Quando la solidarietà diventa silenzio: l’Occidente e l’Iran — Opinione
Dal mondo – Negli ultimi mesi, la repressione delle proteste in Iran ha mostrato al mondo non solo la brutalità di un regime disposto a reprimere il dissenso con ogni mezzo, ma anche la sorprendente assenza di una solidarietà internazionale cristallina nei confronti del popolo iraniano. In molti paesi europei e negli Stati Uniti si è parlato di condanna dei fatti, si sono adottate risoluzioni e dichiarazioni ufficiali. Tuttavia, questa solidarietà sembra spesso restare su carta, ridotta a parole di circostanza che non trasformano il sostegno in azioni concrete.
Le proteste internationali
Sono migliaia i cittadini iraniani — donne, studenti, famiglie — che scendono in piazza per chiedere libertà, diritti e dignità per la propria vita quotidiana. Protestano contro un sistema che risponde con violenza indiscriminata. La comunità internazionale reagisce a livelli diversi: ci sono stati appelli delle istituzioni europee perché cessino le uccisioni e si garantisca l’accesso a Internet, ma spesso manca un impegno chiaro e univoco, visibile anche nelle piazze e nei dibattiti pubblici dei nostri paesi.
Nel dettaglio, in Italia, ad esempio, non è raro vedere posizioni istituzionali nette unite a manifestazioni pubbliche di solidarietà come presidi di cittadini che chiedono libertà e diritti umani “senza confini”. Tali iniziative, come quella di Bergamo, dove decine di persone si sono ritrovate in piazza per esprimere vicinanza al popolo iraniano, mostrano che c’è desiderio di solidarietà dal basso e nelle comunità locali.
Eppure, non si può negare che tra i grandi protagonisti della politica internazionale – leader politici, grandi media, e movimenti sociali – la solidarietà efficace e continuativa verso l’Iran sia spesso latitante o debole. In alcuni casi, come nella recente astensione di una forza politica su una mozione a sostegno della popolazione iraniana, si è visto quanto manca unità nel fornire una voce forte e chiara a chi protesta contro violazioni dei diritti umani.
le conseguenze
Il rischio è che, parlando di diritti umani solo quando fa comodo, e tacendo davanti a sofferenze prolungate, finisca per prevalere un’opinione pubblica distratta, incapace di mantenere viva l’attenzione su cause che non sono “di moda” in un dato momento. Per restituire dignità alla parola solidarietà, serve che essa si traduca in fatti: sostegno concreto alle ONG che operano per i diritti umani, iniziative culturali di sensibilizzazione, campagne diplomatiche coerenti e, soprattutto, un’attenzione mediatica che non si esaurisca in proclami ma accompagni l’evolversi della situazione.
La solidarietà non è un’etichetta da apporre quando la cronaca acuisce l’indignazione. È un impegno continuo, fatto di ascolto, di presenza e di azioni reali. Per il popolo iraniano, oggi, questo tipo di solidarietà non è più un’optional: è una responsabilità morale di chiunque creda nei diritti umani universali.
