Del 29 Marzo 2024 alle ore 10:02

Nel lontano 1736 a Königsberg, la città di Kant, ci si chiedeva se fosse possibile, per una sola volta, percorrere i ponti che uniscono due isole per poi ritrovarsi al punto di partenza: Eulero ne dimostrò l’impraticabilità “a causa del numero dispari di nodi che univano gli archi, ossia le strade ai ponti” e, a partire da questo momento, nasce la topologia.

Qui si vuole andare oltre e si prova a dire che nascono anche i social o meglio la topologia social.

Da Eulero a Pirandello

A far data dall’episodio dei ponti di Königsberg si fa nascere la topologia, in greco “τόπος=luogo” e “λόγος=studio” ossia lo studio dei luoghi: uno spazio dove figure ed oggetti non cambiano quando viene effettuata una deformazione per cui una tazza è, in topologia, anche una ciambella.

La topologia è però una disciplina foriera di ulteriori studi ed applicazioni in vari campi: dalle neuroscienze all’architettura, all’urbanistica, ai social network fino a costituire un campo specifico di studi: la topologia social.

Esiste, dopo Eulero, un nuovo spazio di relazioni che, con un nostro neologismo, definiamo come il “human-tech-space” che ci fa approdare a Pirandello.

La topologia, altre discipline ed i campi di applicazioni

La topologia si è misurata con altre discipline tra cui vengono annoverate neuroscienze, filosofia, urbanistica e psicologia: Solero vede in Bourdieu il “creatore della sociologia come topologia sociale”: i social network sono stati analizzati, dalle scienze sociali, nelle relazioni tra gli attori sociali, nei rapporti tra individui e comunità, nella topologia delle comunicazioni, delle conoscenze, in breve nelle interazioni.

Le peculiarità del virtuale e delle reti social sono le procedure informatizzate determinate e guidate da regole, stabilite a monte: l’individuo ne è condizionato e, per quanto agisca secondo decisioni e volontà, ne viene determinato come se un ragno tessesse una tela in sostanza non sua.

La dicotomia inclusione-esclusione off line e on line

La dicotomia inclusione-esclusione vige nel mondo off line e si rafforza on line: una rete è una struttura di nodi ebbene esiste un nodo non informatico: il nodo gordiano, che non si riesce a sciogliere o tagliare, e che attanaglia chi vive, per lavoro o per scelta, on line è quello di non poter far valere volontà e diritti in relazione alle Big Tech e Player che sfuggono anche ai poteri istituzionali.

I modelli di comportamenti in rete

La realtà dei rapporti di potere sono riflessi nella rete, nelle specificità dei mezzi tecnologici, nella capacità di imporre modelli di comportamenti, di storytelling e simbolizzazione.
Esemplare quanto è riportato da Riccardo Del Ferro: “Spotify ha cambiato i criteri con cui costruisce le classifiche dei podcast e ‘Daily Cogito podcast’ è passato dal 9° posto al 25°, senza che siano calati gli spettatori o la qualità dei contenuti”.

Il criterio si basava su un principio meritocratico: salgono quelli che si fanno ascoltare a lungo, cui il pubblico dedica molto tempo ma, ora, la classifica premia “il numero di click in un periodo di tempo ristretto”.
Di fatto è impossibile “contrattare” con la piattaforma le cui decisioni sono inappellabili come quelle di ogni altra anche se Ric DuFer (Riccardo Dal Ferro) si mostra ottimista e resta “convinto che ci possano essere comportamenti virtuosi” tramite il seguito degli ascoltatori.

La costituzione di enclave

I network hanno un’intrinseca capacità e necessità di inclusione e partecipazione alla vita virtuale che allarga le maglie ma riproduce allo stesso tempo esclusione.

Siamo in una forma di partecipazione democratica nel senso di coinvolgimento di persone che, nel contempo, origina la costituzione di enclave e di “ghetti” abitati da piccoli gruppi autoreferenziali con vissuti condivisi al loro interno: isole nel mare magnum della rete.

