La Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla ricorre oggi 15 Marzo ed è Dedicata ai Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione.

Come nasce?

La Giornata Nazionale del fiocchetto lilla è stata promossa per la prima volta nel 2012 dall’Associazione “Mi Nutro di Vita”, e parte da un padre, Stefano Tavilla, il quale, a seguito della perdita dell’amata figlia Giulia a soli 17 anni per bulimia mentre era in lista d’attesa per ricovero in una struttura dedicata, volle istituirla proprio nel giorno della sua scomparsa. In data 19 giugno 2018, la Giornata del Fiocchetto Lilla è stata sancita dalla Presidenza del Consiglio e da quel giorno il 15 marzo è riconosciuto istituzionalmente come giornata nazionale contro i Disturbi dell’Alimentazione.

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono patologie complesse caratterizzate da comportamenti alimentari disfunzionali, forte preoccupazione per il peso e la forma del corpo e da una profonda sofferenza emotiva. Essi dipendono da più cause date dall’interazione di fattori biologici, psicologici, familiari e socioculturali.

Essi colpiscono prevalentemente adolescenti e giovani adulti e sono sempre più frequenti casi anche tra bambini e preadolescenti. Tali disturbi sono stati inseriti dal Ministero della Salute tra le priorità della salute mentale e sono spesso associati ad altre patologie come depressione, ansia e disturbi da uso di sostanze. L’intervento tempestivo e la prevenzione risultano essere fondamentali.

Quali sono i principali DNA

I principali disturbi sono Anoressia nervosa, caratterizzata da restrizione alimentare, paura intensa di ingrassare e dismorfia, cioè percezione alterata della propria fisicità; Bulimia nervosa, con abbuffate seguite da condotte compensatorie come il vomito; Disturbo da alimentazione incontrollata (BED), con episodi di abbuffate senza comportamenti di eliminazione; ARFID, disturbo evitante o restrittivo dell’assunzione di cibo non legato necessariamente alla paura di ingrassare; ne altre forme come ortoressia, ossessione patologica per il consumo di cibo “puro”, “sano” o “corretto”, vigoressia, ossessione patologica per la forma fisica e l’aumento della massa muscolare, e drunkoressia, restrizione intenzionale dell’assunzione di cibo per “compensare” le calorie derivanti dal consumo eccessivo di alcol.

L’importanza della prevenzione e della tempestività

Questi disturbi possono modificarsi o alternarsi nella stessa persona nel corso della vita se non si interviene per tempo nell’individuazione e nella gestione degli stessi. Con interventi adeguati e tempestivi è possibile raggiungere una remissione significativa o una guarigione stabile. Per questo è importante che familiari, insegnanti e operatori sappiano riconoscere precocemente i segnali di allarme. Importantissimo sarebbe anche promuovere una visione positiva nonché realistica del corpo e un’educazione emotiva.

La parola all’esperta in tema di prevenzione

Approfondiamo un po’ l’argomento prevenzione con la dottoressa Michela Salsano, philosophical counselor, con specializzazione in mindfulness e psicologia positiva e co-fondatrice di Alo, co-working di professionisti con l’intento di promuovere la cultura del benessere e dell’equilibrio mente-corpo per una vita autentica e sana, all’interno del quale si è sviluppato il programma “Posso mangiare”.

Chi è Michela?

<<Ti risponderei che sono Michy. Una persona che, prima di essere docente, mindful trainer e studiosa di psicologia e mindfulness, ha dovuto far pace con sé stessa e con il cibo. Per questo, il mio lavoro nasce dall’incontro tra tre mondi che amo profondamente: filosofia, consapevolezza e nutrizione. Perché c’è stato un momento nella mia vita in cui pesavo tanto, non mi riconoscevo, sentivo di avere una cover intorno al corpo. Ricordo il momento esatto in cui mi sono detta: Michy, se ti arrendi ora ti arrenderai sempre! Questo, lo porto con me in ogni sessione per dare forza a chi si trova proprio in quel punto. >>

Sento quindi mangio

Cosa c’entrano la mente e quindi le emozioni con l’alimentazione?

