Lecce, 15 febbraio 2026 – Al DAV Renata Fonte, una mattinata di confronto ha messo sotto i riflettori la libertà sessuale e le strategie concrete per tutelare le vittime di violenza. Giuristi, medici, psicologi e rappresentanti delle istituzioni locali hanno esplorato le connessioni tra diritto, neuroscienze, salute e cultura del consenso, in un dialogo volto a definire una tutela reale e immediata.

L’incontro ha coinciso con il trentesimo anniversario della Legge 66/1996, che ha ridefinito la violenza sessuale da reato contro la morale a reato contro la persona, e con il dibattito sulla proposta di modifica dell’articolo 609-bis del Codice Penale. Maria Luisa Toto, presidente del Centro Antiviolenza Renata Fonte, ha sintetizzato il senso della giornata:“Non si tratta di cambiare una parola nel codice. La protezione deve essere concreta, immediata e coordinata: solo così la legge diventa realmente efficace”.

Neuroscienze e giustizia: considerare il trauma

La prof.ssa Sara Invitto, docente di Psicologia e Neuroscienze Cognitive all’Università del Salento, ha evidenziato come la giustizia non possa ignorare le reazioni automatiche del corpo di fronte al pericolo. Il fenomeno del freezing, ovvero la paralisi involontaria in risposta a una minaccia, può far sembrare che la vittima acconsenta, quando in realtà si tratta di una risposta neurobiologica.“Una giustizia consapevole deve integrare le evidenze scientifiche sui meccanismi del trauma”, ha spiegato Invitto. “Questo significa formare magistrati, forze dell’ordine e operatori, adottare protocolli sensibili di ascolto e valutazione delle testimonianze e distinguere correttamente tra assenza di consenso e reazioni automatiche al pericolo”.

Comprendere il freezing non è solo questione scientifica: è un elemento cruciale per garantire rispetto, verità processuale e protezione concreta delle persone offese.

Violenza di genere come emergenza sanitaria

La dimensione sanitaria è stata sottolineata dalla dott.ssa Annunziata Marra, presidente provinciale dell’Associazione Italiana Donne Medico. Secondo Marra, la violenza di genere deve essere considerata una vera emergenza sanitaria globale, perché colpisce la salute fisica e psicologica delle vittime, con effetti immediati e a lungo termine.

Tra i problemi più frequenti: ansia, depressione, disturbi post-traumatici da stress,

in foto tavolo dei relatori e platea ph d,.t www.corriere pl.it

insonnia, perdita di autostima, ma anche conseguenze somatiche come disturbi cardiovascolari, gastrointestinali, endocrini e indebolimento del sistema immunitario.“Per affrontare queste conseguenze serve una presa in carico integrata, multidisciplinare e coordinata: medici, psicologi, assistenti sociali e operatori legali devono lavorare in rete, con percorsi chiari e continui”.

La collaborazione tra sanità e giustizia è fondamentale. Documentazione clinica precisa e tempestiva, protocolli condivisi e formazione specifica consentono di identificare situazioni di rischio, proteggere le vittime e sostenere il recupero psicofisico.

Cittadinanza, autonomia e tutela penale

Il dibattito ha anche affrontato il legame tra tutela penale, autonomia economica e cittadinanza femminile. Serenella Molendini, già Consigliera nazionale di Parità, ha spiegato che senza norme chiare e rispettose dell’autodeterminazione, la protezione della singola vittima e le politiche di pari opportunità rischiano di essere indebolite.“La violenza non colpisce solo la persona: compromette lavoro, autonomia finanziaria e partecipazione sociale. La tutela penale è un presupposto della parità sostanziale: proteggere il corpo significa proteggere anche l’indipendenza economica e la cittadinanza attiva. Una società democratica si misura dalla capacità di garantire a ogni donna di vivere libera, sicura e autonoma”.

Antonella Pappadà, Consigliera di Parità della Provincia di Lecce, ha aggiunto che la violenza genera effetti sistemici sul tessuto sociale ed economico, rendendo essenziale una risposta integrata tra tutela giuridica e supporto reale.

Educazione e cultura del consenso

Un gruppo di circa quindici donne ritratte in una foto ricordo all'aperto, all'interno di un cortile o un passaggio tra edifici in pietra chiara. Le donne, disposte su più file e sorridenti, indossano capi invernali come cappotti pesanti, giacche a vento, sciarpe e maglioni dai toni neutri, con qualche accento di colore rosso e blu. Sulla sinistra si scorge un grande albero con radici nodose, mentre l'architettura circostante è caratterizzata da blocchi di pietra squadrati. La luce naturale è intensa e leggermente diffusa nella parte superiore dell'inquadratura.
in foto relatori in gruppo e platea ph d.t www.corriere pl.it

La presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia, Anna Toma, ha evidenziato che il diritto penale da solo non basta. L’educazione al consenso fin dall’infanzia, nelle scuole, nelle famiglie e nei media, è fondamentale:“Un ‘sì’ libero vale più dell’assenza di un ‘no’. La cultura del consenso va costruita giorno dopo giorno, con percorsi continui di sensibilizzazione e prevenzione”.

Verso un modello di civiltà giuridica

Il messaggio emerso dal confronto leccese è chiaro: il consenso non è un dettaglio tecnico, ma il fulcro della dignità e della libertà personale.

  • Sistema fondato sul sì positivo: tutela l’autodeterminazione.
  • Sistema basato sulla volontà contraria: rischia di concentrarsi sulle reazioni della vittima.

Ogni parola normativa pesa sulla protezione reale della persona e misura il livello di civiltà giuridica di una comunità. La legge, insieme alla scienza e all’educazione, diventa così uno strumento per costruire una società più giusta, empatica e inclusiva.

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