In effetti, non è più un regno autonomo dal 1885 quando il re del Belgio lo trasformò in una sua proprietà personale, denominandolo Stato Libero (!) del Congo. Ma dietro c’è una lunga storia, fin da quando i bantu giunsero nella zona, al tempo in cui in Europa c’era Carlo Magno per intendersi. Nel ‘300 poi il territorio si unificò dando luogo al Regno del Congo appunto, e nel ‘400 arrivarono i portoghesi. Seguirono secoli di alternanza tra  l’egemonia portoghese e quella belga.  Lo sfruttamento maggiore iniziò col caucciù, impiegando manodopera locale in modo indiscriminato basato sulla paura e sulla totale sopraffazione.

I primi del ‘900 vi furono movimenti di denuncia negli Stati Uniti e in Inghilterra, ma ciò non impedì il massacro di almeno dieci milioni di congolesi. Il paese venne chiamato Congo belga e divenne ufficialmente una colonia, che ottenne l’indipendenza solo nel ’60 grazie alle lotte guidate dalla notevole personalità di Lumumba.

Da allora si sono avvicendate varie fasi alterne, ma quel che è rimasto pressoché invariato è lo sfruttamento verso la popolazione locale.

Si tratta di un paese dalle immense risorse anche minerarie e sono presenti  metalli rari e sostanze particolarmente utili oggi per i dispositivi elettronici; sono presenti uranio, rame e diamanti, e su questi ultimi si è basata l’immensa fortuna accumulata dal regime cleptocratico di Mobutu dagli anni ’70 in poi. E comunque, l’impiego di manodopera minorile nelle miniere è tutt’oggi un fatto normale.

Del resto, in tutta l’Africa molti lavori pesanti vengono svolti da donne e bambini. In generale, nel mondo si sa comunque ben poco dell’Africa, basti pensare alla quantità di cose di origine africana che sono ritenute di altri paesi. Come lo struzzo e il caffè, che si pensano come specifici del Sud America mentre sono originari dell’Etiopia, come testimonia anche una regione etiope di nome Caffa…

Non è possibile prevedere i tempi di un vero riscatto di questo continente  ma possiamo divulgare, questo sì, la reale condizione delle popolazioni native che è a tutt’oggi ben lontana dall’essere accettabile.

SandraFallaci©

ph wikipedia

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