<<Mangiare non è mai solo un atto biologico è anche un atto emotivo. Pensaci, cresciamo con frasi come “Sei triste? Dai ti porto a prendere un gelato!” oppure “Sono a pezzi oggi, mi ordinerò una pizza davanti alla tv, me la merito.” Ma anche la più quotata “Sono felicissimo per questo traguardo. Dai, andiamo a cena fuori!”. E così impariamo che il cibo è legato al conforto, alla ricompensa, alla calma o alla relazione. Quando siamo stanchi, stressati o soli, il corpo cerca spesso nel cibo una regolazione emotiva. Non perché siamo deboli o “senza volontà”, ma perché il cervello associa alcuni alimenti a sicurezza e piacere, perché quel tipo di ascolto ha scavato una strada nel tempo che porta alla risposta più gettonata: in qualsiasi modo io mi senta, per gestire un’emozione, devo mangiare. Capire che questo percorso non è l’unico, cambia completamente prospettiva: il problema non è il cibo, ma il dialogo interiore che nessuno ci ha insegnato.>>

La Giornata nazionale del fiocchetto lilla giovne donna sorrident con frasi scritte il problema non è il cibo ma il tribunale interiore che non ti perdona
Michela Salsano

Sentirsi grati non sentirsi in colpa

Cosa si può fare per poter recuperare un rapporto sano con il cibo?

<<Molte persone vivono il cibo dentro una logica di colpa: “Ho sbagliato”, “ho esagerato”, “domani devo rimediare”. Si sta a tavola con gli amici e al posto di sentirsi grati per quel momento, e viverlo con semplicità, non si fa altro che parlare di quanto faremo meglio lunedì. Il problema è che la colpa genera restrizione, e la restrizione spesso porta a nuove abbuffate o perdita di controllo. Il perdono, fortunatamente, rompe questo ciclo. Perdonarsi significa riconoscere che il nostro comportamento alimentare è stato spesso un tentativo – magari imperfetto – di prenderci cura di noi stessi. Quando togliamo il giudizio, possiamo finalmente osservare, comprendere e cambiare.>>

Mangiare con consapevolezza

Cos’è il mindful eating?

<<Il mindful eating è un protocollo mindfulness approvato dal ministero della salute che insegna come mangiare con consapevolezza. Significa tornare a percepire davvero il cibo: sapori, segnali di fame e sazietà, ma anche le emozioni che emergono mentre mangiamo. È piuttosto un allenamento all’ascolto: del corpo, della mente e delle sensazioni. Quando mangiamo con presenza mentale, il cibo smette di essere un campo di battaglia e torna a essere ciò che dovrebbe essere: nutrimento e piacere.>>

Posso Mangiare

Descrivi brevemente il programma “Posso Mangiare”

<< “Posso Mangiare” è un percorso che aiuta persone che vivono il sovraccarico emotivo come un limite per risolvere il proprio rapporto con il cibo. Con mio marito Davide Sparpaglia, biologo nutrizionista, abbiamo sentito il dovere professionale di mettere a disposizione del prossimo la nostra sensibilità in materia di nutrizione consapevole e pratiche di mindfulness. In sei mesi accompagniamo e insegniamo a utilizzare strumenti di introspezione come journaling e meditazione, poiché l’obiettivo è tanto imparare nuove regole alimentari, ma soprattutto partire dal ricostruire fiducia nel proprio corpo e uscire dalla logica delle diete restrittive. È un percorso che insegna a mangiare con più libertà, più ascolto e zero senso di colpa. e che, sì, anche la Nutella si può mangiare se ben contestualizzata.>>

Osservare e dare parola ai pensieri

Come possono aiutare journaling e meditazione?

<<Il journaling e la meditazione sono strumenti potentissimi perché creano spazio. La meditazione ci aiuta a osservare ciò che accade dentro di noi senza reagire immediatamente. Il journaling, invece, permette di dare parole a pensieri ed emozioni che spesso restano confusi. Quando una persona inizia a scrivere e a meditare, scopre spesso che dietro un impulso alimentare ci sono stanchezza, bisogno di pausa, stress o solitudine. Si impara così a leggere le spie che il corpo accende. A quel punto il cibo non è più l’unica risposta possibile.>>

Per concludere

Importante, dunque, è imparare noi adulti per primi ad affrontare le nostre emozioni, riconoscerle dando loro un nome, con l’aiuto di specialisti che siano in grado di indirizzarci verso una consapevolezza piena, in modo da indirizzare i giovani e, a volte purtroppo, i bambini verso un’educazione emotiva che possa aiutarli a non identificare nel cibo o in altro il loro capro espiatorio. Saper riconoscere e affrontare le proprie emozioni è la strada maestra da percorrere. Aristotele fece come pilastro della sua ricerca filosofica ed esistenza il motto greco inciso nel tempio di Apollo a Delfi “Conosci te stesso” ricordando a se stesso e all’uomo che conoscersi è un atto d’amore nei propri confronti che ci permette di vivere in modo autentico e vero.

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