La terra promessa: italiani in Argentina, una storia di coraggio, sacrificio e successo.
La terra promessa: alla scoperta delle radici italiane in Argentina
Storia della grande migrazione italiana in Argentina: un viaggio nel tempo per comprendere il profondo legame storico tra Italia e Argentina.
La grande onda: l’immigrazione italiana in Argentina
La migrazione italiana in Argentina ebbe inizio dopo l’Unità d’Italia, nel 1861, e si stima che, per i successivi 10 anni, siano sbarcate in Argentina circa 9.000 persone. Il periodo di flusso più intenso va dal 1901 al 1910: gli italiani che partivano alla volta della terra promessa provenivano soprattutto dal Nord Italia, in particolare dalla Liguria.
Gli sbarchi si dimezzarono nei due periodi bellici, per poi riprendere attivamente alla fine della seconda guerra mondiale, con una prevalenza di immigrati provenienti dal Mezzogiorno: Campania, Sicilia, Calabria, Abruzzo e Molise. Fino al 1950 i flussi migratori furono stabili, ma dopo iniziarono a ridursi sempre di più, tanto che alla fine del secolo scorso e gli inizi dell’attuale, gli italiani che emigrarono in Argentina furono poche migliaia.
Un esempio di questa eterogeneità di provenienze Papa Francesco (i genitori, originari della provincia di Asti, si imbarcarono per l’Argentina alla fine degli anni ’20) e Astor Piazzolla (1921-1992), musicista divenuto famoso a livello mondiale per il suo approccio innovativo al tango, i cui ascendenti erano originari di Trani, in Puglia.
I primi pionieri verso l’Argentina
I primi italiani che si spostarono verso l’Argentina furono i liguri, per lo più genovesi, ai quali poi si unirono i meridionali, spinti dalla richiesta di manodopera da parte degli indigeni argentini e dalla propaganda incentrata sulla possibilità di fare fortuna in Argentina.
Gli emigranti vendettero tutto ciò che possedevano per affrontare questa nuova avventura e garantire un futuro migliore alle proprie famiglie. Tra i vari lavori che furono chiamati a svolgere, lavorarono alla costruzione di ferrovie, porti e grandi opere edilizie, trasformando il volto delle città argentine.
Altri si diressero verso le colonie agricole, dedicandosi alla coltivazione di grani e cereali, mentre altri ancora si impegnarono come artigiani, sarti e calzolai. Poi, con l’avvento dell’industrializzazione, molti iniziarono a lavorare nelle fabbriche e nei porti.
Nicolas Avellaneda e la legge sull’immigrazione
L’immigrazione in Argentina fu regolamentata dalla Legge n. 187 del 1876, istituita dall’allora presidente Nicolás Avellaneda, da cui prende il nome, e che stabiliva regole ben precise per proteggere gli immigrati. La legge istituì anche il Dipartimento Generale dell’Immigrazione.
I punti chiave della Legge Avellaneda
- Regolamentare e proteggere: i capitani delle navi dovevano stilare un elenco con i dati precisi di ogni immigrato.
- Favorire l’immigrazione e l’arrivo di manodopera, soprattutto agricola, per sviluppare le risorse del Paese.
- Registrazione cronologica: è stato creato un registro ufficiale per tracciare l’arrivo di ogni immigrato, oggi preziosa fonte storica per le ricerche genealogiche.
Letture consigliate:
Draghi e la Laurea Honoris Cause
Quando Migrare diventa l’Unico modo per Vivere
L’eccellenza della Moda Italiana
La Boca, Villa Devoto e i vari vari quartieri italiani in Argentina.
In Argentina non esiste un numero preciso di quartieri italiani, poiché l’intera struttura urbana è profondamente intriso di cultura italiana, soprattutto a Buenos Aires. Nonostante ciò, alcuni quartieri sono riconosciuti come frutto di una forte impronta italiana.
- Boca (Buenos Aires): È il quartiere italiano per eccellenza, sorto vicino alla foce del fiume Riachuelo. Per anni è stato utilizzato come porto ed è qui che sono arrivati gli immigrati genovesi, che vi si sono stabiliti, influenzando la cultura locale. Hanno costruito case in legno e lamiere e, per dipingerle, hanno utilizzato i colori avanzati dai cantieri navali, dando vita alle “conventillos”. In questo quartiere, grazie all’unione dei vari immigrati nasce, il 03 aprile del 1905, la squadra di calcio del Boca Juniors, i cui fondatori erano tutti per discendenza liguri e campani.