Il reale ed il virtuale

Nei contatti quotidiani un cenno, un silenzio, uno sguardo ovvero il solo linguaggio del corpo creano legami non riproducibili nelle reti virtuali e questo consente situazioni aperte, mobili, plastiche, con una variabilità che arricchisce società ed individui.
L’individuo, nota Luciano Floridi, vive come le mangrovie, una doppia esistenza si può ben dire che l’uomo è un ibrido, un anfibio che vive on line ed off line.

Sinibaldi scrive che “in termini topologici un social network è una via di mezzo tra una struttura rigida in cui i legami tra persone sono fissati, e una struttura random, in cui i rapporti sono casuali” e che “per la topologia il problema di localizzare gli influencer è ridotto a localizzare i punti di maggior aggregazione”.

I social media come sistemi dinamici

L’uomo non è il grafo o solo il nodo dell’informatica ed è in atto una presa di coscienza che inaugura una nuova frontiera.
In “Ferragni e Fedez: Analitica, Morfogenesi e Singolarità dei Fashion blogger influencer nell’info-sfera dei social media”, con la prefazione di Giacinto Plescia, Camilla Iannacci sostiene che i social sono “sistemi dinamici” e l’info-spazio, come topologia social, è un “luogo” in cui piccole variazioni creano delle biforcazioni nel nostro caso, di senso: un cambiamento “qualitativo” della sua natura iniziale.

La nuova élite tecnologica

L’ autorevolezza di cui si gode nel reale si rispecchia puramente nei social network creando e rafforzando una élite tecnologica che impone modelli di comportamento, valori condivisi e nel contempo alimenta il fenomeno di un falso protagonismo in chi vive a lato degli influencer nella propria condizione di “amico” o follower che dir si voglia. Chi è deprivato di relazioni consolidate, in tal modo, vive di una autorevolezza ricavata e riflessa dall’influencer.

I “case study”

Come si rifletta on line la realtà del mondo fisico è evidente nel self publishing dove nascono nuovi scrittori che restano ai margini di strutture dotate di egemonia culturale ed economica: alla maggioranza dei self publisher non resta che sperare di essere notati per poter essere cooptati dalle major.

Il fenomeno dei influencer diventa in tal senso un case-study per Lucrezia Ercoli “Filosofia di un’ influencer ” ed entra, a buon titolo, nel campo della topologia social.

Giacinto Plescia affronta con gli strumenti della topologia e della “Teoria delle Catastrofi” di Renè Thom i temi della “Spazialità Hi-Tech: Tecnocities, Highways, Valleys” e della “Allocazione Industriale e Morfogenesi urbana” in Camagni-Malfi: “Innovazione e sviluppo nelle regioni mature”, F. Angeli e Leonardi-Rabino: “L’analisi degli Insediamenti umani e produttivi”, F. Angeli.

Le relazioni spaziali: scienza cognitiva, psicologica, l’intelligenza artificiale, informatica e geografia

M. Ferri dell’Università di Bologna ricorda che il MIT ha definito “la topologia algebrica è la disciplina del futuro nello studio del cervello”.
R. Cimmino in: “Nascita e sviluppo della Social Network Analysis nelle scienze sociali” analizza la configurazione topologica del network.
Secondo lo psicologo A. Maslow  “i diversi bisogni di ciascuno possono essere disposti in una piramide gerarchica in base alla loro importanza”.
La topologia, per Maurizio Cattani e Andrea Fiorini, Dip.to di Archeologia Università degli Studi di Bologna “è la scienza che si occupa delle proprietà qualitative delle figure geometriche, in altre parole si interessa delle proprietà di relazione spaziale trascurando la quantificazione di distanza e misure, attraverso il recupero della topologia si possono derivare altre definizioni qualitative dello spazio.

Conclusione

La verità non è mai assoluta, è relativa: ci sono tante interpretazioni ed ancora da convalidare che ci riportano a Pirandello.

L’articolo Ponti social e Pirandello è già apparso su Il Corriere Nazionale.

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