Del 30 Marzo 2024 alle ore 18:27

Testimonianza-denuncia di Stefano Rebora, fondatore dell’ong Music for Peace: “Torneremo a giugno, con 200 tonnellate di medicine”

Autore: Vincenzo Giardina

ROMA – “Il punto non è tanto quello che è capitato a me e che sarebbe potuto capitare ad altri ma la trasparenza degli aiuti, che va tracciata e garantita fino alla consegna”. Stefano Rebora, fondatore dell’ong umanitaria Music for Peace (Mfp), parla con l’agenzia Dire dopo essere stato espulso dall’Egitto.

IN UNO STANZINO DELL’AEROPORTO

Al Cairo era arrivato martedì mattina per monitorare la consegna di un carico di aiuti, perlopiù medicine, destinato alla Striscia di Gaza. “Invece mi hanno fermato, sottratto il passaporto e il telefono cellulare e tenuto per ore in uno stanzino in aeroporto” racconta Rebora, genovese, una vita di impegno solidale, dal Medio Oriente al Sudan. “Mi hanno riportato nella hall degli arrivi solo grazie all’intervento di alcuni parlamentari che ero riuscito a contattare via WhatsApp nei primi momenti dopo il fermo; sono stato espulso e rimpatriato su un aereo per l’Italia, ufficialmente per ‘gravi motivi di sicurezza’”.

COS’E’ MUSIC FOR PEACE

Nata a Genova, in zona Sampierdarena, Music for Peace ha effettuato negli anni numerose missioni di consegna di aiuti a comunità colpite da conflitti armati. Lo stesso Rebora è stato più volte a Gaza, anche nel 2014, quando era in corso l’operazione militare israeliana “Colonna di fumo”, e poi di nuovo nel 2018. “In un’occasione c’era stato un diverbio con un ufficiale che potrebbe aver lasciato un segno” ricorda il cooperante. “Oggi però colpiscono diverse cose: la nostra organizzazione ha un’ottima reputazione e non è certo sospettata di terrorismo; avevo avuto i permessi necessari da parte dell’ambasciata italiana; solo pochi giorni prima al Cairo erano arrivati in visita il primo ministro Giorgia Meloni e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen“.

 

DAL PORTO DI ALESSANDRIA AL VALICO DI RAFAH

In contemporanea con Rebora e con altri delegati genovesi, che sono riusciti a entrare in Egitto, martedì mattina nel porto di Alessandria sono giunti i container carichi di aiuti: circa 60 tonnellate di aiuti che ora vanno consegnati. Il cooperante avrebbe voluto seguire il viaggio del convoglio, affidato alla Mezzaluna Rossa egiziana come tutte le operazioni di questo tipo, attraverso la penisola del Sinai e fino al valico di Rafah. “La presenza di operatori internazionali è fondamentale per la trasparenza e l’efficacia degli interventi” sottolinea Rebora. “Il personale locale offre un contributo ma è immerso in un contesto dal quale può essere in qualche misura condizionato: è una regola che vale dappertutto, anche per l’Egitto e per Gaza”. Il cooperante si dice comunque fiducioso del fatto che i container arriveranno a Rafah e a destinazione. “E’ importante che questo test vada bene perché intendiamo fare una consegna più importante a giugno, con 200 o anche 250 tonnellate di materiali, soprattutto medicinali” sottolinea Rebora: “I civili di Gaza, tante bambine e tanti bambini, ne hanno davvero bisogno”.

 fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

L’articolo Il cooperante genovese: “Respinto dall’Egitto, non mollo sugli aiuti per Gaza” è già apparso su Il Corriere Nazionale.

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