Le novelle sono sempre gradite, non si sa se definirle romanzo breve o racconto lungo. Ma si divorano in un’ora

Quella di oggi è una intricante storia che nel preludio parte da una raccomandazione per una giovane presentata ad un ricco e facoltoso anziano.

Ma nel racconto – ambientato a Trieste verso la fine del secondo conflitto mondiale – scattano altri meccanismi propri della psicologia umana, una sorta di ultima spiaggia della vita per il vecchio, che si trasforma in tragedia.

Non lasciatevi trarre in inganno dagli aggettivi buoni, sia il vecchio che la fanciulla sono personaggi senza nome di una sorta di favola borghese, dove l’uno, seduttore, ricco e facoltoso corrompe una giovane popolana e povera, la quale si lascia adescare per convenienza.

Scritta nel 1923, più di cento anni fa, trovate voi assonanza col presente

Il vecchio benevolo, signorile, persino giovanile, ma gretto, egoista e cinico. Un chiarimento preciso sorge dal testo e sono le attitudini dei vecchi che l’autore spesso richiama con ironia nel rappresentare la condizione senile:

” …I vecchi hanno furia perché la legge di natura sui limiti di età incombe su di loro”.

Difatti la contrapposizione generazionale qui ha un forte rituale tragico, la bella fanciulla è angelo della morte, la passione, l’anticamera dell’infarto.

E’ il solito stile di Italo Svevo, asciutto che ricalca la teatralità dei gesti, ma molto ironico nell’immaginare un vecchio che riflette, anzi teorizza sul suo essere vecchio nel rapporto con i giovani.

Soprattutto dopo aver comprato l’amore di una ventenne, il farsene una ragione come se fosse in fin dei conti ciò dovuto per via proprio dell’età.

In questo racconto la ragazza passa come una meteora nella vita dell’anziano, prima nei pochi giorni di passione come amante, è una stracciona.

Dopo il primo attacco di angina e mesi di convalescenza del nostro, che la richiama se per un chiarimento, è un una donna borghese che giunge a chiedergli di essere adottata come figlia

Al terzo incontro, dopo che il vecchio scopre la scrittura e scrive, anzi teorizza, sul rapporto tra vecchi e giovani, la ventenne giunge vestita come una donna elegante e raffinata (sempre a spese del vecchio che non ha mai cessato di farle arrivare soldi).

E’ un modo di raccontare di quel nucleo di scrittori del verismo e del naturalismo ottocentesco ma è soprattutto una scrittura che introduce la psicanalisi e l’interesse per l’indagine sulla coscienza ed i suoi meccanismi, che vede quattro esponenti di primo piano, Proust, Joyce, Svevo e Pirandello.

Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz (Trieste, 19 dicembre 1861 – Motta di Livenza, 13 settembre 1928), è stato uno scrittore e drammaturgo italiano.

Lo ricordiamo per ‘La coscienza di Zeno’ romanzo reso famoso dalla Rai che ne fece due sceneggiati uno nel 1966 con Alberto Lionello, ed uno nel 1988, con Jhonny Dorelli nel ruolo di Zeno.

Ma tornando alla nostra novella, sono gustose – sul piano letterario – le ultime pagine, dove l’anziano sedicente satiro, ormai in preda ad una crisi esistenziale, al rimorso per se stesso, si dedica con foga alla scrittura del saggio ‘Dei rapporti fra vecchiaia e gioventù’, s’arrovella a cercare la prova che

“… non sia necessario passare dall’amore per arrivare all’affetto, mentre la pratica insegnava che i vecchi erano disposti di prendersi a cuore il destino di quelle giovinette ch’essi avevano avute per amanti”.

E su tale ragionamento che decade il fisico, soprattutto sulla domanda su ciò che

“. al vecchio spetti da parte dei giovani”.

Giorni interi a scrivere, sempre più agitato. Tutte le cartelle stese sul tavolo e poi raccolte, scriveva e rileggeva.

” Ravvolse di nuovo le vecchie e le nuove cartelle nel lenzuolo sul quale era scritta la domanda a cui non sapeva rispondere. Poi affannosamente sotto a quella scrisse varie volte la parola: Nulla!”

Una lettura avvolgente da consigliare… agli anziani. Buona lettura

Redazione Corriere Nazionale

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

 

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