Che simpatica Luciana in agguato a scuola a Tunisi “armata” di bottiglie piene d’acqua, per innaffiare anche lei con i gavettoni che ormai da anni salutano i bambini e i ragazzi al termine di ogni anno di studi: distribuiva le bottiglie a tutti, e tutti gettavano l’acqua beneaugurante sugli alunni e sugli allievi in fuga!

Quando mia figlia l’anno scorso ha frequentato la 2^ primaria alla scuola italiana di Tunisi, in una bella palazzina bianca circondata da un giardino ben curato dal signor Mohamed, il custode in abito tradizionale, sono rimasta subito colpita da Luciana “la mamma di Filippo” un bel bambino biondo molto educato.

Il sorriso di Luciana, il suo muoversi con agio e signorilità nel quartiere di El Menzah 9 dove noi invece in un primo tempo ci sentivamo un po’ spaesati, la sua gentilezza affettuosa verso gli altri bambini, l’accoglienza di una chiacchiera di pochi minuti con noi “forestieri”.

Ho scoperto ben presto che già la mamma di Luciana era venuta a vivere in Tunisia, a Monastir cresciuta all’ombra del maestoso castello di guardia, il Ribàt, patria di Bourguiba padre nobile dell’autonomia dai Francesi.

Ora ne so di più. La famiglia di Luciana 34 anni fa si trasferì a Monastir per un contratto di lavoro di due anni.

Aprirono una pizzeria alla Marina di Monastir, un porticciolo dove andiamo sempre molto volentieri in bassa stagione (d’estate è molto affollato), passando la notte nel residence turistico che lo circonda.

Luciana sin da ragazzina prese subito la situazione sotto controllo, studiando l’arabo e il tunisino alla Bourguiba School di Sousse, aiutando la mamma in pizzeria e dando una mano al compagno della mamma con i disegni tecnici.

Dopo di che, la mamma e il compagno accettarono un’offerta di lavoro a Tunisi, presso una ditta di Como che assunse anche Luciana, e la famiglia si trasferì al completo.

Mentre il fratello studiava alla scuola francese, Luciana a soli vent’anni, dopo un inizio come “factotum”, divenne addirittura co-gerente della ditta: poco più di una teenager, con una carriera lampo che ormai in Italia sarebbe quasi eccezionale a quell’età.

L’incontro con il ragazzo di 23 anni che sarebbe diventato suo marito, uno stilista tecnico di confezione, fu propiziato dal parroco della Chiesa cattolica di Tunisi che si era posto il problema di come fare ad aiutare quei giovani italiani che ormai non erano più in età da andare a scuola, e che non avevano alcuna occasione per socializzare: e aveva pensato bene di organizzare proprio a tal fini delle cene. Il matrimonio fu poi celebrato a Tunisi, e questa è proprio una bella storia.

Luciana ha quattro figli, tutti nati a Tunisi, ove hanno anche preso i sacramenti, tutti iscritti alla scuola italiana “G.B. Hodierna” nel cuore del bianco quartiere di El Menzah 9. I tre più grandi, dopo aver preso il diploma del liceo scientifico, sono tornati in Italia a Padova per l’Università, mentre Filippo il più piccino sta ancora frequentando le primarie alla scuola italiana.

All’arrivo del terzo figlio Luciana ha lasciato il lavoro ed ha scelto di occuparsi solo della famiglia, e di sé stessa e della sua crescita culturale, ed è sicuramente una mamma invidiabile tanto è vero che quando mia figlia è andata ospite nella sua bella villa in collina, con i cani in giardino, è stata benissimo e mi ha detto al ritorno che avrebbe preferito vivere per sempre a casa di Filippo.

Vi ho raccontato questa storia perché in madre-patria non abbiamo bene idea della vita assolutamente “normale” che noi italiani possiamo trascorrere in Tunisia, dove i cammelli (o meglio, i dromedari), le tende e le oasi sono in realtà delle mere cornici folkloristiche destinate ai turisti.

Dove ci sono ottime scuole, almeno fino al liceo (o “college”), e dove con una discreta conoscenza del francese  è possibile comunque ambientarsi bene, salvo che a un certo punto, per curiosità personale, si finisce sempre per volere imparare anche l’arabo e il tunisino (che è un misto di arabo e lingue mediterranee).

In Tunisia un italiano può trovare e creare lavoro, anzi può avere possibilità di crescita professionale – come la storia di Luciana insegna – particolarmente gratificanti e senza dover aspettare di diventare stagionati.

Luciana con la sua villa e Filippo e l’azienda del marito che produce e assume a Tunisi, e Luciana con i tre figli a Padova, rappresentano il trait d’union perfetto tra le due sponde del mediterraneo e tra due sponde di una stessa famiglia particolarmente attiva e intraprendente.

Dovrebbero anche insegnare a non disprezzare o a non diffidare per partito preso delle realtà che sono lontane da noi solo geograficamente. Ma questo, chissà se tutti avranno la voglia di volerlo capire…

 

 

 

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