ITALIA-La sessualità in Italia è un argomento ancora poco trattato e carico di contraddizioni. Ciò è spesso vincolato alla tradizione culturale e di appartenenza, all’idea di trasgressione veicolata dalla famiglia di origine fin dalla più tenera età, dalla morale piú religiosa e, in particolare modo, di indirizzo cattolico e al senso di libertà individuale, pudore pubblico e vitalità privata che il singolo sposa.
Insomma, un argomento delicato e capace, al contempo, di attraversare la storia del Bel Paese, legandosi direttamente a varie e complesse questioni, tra cui tradizione, filosofia di vita, politica, media e trasformazioni sociali. In altre parole, la sessualità trattata in Italia impone una rivalutazione dell’ identità collettiva.
D’altra parte, per decenni, la Chiesa Cattolica ha influenzato fortemente sulla percezione del corpo e del desiderio.
Nelle epoche passate, infatti, il modello dominante era quello della famiglia tradizionale, ossia il nucleo primario si fondava sul matrimonio e la sua esistenza era determinata dal solo atto riproduttivo. Di conseguenza, il sesso era accettato solo se severamente disciplinato dalla nascita di una numerosa progenie delimitata al perseguimento di determinati dictact moralistici.
È pur vero che si è sempre osservata una notevole distanza tra dogma e pratica reale dell’ atto sessuale. Ad esempio, è questo il Paese che fa convivere il catechismo con le storie e le canzoni più maliziose e piccanti, che celano anche l’amor, quasi artistico, del processo di seduzione.
La rivoluzione vi sarà, però, solo negli anni Sessanta e Settanta, quando si potrà assistere al rinnovamento culturale e ai movimenti di emancipazione. A ciò seguirà anche l’approvazione della legge sul divorzio nel 1970 e quella sull’interruzione volontaria di gravidanza nel 1978.
La sessualità acquisisce una nuova identità, più legale e garante dei diritti individuali dell’essere umano. Le stesse donne rivendicano il controllo decisionale e il rispetto del proprio corpo.
Anche il cinema e la televisione ridefiniscono l’immaginario erotico nazionale con le commedie sexy all’italiana degli anni Settanta, che animano icone ironiche e provocatorie, rivelando un Paese curioso e insieme impacciato. Ancora una volta, i personaggi di queste pellicole comiche e hot ricalcano stereotipi di genere molto rigidi, proprio come l’uomo conquistatore oppure la donna oggetto di desiderio. Una rappresentazione che ha avuto effetti duraturi nel tempo, alimentando modelli relazionali talvolta superficiali oltre che sbilanciati.
La situazione si modifica ulteriormente negli anni Novanta e Duemila con l’avvento di Internet. Gli internauti iniziano ad avere un facile e gratuito accesso alla pornografia. In aggiunta, si originano e aumentano in breve tempo anche le app di incontri. Ciò andrà a modificare anche il modo di conoscere, approcciarsi e corteggiare un potenziale partner, andando ad accelerare anche alcune dinamiche relazionali-affettive.
La sessualità è così del tutto smaterializzata e confusa.
In questi ultimi anni si sta dando finalmente voce anche ai diritti umani e della sfera sessuale della comunità della LGBTQ+. L’Italia ha vissuto un percorso più lento rispetto ad altri Paesi europei, poiché solo nel 2016 sono riconosciute le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Il dibattito pubblico resta acceso, spesso polarizzato. Da un lato, nuove generazioni più aperte e fluide nella definizione dell’identità; dall’altro, resistenze culturali radicate, anche se nelle grandi città, come Milano, Roma e Bologna, soprattutto i giovani, sono accoglienti alle differenze.
Pertanto, non vi è ancora una buona e concreta educazione sessuale, almeno nelle scuole. Questo lascia spazio a lacune informative significative, soprattutto su temi come il consenso, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, l’affettività e il rispetto reciproco.
Il tutto è inficiato anche dai media e dal significato che vanno a veicolare del sesso. Già a partire dagli anni Ottanta, infatti, all’estetica femminile e alla spettacolarizzazione del corpo, a dir poco irrealistico e che causano un forte e gravissimo pressing psicologico.
Allo stesso tempo, però, cresce una sensibilità diversa. Si parla sempre di più di consenso esplicito, di relazioni sane, di benessere sessuale come componente della salute complessiva. Psicologi, sessuologi e divulgatori contribuiscono a smontare tabù e a proporre una visione più integrata, in cui la sessualità non è solo atto fisico ma comunicazione, ascolto, reciprocità. Si sta modificando anche il linguaggio, il cui vocabolario si arricchisce di termini come “identità di genere”, “orientamento sessuale” e “fluidità”.
Tuttavia, permangono delle sfumature.
In alcune aree del Sud, il controllo sociale e familiare resta più marcato, mentre in molte realtà del Nord si osserva una maggiore liberalità nei comportamenti. Tali differenze si stanno progressivamente attenuando grazie alla mobilità, alla globalizzazione culturale e all’influenza dei media digitali.
Un taboo è la sessualità vissuta durante la terza età. L’aumento dell’aspettativa di vita e il miglioramento delle condizioni di salute hanno portato molte persone over 60 a vivere relazioni affettive e sessuali attive. Eppure, il tema resta circondato da un certo imbarazzo. La cultura italiana fatica ancora a riconoscere pienamente il diritto al desiderio oltre una certa età, come se la sessualità fosse prerogativa esclusiva della giovinezza.
La sessualità in Italia continuerà, comunque, a evolvere sotto la spinta di fattori tecnologici, culturali e demografici. La denatalità, ad esempio, pone interrogativi sul rapporto tra desiderio, progettualità familiare e condizioni economiche. Le nuove forme di genitorialità, le famiglie omogenitoriali, le tecniche di procreazione medicalmente assistita sollevano questioni etiche e legislative ancora aperte.
Parlare di sesso e tentare di comprenderlo significa avere una prospettiva meno pregiudizievole e maggiormente rispettosa dell’altro, sempre e in qualunque circostanza.
