Gravina 2028: Unire, Richiamare, Sviluppare

Ignazio Lovero racconta il percorso verso la candidatura a Capitale Italiana della Cultura

Negli ultimi mesi Gravina ha vissuto una stagione intensa, partecipata e carica di significati, culminata nella candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028. Un percorso che ha saputo andare oltre la dimensione del concorso, trasformandosi in un vero processo collettivo di riscoperta identitaria, visione condivisa e progettazione culturale di lungo periodo.

La candidatura di Gravina 2028 ha rappresentato un laboratorio civico e culturale senza precedenti, capace di coinvolgere istituzioni, operatori culturali, imprese, associazioni e cittadini, restituendo alla città un rinnovato senso di appartenenza e una prospettiva di sviluppo fondata sulla cultura, sulla partecipazione e sulla valorizzazione del proprio patrimonio materiale e immateriale.

In questo percorso ha avuto un ruolo centrale Ignazio Lovero, consigliere comunale delegato e delegato alla candidatura di Gravina a Capitale Italiana della Cultura 2028, nonché alla tutela e valorizzazione dell’habitat rupestre, degli ipogei e della gravina, elementi identitari profondamente radicati nella storia e nel paesaggio della città.

Attraverso questa intervista, Ignazio Lovero ripercorre le tappe più significative del cammino di Gravina 2028, soffermandosi sulle responsabilità assunte, sulle scelte strategiche compiute, sull’importanza della partecipazione comunitaria e sui risultati già prodotti dal progetto, al di là dell’esito finale della candidatura. Ne emerge il racconto di un’esperienza che ha segnato un punto di svolta per Gravina, ponendo le basi per una nuova stagione di politiche culturali e territoriali, capaci di guardare al futuro senza perdere il legame con le proprie radici.

Un dialogo che accompagna il lettore dentro il senso più profondo di Gravina 2028: non solo una candidatura, ma un percorso destinato a lasciare un segno duraturo nella vita culturale e civile della città.

L’intervista

Dr Lovero, Gravina è arrivata a competere per il titolo di Capitale Italiana della Cultura. Quando ha capito che questa candidatura poteva diventare un progetto concreto e credibile?

Potrà sembrare un po’ presuntuoso da parte mia, ma ho creduto sin da subito, perché credevo e credo fortemente nel nostro progetto. Quando si ha da sempre consapevolezza delle proprie potenzialità, non ci sono azzardi o illusioni di sorta, ma una solida ragionevolezza su quelle che sono le reali possibilità di Gravina e del suo patrimonio culturale ed umano.

Lei è stato indicato come uno dei principali promotori del percorso: cosa ha significato assumere questo ruolo?

Sicuramente è stato ed è un percorso impegnativo, a tratti anche molto faticoso, ma è fondamentale sottolineare che da soli non si va lontano. I risultati raggiunti non sarebbero stati possibili senza il supporto e il contributo di una squadra di professionisti competenti, del sindaco Lagreca, dell’intera amministrazione comunale e di tutte le persone che da sempre mi stimano e condividono le mie idee. È stato un lavoro autenticamente collettivo, mai riconducibile all’azione di un singolo.

Quali sono stati i passaggi decisivi che hanno permesso a Gravina di emergere rispetto ad altre città candidate?

Sicuramente la ricetta vincente di Gravina è stata la partecipazione: coinvolgere la comunità e tutte le sue componenti sociali è la chiave imprescindibile per un progetto che voglia arrivare lontano. Questo contributo comunitario ha permesso al dossier di arricchirsi e farsi apprezzare per originalità e concretezza, a differenza di altri forse frutto unicamente di un freddo lavoro di scrivania, senza l’apporto della gente.

Nel dossier si parla molto di identità, radici e futuro: come questi concetti si traducono in progetti reali?

Le parole d’ordine del nostro dossier sono unire, richiamare, sviluppare, che in concreto significa permettere ai tantissimi talenti gravinesi espatriati di tornare a casa per contribuire alla crescita culturale, sociale ed economica della città che li ha generati. Abbiamo stilato un programma ambizioso ma realistico, che prevede non solo una serie di eventi, ma anche il recupero del nostro patrimonio. Un processo già avviato e in via di sviluppo, a partire dai contenitori come i teatri, passando per le chiese rupestri e le cave. Soprattutto, Gravina aspira ad essere una città mediterranea di pace e di dialogo in un’epoca di conflitti.

Che tipo di risposta ha ricevuto dalla cittadinanza durante il percorso di candidatura?

Sicuramente il momento più emozionante e significativo sono stati gli Hackathon, gli incontri partecipati che abbiamo svolto in estate: tutte le generazioni e le componenti sociali hanno messo da parte differenze, diffidenze, egoismi e particolarismi per sedersi allo stesso tavolo e produrre idee, proposte e progetti. Non era mai accaduto ed è stata già una vittoria: quella di riscoprirsi finalmente comunità. Eventi come la presentazione del logo di Gravina 2028 e lo spettacolo “Il richiamo della gravina” hanno poi portato in piazza ed entusiasmato migliaia di persone.

Dal punto di vista istituzionale, quanto è stato difficile fare squadra?

Non è stato difficile, benché a Gravina sia spesso mancata la collaborazione fra i diversi attori. Evidentemente, il tema della Capitale era il collante necessario, l’occasione per vedere politica, imprese ed enti culturali marciare all’unisono verso un obiettivo comune. Fondamentale è stato anche l’apporto degli sponsor, eccellenze dell’imprenditoria che hanno creduto nel progetto: il partenariato pubblico/privato è uno dei nostri principi cardine.

Quali risultati concreti questa candidatura ha già prodotto per Gravina?

Ha senz’altro innescato processi che, in parte, erano già avviati e che, in altri casi, non erano nemmeno immaginabili. Non mi riferisco soltanto all’accelerazione dei progetti di recupero del patrimonio storico, archeologico e artistico, ma soprattutto a un riscatto morale e sociale della comunità. Oggi Gravina ha ritrovato fiducia in sé stessa e la consapevolezza che è possibile tornare a sognare in grande.

Guardando avanti, quale sarà l’eredità di Gravina 2028?

Lo dirò molto chiaramente: da Gravina 2028 non si torna indietro, è un punto di non ritorno. Quello che saremo e faremo nei prossimi decenni in termini culturali parte da qui, da questa straordinaria avventura.

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