Del 25 Marzo 2024 alle ore 16:15

Viaggio attraverso le sfumature dell’ira: dalla sua origine biologica alla sua gestione consapevole.

L’ira, la furia, la collera o la rabbia sono stati psicologici alterati che possono essere suscitati da situazioni percepite come minacce o provocazioni, e che possono portare alla rimozione dei freni inibitori che normalmente controllano le reazioni del soggetto coinvolto. Chi è iracondo prova una profonda avversione verso qualcosa o qualcuno, e talvolta anche verso se stesso.

L’ira coinvolge modificazioni fisiologiche, come l’aumento del battito cardiaco e della pressione sanguigna, insieme ad un forte aumento dei livelli di adrenalina e noradrenalina. Il comportamento irato è spesso caratterizzato da una certa forma di violenza, sia verbale che fisica. La reazione psicofisiologica dell’ira è presumibilmente legata al comportamento di attacco o fuga ed è correlata anche all’emozione della paura e al fenomeno psicologico dello stress.

I meccanismi della collera non sono soltanto di natura fisica, ma sono influenzati anche dall’ambiente sociale e dall’educazione ricevuta. Studi recenti su gemelli omozigoti cresciuti in contesti diversi hanno dimostrato che possono manifestare differenti livelli di propensione alla rabbia. In passato, è stato valutato l’impatto del comportamento collerico, mentre in alcune circostanze un atteggiamento iracondo poteva essere considerato auspicabile per rendere i soldati più efficienti in battaglia, nell’ambito della comunità sociale l’ira poteva essere vista come deleteria per l’ordine e la pace, ed è stata pertanto considerata un vizio nei sette peccati capitali secondo la dottrina cristiana.

Addirittura nel Medioevo, alcuni medici ritenevano che esprimere la collera potesse contribuire a garantire la salute, in quanto generava calore alle estremità del corpo e quindi poteva favorire il recupero di chi era debilitato da malattie prolungate.

All’inizio del Novecento, il padre della psicanalisi Sigmund Freud si interessò all’ira trattenuta rappresentata dalla statua del Mosè di Michelangelo e iniziò a studiare le emozioni represse, come appunto l’ira, che potevano causare una serie di sintomi fisici, come mal di testa e disturbi intestinali. Questo lo portò a credere nel potere curativo dello sfogo dell’ira e diversi psicologi e psichiatri in Gran Bretagna e negli Stati Uniti iniziarono a cercare modi per aiutare i pazienti a liberarsi della collera repressa accumulata. In quegli anni, venne adottata la ventilation therapy nei centri per la disintossicazione Synanon in California. Durante le sedute di gruppo, i pazienti venivano incoraggiati a confrontarsi e a provocarsi reciprocamente per far emergere le emozioni represse. Spesso, bastava poco perché qualcuno perdesse il controllo, il che si credeva fosse il punto di partenza per la guarigione dal dolore emotivo.

I segnali fisici dell’ira sono spesso evidenti attraverso ciglia abbassate, labbra strette, narici dilatate e occhi socchiusi. Questi tratti fisici sono comuni a persone di diverse culture, suggerendo che l’ira possa essere considerata un’emozione primaria universale. Secondo la neurobiologia, l’ira è una strategia cerebrale utilizzata per affrontare la paura dell’incertezza. Durante il processo di ira, si verificano cambiamenti fisiologici: i muscoli si tendono, il battito cardiaco aumenta, la pressione sanguigna aumenta, il ritmo respiratorio si accelera e il cervello rilascia catecolamine come l’adrenalina e la noradrenalina che stimolano azioni protettive immediate. Queste sostanze chimiche innescano un senso di eccitamento aggressivo che può persistere per un lungo periodo.

Dal punto di vista neurobiologico, l’ira attiva le regioni orbitali frontali del cervello, che sono anche coinvolte nei processi di avvicinamento sociale. Studi neuroanatomici indicano che durante l’ira, diverse regioni del cervello, inclusi i tessuti del sistema limbico come l’amigdala, vengono attivate in modo complesso. La corteccia prefrontale svolge invece un ruolo regolatore e moderatore del comportamento impulsivo durante l’ira. L’ira è vista come una forma di reazione e/o risposta da parte di una persona a situazioni sfavorevoli.

In psicologia, sono riconosciuti tre tipi di ira: La prima forma, definita da Joseph Butler come rabbia frettolosa ed improvvis, è legata all’impulso di autoconservazione e si verifica quando il soggetto si sente tormentato o intrappolato. La seconda forma, chiamata rabbia costante e deliberata, è una reazione alla percezione di subire un trattamento ingiusto o un danno da parte di altri soggetti. La terza forma è disposizionale e legata a tratti caratteriali come irritabilità, villania e scontrosità.

In criminologia l’ira è un’emozione violenta, spesso spiacevole, che si accompagna a uno stato di tensione dovuto alla presenza di ostacoli reali o immaginari che impediscono la realizzazione di attività o desideri. Questa emozione può portare a comportamenti aggressivi verso sé stessi, gli altri o gli oggetti come mezzo per placarsi e alleviare la tensione iniziale. Paul Ekman, uno psicologo statunitense nato il 15 febbraio 1934 a Washington, D.C., noto per essere un pioniere nello studio delle emozioni e delle espressioni facciali ad esse correlate, ha dimostrato che le espressioni facciali che esprimono emozioni come rabbia, disgusto, paura, gioia, tristezza e sorpresa sono universali in tutte le culture e hanno un’origine biologica. Ekman ha sviluppato un sistema di classificazione delle espressioni facciali chiamato FACS (Facial Action Coding System) che classifica tutte le microespressioni umane. La sua influenza si estende anche al campo della sicurezza nazionale e dell’intelligenza emotiva.

Inoltre, l’ira si differenzia dalla rabbia nel senso che indica una particolare predisposizione all’azione e all’attacco, ed è prevalentemente scatenata dall’intollerabilità di oggetti e condizioni già interiorizzate, portando ad atteggiamenti di attacco diretto attraverso schemi comportamentali specifici.

L’ira può avere effetti positivi come la correzione di comportamenti sbagliati, la promozione dell’uguaglianza sociale e l’espressione di sentimenti negativi su controversie. Tuttavia, può anche essere distruttiva se non trova un adeguato sbocco di espressione: una persona irata può perdere oggettività, empatia, prudenza e senso di riflessione, causando danni ad altre persone o cose.

La manifestazione dell’ira può assumere forme passive o aggressive, ciascuna con sintomi caratteristici. L’ ira passiva può manifestarsi attraverso l’elusività, il distacco, la finta riservatezza, l’autosacrificio e l’autobiasimo. Queste persone tendono a evitare il confronto diretto, a mostrare indifferenza o a scusarsi eccessivamente. Dall’altra parte, l’ ira aggressiva si manifesta attraverso la distruttività, la vendetta, il bullismo, le minacce, l’esplosività, l’egoismo, la sconsideratezza, il vandalismo e l’autolesionismo. Queste persone possono essere punitive, intimidatorie, pericolose e autodistruttive.

Concludiamo ricordando che l’ira è un’emozione complessa che può avere effetti positivi o negativi a seconda di come viene gestita. L’educazione emotiva e la consapevolezza delle proprie emozioni sono fondamentali per imparare a gestire l’ira in modo costruttivo.

 

 

 

 

 

L’articolo Mente in fiamme: esplorando l’emozione dell’ira è già apparso su Corriere di Puglia e Lucania.

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