiche opache e corruzione consolidano reti criminali e distorcono il mercato.
A ottobre del 2025, a Torre del Greco, in provincia di Napoli, la Procura di Torre Annunziata ha disposto il sequestro preventivo di un centro sportivo e di formazione calcistica inaugurato nello stesso anno. L’inchiesta avrebbe rilevato irregolarità nella gestione materiali di risulta e nella trasformazione del suolo, con depositi in aree verdi sottoposte a vincolo e la costruzione di parcheggi su superfici alberate preesistenti. Sei persone risulterebbero indagate per reati ambientali.
L’ecomafia si espande a Toscana, Lazio ed Emilia-Romagna (ph. Hush Naidoo, Unsplash)
Norme & contraddizioni
In parallelo alla crescita dei fenomeni, il quadro normativo europeo e nazionale è in evoluzione. L’Italia ha avviato l’iter di attuazione della Direttiva Europea 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente, che mira ad ampliare le categorie di reato e rafforzare le sanzioni nei confronti dei crimini ambientali.
Il termine per il recepimento obbligatorio è fissato a maggio 2026. Il Governo è intervenuto con il decreto‑legge n. 116 del 9 agosto 2025, che introduce misure come l’inasprimento delle pene per gestione non autorizzata e abbandono di rifiuti, l’esclusione dall’Albo dei gestori ambientali per gli operatori responsabili di violazioni e sanzioni accessorie, tra cui il fermo dei veicoli utilizzati per commettere reati.
Queste modifiche si inseriscono in un contesto di crescente pressione sul sistema amministrativo e giudiziario. Il rapporto Ecomafia evidenzia che, tra il 1° maggio 2024 e il 30 aprile 2025, sono state censite 88 inchieste per fenomeni corruttivi legati a opere o servizi ambientali, con 862 persone denunciate, quasi il 72,4% in più rispetto al periodo precedente.
Traffici, appalti e “green economy”
Sul piano economico, oltre un terzo dei reati ambientali accertati riguarda la filiera del cemento (dall’abusivismo edilizio alle cave illegali fino agli illeciti connessi agli appalti pubblici) mentre l’incremento più significativo si registra nel ciclo dei rifiuti, con 11.166 reati (+19,9% rispetto al 2023).
Le dinamiche di infiltrazione criminale nelle procedure di gara e nella gestione di servizi ambientali mostrano schemi ricorrenti. Imprese formalmente regolari partecipano a gare d’appalto con prezzi competitivi, per poi ricorrere a subappalti poco trasparenti o a sistemi di smaltimento non conformi alle norme, con effetti diretti su servizi pubblici, qualità delle opere e la concorrenza.
Infiltrazioni criminali nella ‘green economy’: cemento, appalti e rifiuti pericolosi (ph. PxHere)
Le dimensioni del fenomeno assumono carattere transnazionale. Nel febbraio 2025, le autorità croate, con il supporto di Europol, hanno arrestato 13 persone nell’ambito di un’indagine su una rete criminale accusata di aver importato illegalmente almeno 35.000 tonnellate di rifiuti pericolosi da Italia, Slovenia e Germania, per smaltirli o interrarli in siti non autorizzati in Croazia.
Secondo gli inquirenti, i materiali (tra cui rifiuti medicali) sarebbero stati dichiarati falsamente come riciclabili per eludere i controlli.
Episodi di questo tipo confermano che i crimini ambientali non sono più confinati ai singoli territori nazionali, ma si inseriscono in una dinamica europea più ampia. Come evidenzia anche Eurojust, le indagini richiedono cooperazione giudiziaria e tecnica tra più Paesi.
In questo contesto, la Direttiva europea 2024/1203 e la giurisprudenza internazionale segnalano un rafforzamento della tutela giuridica dell’ambiente, ma anche i limiti di un sistema ancora disomogeneo.
Chi paga il prezzo del crimine ambientale
Le ricadute delle attività criminali in campo ambientale non si misurano soltanto attraverso i numeri, ma anche in modo diretto sui territori e sulle comunità. In Campania, ad esempio, l’intervento giudiziario di maggio 2024 a Tufino, con il sequestro di una discarica abusiva contenente oltre 1.000 tonnellate di rifiuti industriali, ha evidenziato ancora una volta l’utilizzo illecito di aree destinate a funzioni pubbliche o agricole.
Studi epidemiologici hanno evidenziato correlazioni tra contaminazione ambientale e incidenza più elevata di patologie respiratorie e oncologiche nelle popolazioni residenti.
Altre regioni mostrano dinamiche analoghe su scala diversa. In Toscana i reati ambientali sono aumentati dell’11,6% nel 2024 rispetto all’anno precedente, superando le 2.500 infrazioni complessive, pari a quasi sette al giorno. Anche province come Livorno risultano tra quelle più colpite.
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