Case a 1 euro e turismo delle radici

Per contrastare lo spopolamento, molti piccoli borghi italiani hanno adottato l’originale strategia delle “case a un euro”.
Oltre all’aspetto immobiliare, l’iniziativa ha innescato una rinascita turistica e sociale: questo approccio innovativo ha trasformato luoghi dimenticati in destinazioni turistiche, ripopolando i centri storici e attirando l’attenzione internazionale.

Il progetto delle case a 1 euro

L’idea è nata tra il 2008 e il 2009 e il primo esperimento concreto si è avuto a Salemi, in Sicilia, fortemente voluto dall’allora assessore Vittorio Sgarbi. L’obiettivo era ed è preciso: recuperare abitazioni vecchie, spesso case antiche in forte stato di abbandono, e rilanciare i centri storici dei piccoli comuni. L’idea è nata principalmente perché molti paesini del Sud Italia si sono spopolati negli anni a causa della forza immigrazione, con proprietari che non usano più le abitazioni ma sono comunque costretti a pagare l’IMU. Per questo motivo, è stato deciso di vendere questi immobili a un costo simbolico, a cui però segue un preciso iter burocratico da seguire per rimettere in piedi il bene acquisito. Tra le condizioni, l’acquirente deve impegnarsi a ristrutturare l’edificio entro pochi anni e spesso versare una cauzione come garanzia dei lavori.

In molti casi, gli immobili acquistati sono stati trasformati in abitazioni private, bed and breakfast o case vacanza, contribuendo così a creare una nuova offerta turistica nei centri storici.
Questo meccanismo ha permesso di recuperare numerosi immobili che altrimenti sarebbero rimasti ruderi e ha attivato un indotto economico legato ai lavori edili e ai servizi locali.

Dal recupero urbano al turismo di rientro

Col tempo, l’iniziativa ha riscosso un grande successo, attirando l’attenzione non solo degli investitori, ma anche di chi desiderava cambiare il proprio stile di vita. Sulla scia della pandemia e con l’ascesa dello smart working, numerosi professionisti e famiglie hanno riscoperto i borghi, eleggendoli a luoghi ideali in cui risiedere o trascorrere lunghi periodi. A questo fenomeno è spesso associato anche quello del turismo di rientro: italiani emigrati all’estero o stranieri innamorati del nostro Paese che scelgono di tornare o trasferirsi nei piccoli centri, contribuendo alla loro rinascita.
L’interesse è cresciuto rapidamente anche online: i portali dedicati alle case a un euro hanno registrato centinaia di migliaia di visite e un forte aumento delle ricerche, soprattutto dopo il 2020.

I borghi che stanno rinascendo

Dal 2009, anno di inizio dell’iniziativa, ad oggi sono circa 77 i comuni italiani che hanno aderito a questo progetto per ridare linfa sociale e culturale ai borghi storici. Nel 2026 sono 14 le regioni che vi hanno preso parte, per lo più nel Mezzogiorno, come Campania, Sicilia, Calabria e Sardegna, ma ci sono borghi anche in Toscana, Lazio, Piemonte e Marche

Tra i centri storici che hanno beneficiato dell’iniziativa delle case a 1 euro, Sambuca di Sicilia (Agrigento) è spesso citata come uno dei casi di maggiore successo. Il borgo ha attratto investimenti internazionali, è stato ripopolato e ha vinto il premio “Borgo dei Borghi“.

Altri centri storici che hanno ottenuto una significativa rivalutazione includono:

  • Mussomeli (Caltanissetta): Considerato uno dei pionieri con oltre 450 immobili venduti, attirando un vasto pubblico internazionale.
  • Ollolai (Nuoro): In Sardegna, ha utilizzato il progetto per contrastare lo spopolamento, attirando nomadi digitali e investitori, anche dagli Stati Uniti.
  • Zungoli (Avellino): In Campania, ha visto un forte interesse internazionale con oltre 20 manifestazioni di interesse da vari paesi.
  • Troina (Enna): Ha puntato sul recupero del suo centro storico medievale, attirando acquirenti brasiliani e non solo.

Un patrimonio che diventa risorsa economica

Oltre il valore storico-artistico, i borghi italiani si confermano destinazioni turistiche di primo piano, capaci di generare un indotto miliardario e occupazione diffusa. Il fenomeno delle case a un euro dimostra concretamente come il risanamento del patrimonio storico sia diventato un efficace strumento di rilancio del territorio.

La sfida del futuro: trasformare l’abbandono in investimento

La vera sfida del futuro è proprio questa: trasformare queste case in opportunità. Non si tratta solo di acquistare un immobile a basso costo, ma di investire in comunità che rischiano di scomparire. Nuovi abitanti, spesso provenienti anche dall’estero, possono portare lavoro, turismo e nuove idee.
Se il progetto continuerà a crescere, le case a 1 euro potrebbero diventare uno strumento importante per salvare i borghi italiani e costruire un futuro in cui tradizione e innovazione possano coesistere.

Nonostante i risultati positivi, la rinascita dei borghi richiede molto più di un’iniziativa immobiliare.
Le case a un euro, però, hanno il merito di aver riportato l’attenzione su centinaia di paesi italiani. In alcuni casi, hanno dimostrato che anche nei luoghi più piccoli è possibile dare inizio a una nuova vita.

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