Si pone in dialogo con la natura e il cosmo Giuseppe Vetromile, per indagare le profonde domande esistenziali che si fanno sempre più dense e complesse per l’uomo del terzo millennio.
Un dialogo intessuto di immagini e silenzi che visualizziamo unendo il palpito del poeta che si chiede, incerto, ciò che accadrà.
Si apre un sospiro che ha la sonorità di un’esplosione cosmica, un battito del cuore che ha l’ ampiezza di un big bang.

Cosa il poeta può di fronte alle previsioni dello scienziato?

Anche di fronte a previsioni lunghissime e inimmaginabili dalla nostra mente, il poeta si preoccupa e trema per i figli dei suoi figli.

 Ancora si spiega la luce del cielo

Il tratto di un cielo spiegato al rifugio notturno,
dopo un breve capoverso di luce, si depone
in fondo alla rapida orbita di luna e tutto
rimane come prima: incomprensibile!
Poi dilaga il vuoto sulla giostra delle attese.
Questo sentirsi privi di mani e di piedi,
ma stare in qualche modo certi, pieni
di esistenza. E non va, l’ombra della sera,
a cercarsi altri anditi riposti, oltre lo scibile
che riempie di parole vane ogni nostra gloria,
e il pianeta tutto si svuota nei millenni a venire
della nostra conservata memoria… Ma che saremo?
No: non ditemi polvere redenta, chè nulla più
è solo silenzio di carne, dietro l’indifferenza
del cosmo, seppure tangibile al di là, oltre
i nostri tatti, i nostri fiori.
Bosco intricato di mistero è la vita,
andante ognuno per mano di fortuna o caso
che non regge ad alcuna legge di materia?…
Ma ancora si spiega la luce del cielo, quaggiù,
in fondo a questo condominio, inerte
ad ogni sobbalzo mattutino, quando
è soltanto il sole a cogliere il nostro ansioso,
ennesimo respiro.


Immagine della rubrica ecoculturale L’isola di Gary, con logo e scritta eco cultura.

 

E allora il poeta resta.

Resta davanti al cielo che si apre e si richiude come una ferita luminosa.
Resta davanti alle previsioni, ai calcoli, alle distanze siderali che lo scienziato misura con strumenti esatti.

Ma il poeta misura con il tremore.

Se lo scienziato interroga il cosmo per sapere quanto durerà, il poeta lo interroga per sapere “che senso ha durare”.
E in quella domanda c’è già una forma di resistenza.

Giuseppe Vetromile non cerca risposte definitive.
Abita il mistero.
Tiene insieme il vuoto e il respiro, l’orbita e il battito, la carne e l’infinito.

Il cosmo può restare indifferente. La materia può dissolversi nei millenni.
Ma finché qualcuno alza lo sguardo e trema per i figli dei suoi figli, la luce non è solo fenomeno, è relazione.

E forse il nostro poeta può questo.

Ruoli della rubrica

Rubrica “L’Isola di Gary – EcoCultura” a cura di: Maria Pia Latorre eSandro Marano

Testo: Giuseppe Vetromile

Coordinamento editoriale: Marilù Murra

Appuntamento ogni martedì su Il Corriere Nazionale

I contributi vanno  inviati  a

mpialatorre@gmail.com

sandromarano2018@libero.it

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