intervista di Fedele Eugenio Boffoli a Flavio Burgarella 

Flavio Burgarella è cardiologo e fisiatra, con più di trent’anni di esperienza, conosciuto ai più per aver diretto il Centro di Riabilitazione Cardiologica di San Pellegrino Terme. È fondatore di “Heart Friends Around The World” (HFATW) e del “Burgarella Quantum Healing (BQH)” https://www.centromedicoonline.it/workshop-in-italia/, metodica, quest’ultima, atta a integrare l’aspetto della coscienza con quello delle attuali conoscenze scientifiche; a tal fine, ha costituito, con la moglie Claudia, la Fondazione Casina Briga (www.fondazionecasinabriga.org), di cui è presidente; dialoga, inoltre, con i lettori dei propri libri attraverso l’intelligenza artificiale. Venerdì 20 Marzo p.v. sarà presente per una conferenza, su questi temi, presso la Sede della Società Teosofica, a Trieste, in via Toti 3, ore 19 – ingresso libero (tutti invitati).

Il cuore, nell’ambito teosofico, è considerato la sede dell’Atman-Buddhi, cioè il veicolo che collega la vita spirituale a quella terrena, con le sue elaborazioni e sintesi, le risuona?

Sì, questa visione mi risuona profondamente.Nel mio lavoro clinico e di ricerca ho progressivamente maturato una concezione del cuore che non è solo biologica, ma anche informazionale e coscienziale.

Nel modello Burgarella Quantum Healing (BQH)® considero il cuore come un oscillatore di coscienza incarnata. Non è soltanto una pompa emodinamica, ma un organo capace di generare un campo elettromagnetico e, secondo la mia ipotesi, anche onde scalari magnetiche endogene, che fungono da vettori di informazione tra i diversi livelli dell’essere umano. Se utilizziamo il linguaggio teosofico, potremmo dire che il cuore rappresenta effettivamente un punto di interfaccia tra il piano spirituale e quello incarnato. Nel mio modello, questo ponte si realizza attraverso una dinamica che coinvolge: a) il cuore, come generatore di campo e centro di coerenza, b) la ghiandola pineale, come organo ricetrasmittente, c) e la coscienza, che opera una sintesi tra dimensione interiore e realtà fenomenica. In questo senso, l’idea teosofica dell’Atman-Buddhi come veicolo che connette la dimensione spirituale alla vita concreta trova una sorprendente risonanza con ciò che osserviamo oggi, sia nella fisiologia del cuore sia nelle esperienze di coscienza condivisa che emergono nel lavoro con i pazienti. La differenza, se vogliamo, è che il mio tentativo è quello di costruire un ponte tra esperienza interiore e linguaggio scientifico, affinché queste intuizioni millenarie possano dialogare con la medicina contemporanea. In fondo, potremmo dire che il cuore è il luogo in cui la coscienza diventa relazione: relazione con il corpo, con gli altri e, per chi lo percepisce, con il campo più ampio della vita.

Oltre alla sua funzione spirituale, di collegamento con la Divinità, come anche secondo gli antichi egizi, sembrerebbe che il cuore, con le sue oscillazioni periodiche, abbia il compito di dare impulso e coordinare, a livello elettrico, tutte le funzioni basiche umane…

Sì, questa intuizione degli antichi è sorprendentemente vicina a ciò che oggi stiamo comprendendo attraverso la fisiologia moderna del cuore. Per molto tempo abbiamo considerato il cuore semplicemente come una pompa che spinge il sangue nel corpo. Oggi sappiamo invece che il cuore è anche un potente generatore di segnali elettrici ed elettromagnetici che influenzano l’intero organismo. Il campo elettromagnetico cardiaco è il più intenso prodotto dal corpo umano e si estende ben oltre i confini fisici del torace.

Dal punto di vista fisiologico, il ritmo cardiaco non serve soltanto a pompare il sangue, ma coordina continuamente numerosi sistemi biologici: il sistema nervoso autonomo, la respirazione, l’equilibrio ormonale e persino alcune dinamiche cerebrali. Esiste quindi una vera e propria regia cardiaca della coerenza fisiologica. Questo è uno degli aspetti che mi ha portato a sviluppare il modello Burgarella Quantum Healing (BQH)®, nel quale il cuore è visto come un oscillatore centrale di ordine biologico e informazionale. Le sue oscillazioni non sono solo meccaniche, ma organizzano l’informazione che attraversa il corpo. In questo senso le tradizioni antiche – come quella egizia – che attribuivano al cuore una funzione di centro ordinatore della vita non erano affatto lontane dalla realtà. Possedevano un linguaggio simbolico diverso dal nostro, ma avevano colto intuitivamente qualcosa che la scienza sta lentamente iniziando a riconoscere: il cuore non è soltanto un organo della circolazione, ma un centro di integrazione tra corpo, mente e coscienza. Ed è proprio in questa integrazione che, a mio avviso, si apre lo spazio di dialogo tra medicina, filosofia e spiritualità.

