Dr.Giuseppe Failla – Roma
Referendum sulla giustizia del 22-23 marzo : un sereno si.
ROMA – Ho pensato a lungo a quale poteva essere un modo elegante, garbato per esprimere una meditata e laica decisione in merito alla riforma della giustizia approvata dal governo e sostenuta da Calenda “voteremo Si, riforma liberale. “
Ecco, un sereno Si mi è sembrata la formula giusta, perché esprime una scelta maturata attraverso lo studio della materia, attraverso un confronto pacato delle ragioni delle parti, pensando soprattutto al bene del paese più che al tornaconto partitico.
Ovviamente non so quanti abbiano potuto farsi una idea laica sull’argomento, al riparo da polemiche, offese, ideologizzazione del tema.
Se rimanessimo all’agone dei partiti, la sinistra sostiene che il governo Meloni vuole imbavagliare la magistratura, sottoponendola al controllo della politica, fermo restando che alle prossime elezioni se vincesse la sinistra il vantaggio passerebbe nelle loro mani, quindi quale vantaggio ne avrebbe la Meloni.
Secondo alcuni esponenti del governo la sinistra usa quella parte di magistratura ideologizzata, facente parte di quell’egemonia gramsciana, per azzoppare il governo portando a prova di questo gli interventi di magistrati sull’immigrazione, impedendo l’utilizzo dei centri di accoglienza in Albania, e seppure ai margini del tema l’intervento della Corte dei Conti che ha bloccato l’iter sul ponte sullo stretto di Messina.
Secondo la sinistra, la separazione delle carriere (giudicante e inquirente) è ingiusta, iniqua, eppure nei principali e più importanti paesi democratici dell’occidente è la regola.
Insomma secondo la sinistra questa riforma è frutto di un’avversione storica della destra contro la magistratura e offende addirittura Falcone.
Allora mi sono andato a rileggere una intervista di Giovanni Falcone concessa a Mario Pirani di Repubblica (pensate un po’) il 3 ottobre del 1991° a proposito della riforma proposta da G. Vassalli (e ho detto tutto) “ “….un pubblico ministero che raccoglie e coordina gli elementi della prova…..e nel dibattimento non deve avere nessun tipo di parentela col giudice e non essere come oggi è invece una specie di para-giudice…… Chi come me richiede che siano, invece, due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera viene bollato come nemico dell’indipendenza del magistrato…. accusato di aver desiderato di porre il Pm sotto il controllo dell’Esecutivo.”
Su Falcone mi preme dire che ha rappresentato per me e per tanti siciliani, la speranza che pian piano diventava certezza, che si poteva cambiare nel rispetto delle istituzioni, perché nel suo lavoro si è sempre attenuto al rigore e alla legge senza concedere nulla al pregiudizio o alle ideologie.
Ho pianto per Falcone eppure non fu trattato bene da un certo mondo, che adesso lo vorrebbe dalla sua parte, quando decise di collaborare con il ministro di Grazia e Giustizia di allora Claudio Martelli.
Un altro e non indifferente aspetto è quello della responsabilità dei magistrati in caso di errori, tema che i medici, non solo loro, conoscono bene , pagando onerose polizze.
Capite che confusione, se poi si aggiunge che da entrambi le parti la voglia innata, di scontro più che di confronto, prevale, specie in mancanza di quell’area moderata, che vive la politica come l’ Agorà cioè il luogo del ragionamento, della riflessione alla ricerca del bene comune, se possibile del male minore.
Ovviamente la sinistra è bravissima negli slogan, ha delle casse di risonanze straordinarie, e ha la capacità di associare una battaglia politica con il volto di coloro che sono i propri nemici, la lotta alla povertà è lotta contro un nemico concreto, la lotta per l’ambiente ha dei nomi e cognomi da abbattere, per cui oggi devi votare no al referendum per abbattere la destra reazionaria e fascista vero pericolo per la democrazia (cosa smentita con sarcasmo da Sabino Cassese e non solo).
In conclusione, pacatamente nel rispetto di tutti, condivido l’idea di Calenda, il parere di Paolo Mieli, il ragionamento di A. Polito, entrambi autorevoli editorialisti del Corriere della Sera, condivido il pensiero di Augusto Barbera ex Pci, giurista ed ex presidente dalla Corte Costituzionale, sposo l’opinione di Antonio Di Pietro e non per ragioni ideologiche di partito, o per odio contro presunti nemici, ma per amore al mio paese, alla mia gente decido di votare serenamente Si.