- Palermo (Buenos Aires):associato ancora una volta al proprietario terriero Giandomenico Palermo È uno dei quartieri preferiti dagli italiani, sia per i suoi parchi dal Rosedal (roseto) ai Bosques de Palermo (boschi di Palermo), che per i locali e le discoteche. È suddiviso in vari rioni, tra cui spicca negli ultimi tempi un “little Italy porteño” con una serie di locali e ristoranti italiani.
- Villa Devoto (Buenos Aires): Conosciuto come il “quartiere degli italiani”, è stato costruito da Antonio Devoto, un grande imprenditore, e ospita storicamente una numerosa comunità italiana, nonché la sede di diverse istituzioni legate all’Italia, dove ha abitato anche il grande Diego Armando Maradona.
- Colonia Caroya (Córdoba): Nota per essere una colonia agricola fondata da immigrati friulani, dove la cultura, la lingua (friulano) e la gastronomia italiana sono ancora vive
Il cocoliche e il lunfardo
Il cocoliche e il lunfardo sono due varianti della lingua parlata dagli immigrati italiani.
Il cocoliche, un vero e proprio ponte linguistico, è nato dalla fusione dei vari dialetti italiani che, una volta arrivati in Argentina, cercavano di comunicare con gli spagnoli, unendo la grammatica spagnola al lessico italiano. Il nome deriva da Antonio Cuccolo, ma purtroppo non è sopravvissuto oltre la prima generazione di discendenti, che hanno iniziato a imparare lo spagnolo a scuola.
Il lunfardo, nato come gergo associato ai ceti medio-bassi e alla malavita, si è poi diffuso nel linguaggio quotidiano. È ricco di termini derivanti dal napoletano, dal genovese, dal calabrese e dal veneto. Molti termini lunfardi sono stati immortalati nei testi dei tanghi e fanno parte del linguaggio colloquiale argentino.
Il Tango un abbraccio vivente
Le origini del Tango risalgono alla fine del XIX secolo e ai primi anni del 1900, quando circa 2 milioni di italiani emigrarono in Argentina, portando con sé le loro musiche e balli tradizionali, che si mescolarono ai ritmi africani e alle melodie locali. Ed è cosi che è nato il Tango, un mix perfetto di musiche e culture lontane che si fondono e raccontando la vita e le emozioni.
Un ballo sensuale, spesso ritenuto scandaloso per gli abbracci e i corpi uniti, e proprio per questa sensualità concquistò presto i salotti eleganti. Il Tango deve la sua fama anche alla musica che lo accompagna e lo rende ancora più vivo. Un musica che è arte a se stante. Il Tango, famoso in tutto il mondo resta ancora fedele alla propria essenza: l’improvvisazione che parla di passione e malinconia.
Letture consigliate:
La Pizzica di San Vito come Rito Ancestrale
Gli italo-Argentini che hanno contribuito alla grandezza della nazione.
Musica e Composizione:
- Astor Piazzolla: Rivoluzionario del tango, con radici italiane
- Fito Páez: Celebre cantautore e musicista.
- Gato Barbieri: Famoso sassofonista jazz.
- Luis Bacalov: Compositore premio Oscar.
- Enzo Vergara: Bandoneonista noto nel panorama folcloristico.
Imprenditoria e affari
- Horacio Pagani: Nato a Casilda, Argentina, da una famiglia di origini italiane, è un rinomato costruttore di automobili sportive, fondatore della Pagani Automobili a Modena.
- Lando Simonetti: Nato a Roma, si è trasferito in Argentina da bambino, dove ha fondato il marchio di abbigliamento di lusso La Martina.
Politica
- Javier Milei: Presidente dell’Argentina, di origini italiane.
- Mariano Cúneo Libarona: Ministro della Giustizia.
Sportivi
- Diego Armando Maradona
- Lionel Messi
- Omar SIvori
- Mauro Camoranesi
- Emanuel Ginóbil leggenda NBA
- Renato Cesarini: Famoso per la “zona Cesarini”
- Martin Catrogiovanni,colonna della nazionale italiana con 119 presenze.
Per raccontare tutto ciò che rappresenta l’immigrazione italiana in Argentina non basterebbe una vita. Due Nazioni unite a doppio filo da cultura, tradizioni, lingua e passioni. Una Nazione che ha cresciuto l’altra, con storie di sacrifici, sudore, lavoro, con malinconia e passione con diminutivi e pallone. Con nomi di strade che riportano ad una vita passata e al contempo che guardano al futuro per un avvenire migliore. Ho letto di un intervista fatta a giovani discendenti che alla domanda cosa rappresentava l’Italia rispondevano tutti: Radici e Famiglia.