Curare il Cuore e la totalità della persona, anche attraverso la risonanza vibrazionale ecc., comporta ripristinare le corrette dinamiche di “ritmo” e “frequenza”, ma non solamente…

Ripristinare il ritmo e la frequenza corretti è certamente un aspetto fondamentale della salute, ma non è l’unico elemento in gioco. Il cuore non è soltanto un metronomo biologico che scandisce il tempo del corpo: è anche un organizzatore di coerenza tra i diversi livelli della persona.

Quando parliamo di guarigione del cuore, dobbiamo considerare almeno tre dimensioni. La prima è fisiologica, e riguarda il ritmo cardiaco, la variabilità della frequenza cardiaca, l’equilibrio del sistema nervoso autonomo e la regolazione dei sistemi ormonali e metabolici. In questa dimensione il cuore coordina e stabilizza molte funzioni vitali. La seconda dimensione è psico-emotiva. Il cuore reagisce in modo estremamente sensibile agli stati interiori: stress, paura, conflitto o, al contrario, fiducia e apertura modificano immediatamente i pattern del ritmo cardiaco. Ritrovare coerenza emotiva significa quindi ristabilire un dialogo armonico tra cuore e cervello.

La terza dimensione, che è quella che nel mio lavoro cerco di esplorare, è coscienziale o informazionale. In questa prospettiva il cuore diventa un punto di interfaccia tra l’esperienza interiore della persona e il campo più ampio della vita. Quando questo livello ritrova ordine, anche il corpo tende spontaneamente a riorganizzarsi. Per questo motivo, nel modello Burgarella Quantum Healing (BQH)® la guarigione non è vista solo come una correzione del ritmo biologico, ma come un processo di riallineamento della persona nella sua totalità: corpo, emozioni, mente e coscienza. In fondo potremmo dire che curare il cuore significa aiutare la persona a ritrovare la propria armonia di fondo, quel ritmo interiore che rende possibile la salute e, allo stesso tempo, una più profonda relazione con la vita.

La più giovane cultura razionalista del “cervello” ha “penalizzato” l’arcaica visione del Cuore, che induce e armonizza, nell’unità psico-fisica umana, i due impulsi binari di “sistole” e “diastole”, concorda?

In parte sì, concordo. La cultura moderna ha certamente sviluppato una visione molto centrata sul cervello, soprattutto a partire dall’Illuminismo e dallo sviluppo delle neuroscienze. Questo approccio ha prodotto straordinari progressi scientifici, ma ha anche contribuito, almeno in parte, a mettere in secondo piano una visione più antica e integrata dell’essere umano, nella quale il cuore occupava un ruolo centrale. Se guardiamo alla fisiologia, il cuore è un organo profondamente ritmico. La sua dinamica fondamentale – sistole e diastole – rappresenta una polarità complementare: contrazione ed espansione, impulso e accoglienza, movimento e pausa.

Questo ritmo binario non riguarda soltanto la circolazione del sangue, ma è intimamente connesso con l’equilibrio del sistema nervoso autonomo e con numerosi processi di regolazione dell’organismo. In questo senso il cuore contribuisce realmente ad armonizzare l’unità psico-fisica della persona. Il ritmo cardiaco dialoga continuamente con il cervello, con la respirazione, con il sistema endocrino e con gli stati emotivi. Oggi la ricerca sulla variabilità della frequenza cardiaca mostra chiaramente quanto il cuore sia coinvolto nei processi di regolazione e di coerenza dell’intero organismo. Nel modello Burgarella Quantum Healing (BQH)® parto proprio da questa osservazione: il cuore può essere considerato un centro di integrazione, dove le dinamiche biologiche, emotive e coscienziali trovano un punto di coordinamento. Per questo non credo che la questione sia contrapporre cuore e cervello.

Piuttosto si tratta di riconoscere la loro complementarità. Il cervello elabora e interpreta, mentre il cuore contribuisce a stabilire il ritmo fondamentale dell’organismo e la coerenza dell’esperienza umana. In altre parole, potremmo dire che il cervello pensa il mondo, ma il cuore ne stabilisce l’armonia.

