Del 29 Novembre 2023 alle ore 18:02Oggi sono 121 anni dalla nascita di Carlo Levi figlio di ebrei del ceto medio torinese. Uno zio Claudio Treves, fondatore e dei leader del socialismo italiano, legato a Filippo Turati. Nel 1918 Carlo Levi conobbe Piero Gobetti6, e nacque la collaborare con lui prima sulle pagine di «Energie Nove» e, dal 1922, su quelle del «La Rivoluzione Liberale. Fu costante e crescente l’ impegno antifascista, e aderì al movimento clandestino “Giustizia e libertà” di Carlo Rosselli, fin dalla sua costituzione nel 1929. Nel marzo del 1934 mentre si trovava nella villa paterna di Alassio due carabinieri lo arrestarono. Resta in carcere per quasi due mesi, dal 13 marzo al 9 maggio ʼ34. Rilasciato e riarrestato nel maggio del 1935. Mesi di interrogatori prima alle Carceri Nuove, e poi a Roma, a Regina Coeli, non emergendo sostanziali reati non fu deferito al Tribunale Speciale ma come misura di prevenzione e sospetto antifascismo, ad agosto venne inviato al confino a Grassano in provincia di Matera. Successivamente su decisione della Questura fu inviato ad Aliano. Qua scopre nella vita contadina lucana un mondo alternativo a quello della modernità e della razionalità da cui proviene e nasce un’esperienza che segnerà il suo percorso esistenziale. Soprattutto si consolida la concezione democratica, derivata dall’insegnamento di Gaetano Salvemini, tutta centrata sull’autonomia delle comunità elementari. Inizia il Cristo si è fermato a Eboli, e la sua carriera di scrittore. Nel giugno 1939 si trasferisce a Parigi, e di qui a La Baule in Normandia, scrive il saggio Paura della Libertà. Dopo l’invasione tedesca della Francia, Levi si trasferisce a Marsiglia. Ottiene un visto americano, ma all’ultimo momento decide di non partire per gli USA, e nel 1941 rientra in Italia, stabilendosi prima a Milano, dove entra in contatto con Ugo La Malfa partecipando alla fondazione del Partito d’Azione, quindi a Firenze, dove si guadagna da vivere essenzialmente come ritrattista. Sospettato di attività antifascista, viene arrestato nell’aprile del 1943 e rinchiuso nel carcere delle Murate, da dove è liberato con la caduta di Mussolini. Le leggi razziali fasciste vennero applicate in Italia fra il 1938 e il primo quinquennio degli anni quaranta, inizialmente dal regime fascista e poi dalla Repubblica Sociale Italiana. Nella rivista «La difesa della razza» si sosteneva:«È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano nordico” Dopo la liberazione di Firenze, entra per il Partito d’Azione nel Comitato di Liberazione Nazionale della Toscana, assumendo la direzione de «La nazione del popolo», organo del CLN regionale. Nel giugno del 1945 si trasferisce a Roma per assumere la direzione de «L’Italia libera», organo del Partito d’Azione. Intanto Einaudi pubblica Cristo si è fermato a Eboli con un immediato e travolgente successo anche all’estero, e soprattutto negli USA, si consuma rapidamente l’esperienza del PdA, entrato in crisi dopo la caduta del Governo Parri e la crescente inconciliabilità delle diverse culture che lo avevano animato. Levi critica gli azionisti accusandoli di un’insufficiente attenzione verso le questioni meridionale e contadina, dalla cui comprensione, a suo avviso, dipende la possibilità di realizzare in Italia una vera rivoluzione democratica. Aderisce ad Alleanza Repubblicana, un gruppo fondato dagli azionisti meridionalisti Dorso, Rossi Doria e Fiore, con cui si candida all’Assemblea costituente. Levi diventa una figura chiave del meridionalismo militante, animatore del movimento di opinione pubblica contro la persecuzione amministrativa e giudiziaria di Danilo Dolci in Sicilia, leader di tutta una nuova generazione di intellettuali meridionalisti specialmente lucani, come Rocco Scotellaro al quale Levi rimase legato da una profonda amicizia. Scodellaro avrà al suo fianco Levi durante le vicende giudiziarie con le quali si tenterà di contrastare il suo impegno riformatore e farà nel dicembre del 1952 un viaggio in Calabria dal quale nasceranno alcuni dei suoi quadri più famosi come“  La porta del Sud”,“ Melissa”, “Antonio e il porco”,“ IL piccolo assegnatario”,” Nonna e nipote”.
