Del 4 Febbraio 2024 alle ore 18:00

di Camilla G. Iannacci

Il luogo reale per uno scrittore non è solo un luogo dato, ma, anche, il luogo della sua anima e di quella del lettore che vi si riconosce.

In modo precipuo, accade nella scrittura di Carmine Abate, segnatamente in “Il cercatore di luce”.

La vita dei personaggi dispiega il nostro vissuto: parlano di sé per dire di noi e, nella narrativa di Carmine Abate, dello stesso autore.

Indice dei Contenuti

  • La ricerca delle radici
  • L’ epica come racconto universale
  • La ricerca della luce e del sé ne “Il cercatore di Luce” di Carmine Abate
  • La struttura del romanzo a trittico e le dichiarazioni dell’autore
  • Il canto del νόστος
  • La ricerca delle radici

Ne”Il cercatore di luce” di Carmine Abate, la “Moma”, ovvero la nonna, racconta a Carlo, il protagonista del romanzo, che il nonno aveva conosciuto il pittore Giovanni Segantini autore di un quadro presente nella stanza del nipote che ne chiede notizia.

Non è un caso che la parola “Moma” evochi, nel suono, il termine con cui in albanese si chiama la nonna: Abate è originario di Carfizzi un paese che nel ‘500 ha accolto i profughi albanesi di Scanderbeg, in fuga dai Turchi, e ne parla la lingua.

Nelle pagine di Carmine Abate: la Sila, l’odore della sua terra, la sua lingua arbëresh s’intrecciano con la luce del Trentino.

  • L’ epica come racconto universale

La vita di Segantini avvia il racconto di un secolo e della vita delle origini dell’autore e della propria famiglia.

Carmine Abate è come gli aedi: dispiega l’epica della famiglia, parla del pittore per parlare di sé, di noi e della storia.

Abate scrive da quando era emigrato in Germania, la sua prima opera “Den Koffer und weg!”  è del 1984, e si riconferma, dalla vittoria del Campiello del 2012 con “La collina del vento”, anche oggi.

L’esistenza umana, attraverso lo sguardo di Carmine Abate, non è solo una vicenda individuale ma diventa racconto corale, universale.

  • La ricerca della luce e del sé ne “Il cercatore di Luce” di Carmine Abate

     Il pittore Giovanni Segantini, uno dei maggiori esponenti del Divisionismo, ha, in ogni sua opera, inseguito senza sosta la luce: la stessa che anima le pagine di Carmine Abate.

E se Segantini, nelle sue montagne, cerca e ferma la luce con i colori, Abate la dona a noi e ci illumina con le sue parole.

  • La struttura del romanzo a trittico e le dichiarazioni dell’autore

Abate, in un video, racconta come ha inseguito, quale novello Sherlock Holmes, Segantini nel suo peregrinare da Milano ad Arco fino in Svizzera.

La struttura del romanzo a trittico è sia un riferimento al dipinto di Segantini, sia la cornice più appropriata al racconto che dispiega la vita umana dalla nascita al nulla.

  • Il canto del νόστος

Nella figura di Giovanni Segantini si cela, anche, l’autore che racconta il peregrinare del pittore come quello di ogni esule dalla propria terra e come tale è stato anche Carmine Abate.

Chi ha conosciuto lo sradicamento, come Abate, porta con sé sapori, odori, voci, volti sempre illuminati dal ricordo.

Abate è il cantore della nostalgia: il νόστος, il dolce dolore dei ricordi di cui è intessuta la mente di ognuno.

Come Ulisse, Abate porta la sua Itaca nel cuore e continua a cercarla anche in ogni altro luogo.

La parola costruisce mondi e li fa rivivere: Carmine guarda, la vedi: Carfizzi è qui ed il nonno si aggira tra i suoi laghi e le dighe che ha costruito.

L’articolo Carmine Abate ne “I cercatore di luce” e’ il cantore della nostalgia è già apparso su Il Corriere Nazionale.

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