Del 13 Febbraio 2024 alle ore 07:38

L’Ufficio economico di Confesercenti ha pubblicato di recente un documento che analizza i  dati sull’andamento del commercio diffusi dall’Istat.

L’inflazione continua a sgonfiare le vendite, che chiudono l’anno 2023 con una riduzione
del 3,7%: un vero proprio crollo per le piccole superfici.
Per i negozi la contrazione del volume delle vendite è stata di 6 punti percentuali sul 2022.
I dati diffusi da Istat confermano, purtroppo, che l’inflazione in media annua ha continuato ad incidere negativamente sulla spesa delle famiglie. L’inflazione non accenna a frenare l’erosione delle quote di mercato per le piccole imprese.
Le attività di vicinato, infatti, a fronte di una variazione totale in volume delle vendite
fortemente negativa, pari a -3,7%, fanno registrare una caduta verticale del -6,0%. Lo stesso fenomeno, seppur in forma ridotta, si era registrato lo scorso anno: dopo il rimbalzo post Covid del 2021, in due anni le imprese operanti su piccole superfici hanno fatto registrare una perdita cumulata in volume di quasi 8 punti.
Più in generale, bisogna inoltre osservare che complice l’elevato tasso di inflazione di questi due anni, il complesso delle vendite al dettaglio risulta negativo in termini reali.

LE PRIORITA’

Ci poniamo una domanda: quali sono le priorità da affrontare a livello nazionale che
riguardano le imprese del commercio e turismo?
Sono tantissime, eccone alcune:
I costi della burocrazia, l’elevato costo del denaro, le regole che premiano le grandi
imprese, la web tax e la concorrenza sleale del commercio online, il boom di utilizzo della moneta elettronica da parte delle imprese (con i costi delle transazioni che non accennano a diminuire), la questione Bolkestein che coinvolge le imprese balneari e del commercio su aree pubbliche.
Sono tutti temi su cui è necessario un confronto con il Governo.

DENATALITA’ E VIVIBILITA’

Siamo in pieno allarme denatalità: lo scorso anno sono nate “solo” 22.608 nuove attività, il 20,3% in meno del 2021. Questo fenomeno colpisce le attività di vicinato, e il rischio
desertificazione dei nostri centri urbani ed i conseguenti problemi di sicurezza per i cittadini, diventa sempre più forte: con le imprese che continuano a chiudere da un lato e la mancanza di
servizi dall’altro, è in ballo la vivibilità delle nostre città.

ANDAMENTO IN PROVINCIA DI TARANTO

A Taranto ed In provincia le cose vanno certamente peggio.
Il pessimo andamento delle vendite di fine stagione/saldi, è la drammatica conferma di una condizione di estrema debolezza del settore, causato dalle difficoltà e delle incertezze che migliaia di famiglie stanno vivendo per la precarietà del lavoro e per il diffuso e, ormai strutturale, ricorso alla Cassa integrazione guadagni (nel solo sistema ex ILVA se ne contano migliaia).
Nella sola città di Taranto l’emergenza “commercio” interessa oltre 5.000 piccole e medie
imprese e rischia di appesantire ulteriormente la già drammatica situazione occupazionale.

STRUMENTI DI SOSTEGNO E RILANCIO

Le problematiche del settore commercio e pubblici esercizi sono certamente
interconnesse con gli scenari economici nazionali e territoriali, proprio per questo vanno
affrontate – con le amministrazioni locali – alcune difficoltà del settore e vanno individuati tutti i possibili strumenti di sostegno e di rilancio.
I “Documenti Strategici del Commercio” devono essere lo strumento di analisi della
situazione del settore e di pianificazione dello sviluppo. Altri strumenti di sostegno dipendono da
un miglioramento degli spazi e dei servizi urbani. Non va infine dimenticato il sostanziale
ridimensionamento della tassazione locale, divenuta davvero insostenibile .

CONFRONTO SERRATO

E’ perciò assolutamente necessario avviare un immediato confronto serrato sul
drammatico stato di fatto del settore: una situazione che rischia di portare al definitivo tracollo l’economia territoriale, pregiudicando definitivamente le aspettative di uno sviluppo alternativo basato su terziario e turismo .

L’articolo Taranto – Allarme commercio dalla Confesercenti è già apparso su Corriere di Puglia e Lucania.

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