A Castellana Grotte, Dante rivive in ciascuno di noi in uno spettacolo unico al mondo. E il cammino infernale dantesco diviene esperienza individuale

 

Ben oltre l’immaginario il cammino vissuto ieri sera nella Grave delle Grotte di Castellana. Un cammino che, ripercorrendo il pathos emotivo dell’inferno dantesco, ha coinvolto lo spettatore, rendendolo protagonista. Una magia violenta, cruda, come solo sa esserlo l’inferno di Dante, che, grazie alla bravura degli interpreti di questo spettacolo straordinario, ma soprattutto grazie alla genialità dei suoi ideatori, è diventato negli anni un polo turistico di attrazione internazionale.

Locandina dello spettacolo

Hell in the Cave, infatti, non è solo spettacolo, ma è esperienza, è immersione emozionale nella cantica più terrena della Commedia dantesca.

A 70 metri di profondità, nelle suggestioni di un ambiente naturale unico al mondo, rese ancor più violente da un gioco di luci straordinario, i  personaggi più significativi dell’inferno dantesco hanno preso vita, colore. E la dannazione eterna scandita dal grido demoniaco di quell’ indecifrabile e sinistramente oscuro ‘Papé Satàn’   ha immerso ciascuno di noi nella consapevolezza dell’inferno.

Hell in the Cave, 13 anni di storia

‘Avevo 4 anni, quando mi affacciai da quel foro che domina questa profondità quasi surreale’ ci racconta il regista Enrico Romita, ideatore e scrittore della sceneggiatura di questo spettacolo unico al mondo, rispondendo alla nostra curiosità sull’origine di esso.‘  Quando la paura prese il sopravvento sulla curiosità tipica dei miei anni’

E le sue parole sono così non solo la testimonianza di un artista, ma testimonianza di vita., Impressione, suggestione  dell’infanzia che, negli anni, hanno preso corpo nel suo percorso di esperienza teatrale, ma anche letteraria, tanto che l’inferno di Dante ha avuto una sua giusta collocazione, dando concretezza alle sue paure infantili.

Poi, affiancato da un’eccezionale drammaturga quale Giusy Frallonardo, ha dato vita a questo spettacolo che è un mix sapiente di danza, voci, suoni e luci nella scenografia naturale delle Grotte di Castellana.

Negli anni, ovviamente, Hell in the Cave ha visto l’avvicendarsi di diversi attori come anche di diversi coreografi e, attualmente, dal 2014, le incredibili coreografie sono frutto della grande professionalità di Vito Cassano, della Compagnia Eleina D. mentre le musiche originali sono frutto della creatività di  Mirko Signorile, Paolo Pace, Giuseppe de Trizio e Adolfo La Volpe.

“Qui si convien lasciar ogni sospetto”

Una notte nei meandri cupi del peccato, dunque, quella di ieri sera. Una notte dove l’immaginario, scatenato e percosso dalla violenza e immediatezza espositive delle terzine dantesche, si è tramutato in vibrante sensazione, in esperienza, in vissuto.

cammino

Paolo e Francesca

Tra demoni e dannati, colorati delle luci violente dell’inferno Ciacco, Brunetto Latini, il Conte Ugolino si sono concretizzati in un avvicendamento fulmineo, che non ha lasciato spazio alla riflessione, ma, in tutta la sua crudezza, è stato sensazione immediata, per tramutarsi in emozione di fronte a uno dei quadri più belli dello spettacolo:  quello aereo di Paolo e Francesca. Persi nel loro amore terreno, quasi come colombe sospinti dalla’bufera infernal, che mai s’arresta’.

Poi, un acrobatico Ulisse ha coinvolto tutti nel vortice dannato della sua curiositas. Una damnatio inaccettabile per l’epoca.

Ma la sublimazione dello spettacolo, che ha reso appieno l’ anelito verso quella purificazione che porta Dante  ‘a riveder le stelle’, è stata la figura di Beatrice. Un’immagine, ancora una volta, aerea, capace di ascendere nel suo splendido candore, verso quel cielo che è salvezza.

E, infine, le luci si sono spente su uno spettacolo che non è stato solo catarsi, ma emozione intensa, esperienza letteraria diventata visibile. Vita. E Dante è stato lì con noi, per noi, in ciascuno di noi.

 

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