Se lo stile di Alfonso Tramontano Guerritore e dei Lothain è graffiante, è perché deve fungere da guanto di seta per una mano che stringe un’arma da taglio.

La narrazione si sposta dai margini della società al centro di una storia criminale che non ha nulla di epico, ma tutto di biologico.

Al centro di questo ecosistema degradato troviamo Totò, un predatore che scopre di essere preda. La sua compagna, Nina, non è una vittima, ma una creatura in muta. Il suo tradimento con Luis non è un semplice peccato carnale, ma un atto di eversione criminale e spirituale.

Luis rappresenta l’intruso, l’elemento destabilizzante che rompe l’equilibrio del branco. In questo triangolo, la “verità” ricercata dall’autore si manifesta come una ferita aperta: il tradimento è l’acido che scioglie l’esoscheletro delle certezze di Totò, lasciandolo nudo di fronte alla sua stessa ferocia.

L’opera utilizza l’entomologia non come scienza, ma come metafora spietata dell’esistenza.

I personaggi sono studiati come insetti sotto vetro:
Le Falene simboleggiano il mistero, Nina e il suo desiderio autodistruttivo. Come falene spinte da un fototattismo fatale, i protagonisti sono attratti dalle luci del crimine e del desiderio, incuranti del fatto che quella stessa luce li brucerà.

La prosa di Guerritore mima il ronzio ossessivo di questi insetti, creando un’atmosfera di sospensione prima della violenza.

“Siamo tutti collezioni di spilli in attesa di un entomologo che ci classifichi per i nostri vizi.”

La trama si dipana attraverso sparizioni improvvise che sfidano la logica razionale, sconfinando in una creatività visionaria e quasi allucinata. Personaggi che svaniscono nel nulla delle periferie, lasciando dietro di sé solo l’eco dei sintetizzatori dei Lothain. Queste assenze non sono vuoti narrativi, ma “buchi neri” di senso che aumentano la complessità dell’opera.

La fantasia di Guerritore non è evasione, è distorsione del reale per mostrarne il midollo. Le sparizioni diventano metafore della fragilità umana: in un mondo di predatori, esistere è un privilegio che può essere revocato in un istante.

Il Regno Animale è un labirinto dove la ricercatezza del linguaggio serve a descrivere l’indicibile.

La storia di Nina, Totò e Luis è il pretesto per un’indagine più vasta sulla natura del male e sulla bellezza che, nonostante tutto, fiorisce nel marcio.

È un racconto spietato dove la verità non rende liberi, ma rende consapevoli della propria natura.