Cassano delle Murge. Si accendono i motori della campagna referendaria nel Barese ed è una stracolma Sala Gentile della BCC di Cassano e Tolve quella che ci ha accolto venerdì 6 marzo scorso. Né potevamo non esserci a questo appuntamento che già la stessa locandina annunciava di assoluto interesse sia sotto il profilo tecnico che politico. Al centro del dibattito, aperto al pubblico, le Ragioni del “SÌ” al Referendum del 22 e 23 marzo per discutere della RIFORMA dell’Ordinamento Giurisdizionale e Istituzione dell’Alta Corte Disciplinare.

Uno scontato successo di partecipazione, così in sintesi gli interventi a cominciare da quello del Senatore Ignazio Zullo che, facendo gli onori di casa, ha parlato della importante ricaduta sociale della riforma, ora messa in discussione, sulla vita di tutti i cittadini come le tante cronache giudiziarie ricordano, sottolineando come una giustizia più trasparente e responsabile sia il primo passo per ridare fiducia nelle istituzioni e in una democrazia che ha visto, e vede tuttora, parte della magistratura praticamente sovrapporsi  alla politica. Di qui il suo chiaro invito a una partecipazione massiccia alle urne, tra due settimane, e in primis, naturalmente, ai tanti presenti anche venuti da fuori.

A seguirlo l’attesissimo Luca Palamara che, da ex Presidente dell’ANM e membro del CSM, è l’uomo che con Alessandro Sallusti ha scoperchiato il vaso di Pandora con il libro Il Sistema  (il titolo del primo dei 2 volumi scritti con lui e zeppi di nomi e cognomi e episodi “raccontati dall’interno”) che ha rivelato i rapporti di certe correnti della Magistratura con la politica. Non dunque un semplice testimone qualsiasi, è lui che ha spiegato, in modo che più chiaro non poteva essere che questo pacchetto di norme, ora messe in discussione da questo Referendum, è uno strumento in grado di scardinare le dinamiche di potere che per decenni hanno influenzato la carriera di molti magistrati italiani, creando così una sorta di “cupola” capace di interferire persino con le scelte di Governo.

A chiudere il cerchio degli interventi in programma, il Viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto che non a caso ha parlato di «una giustizia che non sia un castello chiuso» e, riferendosi pure all’Alta Corte Disciplinare ha spiegato che non è certo un attacco all’autonomia dei giudici, ma una garanzia di imparzialità per il cittadino perché «Chi giudica i magistrati non può essere un collega che siede nella stanza accanto». Insuperabile nei contraddittori con i migliori sostenitori del NO nei dibattitti e nei più seguiti talk nazionali, è un Sisto a tutto tondo quello che è entrato nelle pieghe della Riforma Nordio e ha pure regalato alla platea un inaspettato coup de théâtre che ha suscitato l’entusiasmo della sala quando, anche per ribadire e far ricordare a tutti l’importanza dell’appuntamento referendario, ha voluto chiudere il suo intervento con un: «E mi raccomando, almeno fino al 23 marzo, non rivolgetevi a me chiamandomi per nome, ma dicendomi piuttosto SÌ sto».

Spazio volutamente lasciato a qualche testimonianza di casi emblematici di giustizia legati alla loro professione di funzionari, avvocati o medici anche di chiara fama…e tutti dichiaratamente a sostegno convinto di un Sì che purtroppo si sta trasformando sempre più, a livello nazionale, in uno strumento di lotta delle opposizioni contro la Meloni e il suo Governo, accusato di voler limitare o sottomettere la magistratura alla politica andando a toccare la Costituzione.

Beh, se le ragioni del No sono queste, diciamo allora che basterebbe solo studiare la storia della nostra Costituzione per capire che, se vogliamo, le cose forse starebbero praticamente all’opposto. Al punto tale da poter registrare un clamoroso paradosso che oggi vedrebbe quei progressisti uniti, sempre pronti a tirare in ballo il fascismo a ogni piè sospinto, ma che in realtà starebbero difendendo, proprio una legge fascista!? E cioè quel famoso «Ordinamento Grandi del ’41 che unificava due carriere finallora distinte, Pubblico Ministero e Giudice, proprio per permettere al regime di avere un controllo politico della giustizia».

Senza entrare più di tanto nei tecnicismi di una separazione delle carriere vigente più o meno in tutto il mondo e peraltro invocata nel passato anche da nostri governi precedenti di segno contrario…e senza neppure dimenticare che questa consultazione non è politica e l’esito di questo Referendum non influirà sulle sorti di questo Esecutivo, a questo punto non ci resta che fermarci alla cronaca. Dalla Sala Gentile è un messaggio inequivocabile quello che emerge con tutta la forza e la chiarezza delle ragioni che ispirano un SÌ che confermi il pacchetto di norme in questione. Ovvero quella Riforma Nordio che, passando da un sistema autoreferenziale a uno basato sulla responsabilità diretta di chi amministra la giustizia, intende andare nella direzione di “normalizzare” e dare un volto più umano ai rapporti tra magistrati e cittadini. Il voto come diritto – dovere di tutti e come esercizio di democrazia cui nessuno deve sottrarsi, naturalmente secondo il suo orientamento e la sua coscienza, chiudiamo con appello: il 22 e 23 marzo ricordiamoci di andare a votare!

 Enrico Tedeschi

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