Domani la prima udienza al Tribunale di Roma per i fatti del 2024. L’associazione si costituisce parte civile: «L’odio non può restare impunito!»

IL PROCESSO
Domani, 9 aprile 2026, presso il Tribunale di Roma, prenderà ufficialmente avvio la prima udienza del procedimento penale relativo alla grave aggressione a sfondo omofobo ai danni del Gay Center e del suo fondatore, Fabrizio Marrazzo. I fatti risalgono al maggio 2024 e rappresentano uno degli episodi più rilevanti di violenza discriminatoria degli ultimi anni nella capitale.

Secondo quanto ricostruito negli atti giudiziari, l’episodio sarebbe iniziato con un gesto vandalico: due giovani sorpresi mentre urinavano sul “muro Rainbow”, simbolo dell’associazione. Da lì, la situazione è degenerata in insulti e minacce omofobe, fino a un inseguimento e a un’aggressione fisica ai danni di Marrazzo, accompagnata da frasi discriminatorie e intimidatorie.

LA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE
Il Gay Center ha annunciato che si costituirà parte civile nel procedimento, tramite gli avvocati Alessandro Cataldi e Barbara De Gregorio, per tutelare l’associazione e la persona offesa, ma anche l’intera comunità LGBT+, colpita simbolicamente dall’episodio. Una scelta che richiama i principi costituzionali di dignità, uguaglianza e libertà, ribadendo che atti di odio non possono restare senza conseguenze.

L’associazione sottolinea inoltre la necessità di un impegno più forte contro i crimini d’odio, anche attraverso una normativa specifica. Nei prossimi giorni sarà presentata una nuova denuncia per un ulteriore attacco al muro Rainbow, recentemente imbrattato, su cui sarebbero già state raccolte prove utili. «Non si tratta di episodi isolati», conclude il Gay Center, «ma di un clima che va contrastato con determinazione, anche sul piano legale».

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