Dopo la telefonata del 23 febbraio tra Trump e Netanyahu, il via alla guerra contro l’Iran. Obiettivo: uccidere Khamenei

Come riportato da Axios, lo scorso 23 febbraio il leader israeliano avrebbe telefonato al presidente statunitense, Donald Trump, fornendogli un’informazione che avrebbe vinto la sua indecisione nell’intraprendere un conflitto che sta infiammando il Medio Oriente. Khamenei e il suo staff si sarebbero incontrati sabato mattina a Teheran in un unico luogo.

Una telefonata non resa pubblica fino a questo momento che ha deciso le sorti del Medio Oriente, ma anche dell’economia globale.

Morte a Khamenei

Potremmo ucciderli tutti con un unico, devastante attacco aereo’, ( Axios). Queste sarebbero state le parole di Netanyahu che avrebbero smosso Trump, inducendolo ad accelerare i tempi per l’avvio di una guerra che, comunque, sta allargandosi di ora in ora.

Giunti infatti al quinto giorno di combattimenti e raid di proporzioni imponenti, il conflitto sembra sfuggire di mano ai due leaders, mentre il mondo osserva con crescente ansia l’evolversi degli eventi..

Quali le conseguenze?

Tante le conseguenze, sia in termini di vite umane, che in termini di economia. Le borse infatti sono al collasso, mentre schizza in alto il prezzo del petrolio.

Un vero e proprio tsunami che rischia di travolgere la già traballante economia globale, specie quella europea.

Guerra in Iran, nuovi attacchi a Teheran

I venti di guerra

I venti di guerra soffiavano già da tempo tra il regime degli Hayatollah e i due alleati storici, Israele e Stati Uniti. Lo attestano l’ingombrante presenza nel Golfo Persico delle portaerei statunitensi e lo schieramento in posizione dell’esercito americano, nonché i continui colloqui, sia telefonici, che in presenza tra Benjamin Netanyahu e Donald Trump.

Bisognava soltanto attendere il momento opportuno e, soprattutto, trovare le giuste motivazioni.. Ma l’obiettivo fornito da Bibi al tycoon è stato il sogno insperato. La realizzazione di un progetto accarezzato da troppo tempo: uccidere la guida suprema Khamenei.

Trump ha vinto così la sua ritrosia a trascinare la sua Nazione in un’ altra guerra, e ha gettato l’usuale maschera di buonismo e di pacificatore, mostrando il suo vero volto, come asserito da Putin.

Sempre più impopolare anche tra i MAGA, che lo accusano di essere ormai subordinato a Israele, dopo le sue usuali e contraddittorie dichiarazioni, senza informare i tanti americani residenti in Iran, ha puntato le armi contro lo Stato Islamico.

Il 23 febbraio, un giorno fatale

Proprio in quello stesso 23 febbraio Kushner e Witkoff, inviati di Trump a Ginevra, per trattative diplomatiche con funzionari iraniani, hanno emesso il verdetto sull’esito di tali trattative: nessuna soluzione, nessun accordo.

Un fallimento totale della diplomazia, dunque, che ha spinto il tycoon ad usare la forza, ma anche a legittimare la sua azione.

Alle 15,38 (ora locale) di venerdì 28 febbraio, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dato l’ordine definitivo. Una manciata di ore, poi il cielo di Teheran si è acceso di mille bagliori, mentre le bombe  sono cadute  uccidendo Khamenei ed il suo staff.

La guerra ha avuto inizio, nel suo macabro rituale di morte e distruzione, macchiando di sangue anche i paesi vicini.

Il Medio Oriente è in fiamme, il mondo trema e l’Italia che fa?

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