Una tesi scritta della dott.ssa Miriana Trono che racconta della perdita un patrimonio culturale
Intervista
di Giulia Specchio
La riscoperta delle Vele di Avetrana – La tesi universitaria nasce quasi per caso e si è trasformata in un lavoro di ricerca che riporta al centro del dibattito culturale un’opera contemporanea, ormai scomparsa dalla piazza di Avetrana: le “Vele di Avetrana”, realizzate dall’artista e studioso Massimo Fagioli, insieme alle architetti: Anna Guerzoni, Isa Ciampelletti.
Il progetto nasce durante la fine del percorso accademico della studentessa Miriana Trono, indirizzata dal relatore Massimo Tommaso Guastella, studioso della tematica e promotore negli anni di incontri ed eventi dedicati all’opera nel territorio avetranese.
“La tesi è nata nel momento in cui dovevo affrontare la sua realizzazione e il mio relatore mi ha indirizzata a questo argomento: le Vele di Avetrana. Lui aveva già fatto delle riunioni e degli eventi sul tema mentre studiavo a Lecce. La parte più difficoltosa è stata la composizione della tesi perché non c’erano documenti a riguardo”.
La ricerca sul campo per trovare la documentazione
La dottoressa Trono nella fase di ricerca per sviluppare il progetto di tesi non si è limitata all’analisi teorica, ma ha effettuato una vera e propria ricerca sul campo. Il primo capitolo introduce il territorio avetranese per fare un’infarinatura del contesto, mentre gli altri capitoli si focalizzano sulla figura dell’artista e sull’opera d’arte contemporanea.
“Nel primo capitolo ho fatto un’introduzione generale sul paese di Avetrana anche per far conoscere il territorio; dal secondo capitolo in poi ho dovuto fare delle ricerche per conto mio, perché prima di questa tesi non conoscevo l’artista Massimo Fagioli. Ho raccolto molto materiale tra libri e documenti per realizzare questo caso studio”.
L’autrice definisce questo progetto una vera e propria ricerca sul campo stile anni Settanta.
La figura di Massimo Fagioli
Durante la stesura della tesi la dott.ssa Trono si imbatte nella figura di Massimo Fagioli, una figura poliedrica e autore dell’opera avetranese. Un elemento che ha colpito l’autrice è stato il fatto che l’opera fosse riconosciuta a livello internazionale e poco nel contesto locale.
“Una cosa che mi ha colpito molto è che la sua opera è riconosciuta a livello internazionale, mentre nella comunità avetranese non veniva nemmeno apprezzata”.
Altro elemento che emerge è il contrasto tra le opinioni che emerge come punto focale della tesi: il rapporto tra l’arte contemporanea e la comunità locale.
La rimozione dell’opera: il dibattito
Tra i vari capitoli della tesi si va ad affrontare la discussione che negli anni ha accompagnato lo smantellamento dell’opera.
Alcuni cittadini la considerano una perdita significativa come patrimonio storico, culturale e come attrattiva turistica.
“Potrei dire di sì, ma forse sono anche di parte. A qualcuno è dispiaciuta questa perdita, perché portava turismo: c’erano curiosi che venivano apposta per vedere l’opera”.
Un’opera singolare che nessuno aveva nel territorio pugliese. Le Vele erano un caso di arte contemporanea che andava in contrasto con le classiche opere del contesto regionale.
“Era l’unica opera così in tutta la Puglia, un’opera contemporanea e non il solito dipinto religioso o opere più antiche che riflettono il contesto rurale del territorio”.
Mancanza di sensibilizzazione sull’opera
Una maggiore sensibilizzazione culturale, forse, avrebbe potuto cambiare le sorti dell’opera.
“Assolutamente sì, perché è un’opera a tutti gli effetti. Anche se a qualcuno non piace esteticamente, deve comunque essere riconosciuta”.
La dott.ssa Trono sottolinea come il valore artistico di un’opera non bisogna misurarlo al suo aspetto estetico, dato poco oggettivo, ma al suo significato e alla comprensione.
“Come succede con un dipinto: può non piacere, ma si riconosce comunque il valore dell’artista”.
Viaggio alla riscoperta del patrimonio culturale e storico di Avetrana
Sono varie le interpretazioni date all’opera misteriosa che completata nel 2000, messa in fuzione nel 2004, ma per problemi idrici chiusa al pubblico dopo un mese.
Coautori dell’opera insieme a Massimo Fagioli ci sono le architette: Anna Guarzoni e Isa Ciampelletti, che seguirono la fase esecutiva del progetto e conoscevano personalmente l’artista Fagioli.
“Ci furono delle difficoltà, come il problema idrico, e solo nel 2004 l’opera venne messa in funzione. Purtroppo durò soltanto un mese”.
La ricerca ha avuto un ruolo anche di crescita personale per la riscoperta di questo valore culturale, artistico locale.
“È stato bello scoprire tante cose che nemmeno alle scuole elementari o medie ci avevano mai raccontato. È stata una scoperta dopo l’altra”.
Le interpretazioni dell’opera
Nel corso del tempo, come racconta la ricercatrice, ci sono state varie interpretazioni sull’opera d’arte. La più importante è quella proposta dallo studioso Fagioli.
“La mia interpretazione preferita è la teoria della nascita: l’allineamento della donna con il bambino, collegato al concetto di maternità”.
Una visione classica della famiglia radicata nei piccoli centri del Sud Italia.
“Ma ci sono state anche altre interpretazioni, come quella dell’innamorato: un uomo e una donna che si abbracciano. La mia preferita resta comunque quella della donna con il figlio”.
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