Scriverà Levi riferendosi ai suoi quadri di Calabria:“ È, per me, il paesaggio più vero che io conosca […] L’ho visto, la prima volta, tanti anni fa, nelle argille desolate di Lucania, che si stendono a perdita d’occhio da Aliano a Pisticci, da Craco a Montalbano, dove sulle bianche distese deserte passa l’ombra delle nuvole; l’ho rivisto, diverso e sostanzialmente simile, in tutte le terre povere del Sud […] È la terra della fatica contadina, della miseria e della civiltà contadina. Il suo colore è quello della terra antica, nuda, bruciata da tutti i soli, lavata e spogliata da tutte le piogge; lo stesso colore del viso degli uomini e delle donne, il colore della malaria, della fame, della fatica, della pazienza e del coraggio di vivere. […] Queste figure di calabresi che ho dipinto vogliono essere la descrizione, la storia di un paese di braccianti poveri. Non sono dei ritratti, ma dei personaggi, come il paesaggio su cui vivono. Ognuno di essi porta sul viso la sua storia, che dovrebbe essere riconosciuta senza bisogno di essere raccontata; la sua storia, il suo lavoro, la sua fame, le sue malattie, le sue speranze, la sua volontà, il suo carattere personale. […] Essi ci guardano: se noi li avessimo guardati come curiosità, come folklore non li avremmo mai visti. Se li abbiamo potuti vedere e rappresentare è perché li abbiamo guardati con la stessa intimità e lo stesso distacco con cui guardiamo noi stessi”.
Oggi il Cristo si è fermato a Eboli è vivo come opera letteraria, testimonianza di un’epoca ma di un’epoca ormai morta. I contadini di Levi non ci sono più ma ci sono il“ luigini” segnati da profonda mutazione ma in continuità con gli antenati dell’Orologio. Sono la finanza, l’imprenditoria che fa dumping ambientale e sociale, che sfila i fondi del PNRR al Mezzogiorno, che vuole la secessione dei ricchi mascherandola attraverso il grande imbroglio del regionalismo differenziato. Sono gli imbrattacarte, presenti in alcuni giornaloni ma anche in testaste locali del profondo Nord Est, che identificano il Mezzogiorno con il reddito di cittadinanza e la sua, sopraggiunta propensione verso il voto populista.
L’attualità unica di Carlo Levi la vedo in una sempre più pericolosa“ Questione Meridionale e con l’attualità di quanto scrive nell’“ Orologio” e in chi sono i nuovi luigini“  gli industriali e commercianti che si reggono sui miliardi dello Stato, (.) gli agrari e i contadini della stessa specie. […] Poi ci sono i politicanti, gli organizzatori di tutte le tendenze e qualità […]. Ce li metto tutti: comunisti, socialisti, repubblicani, democristiani, azionisti, liberali, qualunquisti, neofascisti, di destra e di sinistra, rivoluzionari o conservatori o reazionari che siano o pretendano di essere. E aggiungete infine, per completare il quadro, i letterati, gli eterni letterati dell’eterna Arcadia […]. […] I Luigini sono la maggioranza. […] Sono di più, ma non molto, per ragioni evidenti. […] Perché ogni Luigino ha bisogno di un Contadino per vivere, per succhiarlo e nutrirsene, e perciò non può permettere che la stirpe contadina si assottigli troppo. […] I Luigini hanno il numero, hanno lo Stato, la Chiesa, i Partiti, il linguaggio politico, l’esercito, la Giustizia e le parole. I Contadini non hanno niente di tutto questo: non sanno neppure di esistere, di avere degli interessi comuni. Sono una grande forza che non si esprime, che non parla. Il problema è tutto qui”.
Levi oggi tradurrebbe il termine“ contadini” in quanti arrivano appena alla terza settimana, i precari in servizio permanente effettivo, i giovani senza credibili prospettive future, e quanti abitano nel Mezzogiorno falcidiato da regressione demografica e inadeguatezza di una classe dirigente, selezionata non sulla base del merito e della competenza.
Ho avvertito il dovere del richiamo alla memoria di Carlo Levi , soprattutto in questa particolare fase storica ed essendo il coordinatore scientifico, del Centro Studi ” Carlo Levi” della Fondazione Luigi Gaeta di Eboli-.

L’articolo Anniversario di Carlo Levi. è già apparso su Il Corriere Nazionale.

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