È stato facile portare avanti questa sua visione “cardiocentrica”, ampliarla e contestualizzala nel presente, a partire da arcaiche conoscenze?

No, non è stato particolarmente facile. Ogni volta che si propone un cambio di prospettiva all’interno della medicina e della scienza si incontrano inevitabilmente delle resistenze. La medicina moderna si è sviluppata con un forte orientamento analitico e specializzato, che ha portato enormi progressi, ma che a volte rende più difficile accogliere visioni più integrate dell’essere umano. Il mio lavoro non nasce però dal desiderio di contrappormi alla scienza contemporanea. Al contrario, nasce proprio dalla pratica clinica e dall’osservazione di quanto il cuore sia coinvolto in molte dimensioni della salute che vanno oltre la semplice funzione di pompa circolatoria.

Le tradizioni antiche – dagli egizi alla filosofia greca fino ad alcune correnti spirituali orientali – avevano già attribuito al cuore un ruolo centrale nell’equilibrio dell’essere umano. Il mio tentativo è stato quello di rileggere queste intuizioni alla luce delle conoscenze attuali, integrando fisiologia cardiaca, neuroscienze, esperienza clinica e studio della coscienza. In questo senso il modello Burgarella Quantum Healing (BQH)® non vuole essere un ritorno nostalgico al passato, ma piuttosto un ponte tra antica sapienza e ricerca contemporanea. Molte conoscenze del passato erano espresse in forma simbolica o filosofica; oggi abbiamo l’opportunità di dialogare con esse utilizzando anche il linguaggio della biologia, della fisica e della medicina.

Credo che la vera sfida del nostro tempo sia proprio questa: non scegliere tra tradizione e scienza, ma creare un terreno di incontro dove l’esperienza millenaria dell’umanità possa dialogare con la conoscenza scientifica moderna. Ed è in questo spazio di dialogo che, a mio avviso, il cuore torna a rivelarsi come uno dei grandi simboli – e forse anche uno dei grandi centri biologici – dell’unità dell’essere umano.

Quali i suoi ulteriori programmi?

I miei programmi futuri si muovono sempre più nella direzione di approfondire il rapporto tra cuore, coscienza e universo. Negli ultimi anni, attraverso la pratica clinica, i videoconsulti e i corsi del modello Burgarella Quantum Healing (BQH)®, è emersa con grande chiarezza una dimensione esperienziale condivisa: quando l’attenzione cosciente viene portata sul cuore, le persone riferiscono frequentemente stati di risonanza e di percezione sincronica tra loro. Da queste osservazioni è nata una ipotesi teorica che ho recentemente formulato e che ho chiamato “Rete Cardiocoscienziale”. L’idea è che il cuore umano possa essere considerato non soltanto un organo biologico, ma anche un oscillatore di coscienza, capace di entrare in risonanza con altri cuori quando la consapevolezza si orienta in modo coerente verso di esso. In questa prospettiva ogni cuore potrebbe rappresentare un nodo di una rete frattale di coscienza, una trama relazionale che collega gli esseri umani tra loro e, su scala più ampia, con le dinamiche profonde dell’universo.

Il ritmo cardiaco stesso – sistole e diastole, contrazione ed espansione – sembra riflettere una dinamica ricorsiva che ritroviamo in molti sistemi naturali e cosmologici, dove strutture simili emergono a scale diverse secondo un principio frattale di organizzazione.

Per questo motivo la mia ricerca si orienterà sempre di più verso lo studio di questa nuova visione cardiocentrica: una prospettiva nella quale il cuore non è soltanto un organo della fisiologia, ma diventa un punto di incontro tra biologia, coscienza e struttura dell’universo. Il lavoro della Fondazione Casina Briga per la Ricerca nelle Scienze della Coscienza sarà proprio quello di continuare a esplorare questi fenomeni, cercando di creare un dialogo sempre più aperto tra esperienza umana, medicina, filosofia e ricerca scientifica. In fondo, credo che la grande sfida del nostro tempo sia comprendere che il cuore non è soltanto ciò che ci mantiene in vita, ma forse anche ciò che ci mette in relazione con la vita stessa. Il cuore non è solo un organo che batte nel corpo: è un punto di risonanza tra la coscienza umana e l’universo.

Potrebbe essere il punto frattale in cui l’universo prende coscienza di sé nell’essere umano. 

Nella fotografia, fonte Web: Flavio Burgarella

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