A dirlo è Gianluigi Greco, presidente dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale, intervenuto stamani a Roma alla prima delle due giornate del simposio ‘Bridging Knowledge: Artificial Intelligence’

Autore: Alessandra Fabbretti

ROMA – “Chi ruberà un posto di lavoro non sarà la macchina che usa Intelligenza artificiale, ma chi saprà usare quella macchina. Lo conferma il World economic forum, secondo cui la diffusione dell’Ia aumenterà i posti di lavoro a livello globale nei prossimi anni, per questo ritengo che bisogna lavorare su programmi strutturati di formazione universitaria e ricerca, ma anche a livello normativo e di imprese”. Ne è convinto Gianluigi Greco, presidente dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (Aiia), intervenuto stamani a Roma alla prima delle due giornate del simposio ‘Bridging Knowledge: Artificial Intelligence’, organizzato dall’Agenzia spaziale italiana (Asi).

Greco parte ricordando che l’Ia si è affacciata nel 2020, ma solo nel 2022 “ha suscitato un vero dibattito nell’opinione pubblica e nei media, quando la Dell-E ha lanciato ChatGpt, un programma in grado di creare testi e quindi pensiero”. In campo normativo si è mossa l’Unione europea con l’Ai Act, che “l’Italia sta recependo. Entro dicembre usciranno ad esempio le linee guida per migliorare le piattaforme della pubblica amministrazione, come quella di Inps o Inail“. Il punto, secondo l’esperto, “non è l’Ia in sé, ma il modo in cui la usiamo, in termini di infrastrutture adeguate ma anche se e come la regolamentiamo, per tutelare al meglio il cittadino. Ad esempio, un drone con una videocamera può seguire una persona, il punto è se è consentito”, e su questo “l’Italia è al lavoro”.

Oltre agli aspetti etici e normativi, Greco evidenzia poi che l’Italia “è tra i primi sette paesi per ricerca scientifica, e nelle università l’Ia è una realtà forte, ma poi si investe poco in ricerca e formazione“. Lo dimostra il fatto che “secondo l’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi) siamo al quintultimo posto nell’Ue”, oppure lo rivelano i dati di Linkedin, dove, continua Greco, “siamo addirittura penultimi in Ue per numero di professionisti che specificano di saper usare tecniche di Ia. Serve quindi una formazione universitaria capillare che promuova corsi e approcci interdisciplinari anche in ambiti non-Stem“.

Infine, “c’è poca Ia nel nostro tessuto industriale”. Il presidente dell’Aiia riferisce che il nostro paese “possiede 1/3 delle startup digitali rispetto a Francia e Germania e solo il 15% delle aziende implementa sistemi di Ia”. Tra gli ostacoli individuati, ci sarebbe “difficoltà nel trovare persone con competenze specifiche, scarsi investimenti ma – e questo è il punto su cui riflettere di più – l’impossibilità di capire a che serve l’Ia, quindi il suo valore e i vantaggi”.

L’esperto cita degli esempi: “Quante aziende sanno che è possibile misurare e valutare le vibrazioni degli ascensori per predire quando si creerà un guasto nella parte elettrica e meccanica, per scongiurare incidenti o danni poi costosi da riparare?“, oppure che è possibile “riuscire a leggere un papiro di Ercolano di quasi 2mila anni fa ormai bruciato?”. “Bisogna insomma- conclude Greco- immaginare queste potenzialità: da qui parte la rivoluzione verso cui le imprese, ma anche il mondo della ricerca e della pubblica amministrazione, possono andare“.

IA. COSMO (ASI): “TENERE CONTO DELLE OPPORTUNITÀ, MA ANCHE DELL’ETICA”

Oggi iniziamo un dialogo con le comunità che si occupano di Intelligenza artificiale (Ia), anche comunità non-spazio: vogliamo, ad esempio, che i biologi acquisiscano le competenze della comunità astrofisica e viceversa, ossia che gli astrofisici capiscano quali competenze dei biologi possono essere utili al loro lavoro di osservazione della Terra“. All’agenzia Dire Mario Cosmo, direttore Scienza e ricerca dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) presenta così il simposio di due giorni, che punta a promuovere tavole rotonde e confronti con esperti sulle metodologie di Intelligenza Artificiale rilevanti in diverse discipline, quali astrofisica, biologia, medicina, osservazione della Terra e fluidodinamica.

L’obiettivo finale, evidenzia Cosmo, è, da un lato, “favorire quell’interdisciplinarietà che caratterizza la ricerca scientifica moderna e ambiziosa” e, dall’altro, “arrivare a bandire opportunità di finanziamento e progetti, dove il trasferimento tecnologico tra comunità diventerà il motivo principale per assegnare dei contratti, che permettano di usufruire di nuove tecniche nelle nostre attivita spaziali“.

Nel corso del simposio Cosmo sottolinea come nel dibatto pubblico, l’Ia è presentata “come la soluzione a tutti i nostri problemi oppure, all’opposto, come una grande fonte di problemi. Ritengo sia importante tenere conto dei discorsi etici tanto quanto delle opportunità che si creeranno”.

fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

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