Non a caso Trani è stata battezzata come la perla del Sud. Nonostante sia una città in disparte rispetto ai vorticosi centri di Barletta ed Andria, con le quali forma una sola provincia nella Puglia centrosettentrionale, riesce a racchiudere, come in una piccola sfera delicata, tante filigrane che si intersecano, ognuna di inestimabile valore. Città dai  mille tesori, ricca della sua storia, della sua arte,  della sua tradizione e del suo orgoglio territoriale.

Secondo la leggenda, Trani venne fondata da Tirenum o Turenum (Tirreno) da cui  prese il nome, figlio dell’eroe greco Diomede. Una città donata dal mare, attorno al quale ruota gran parte della sua identità. Infatti per circa mezzo secolo, rivestì un importante ruolo strategico come scalo costiero, tanto che proprio qui vi fu promulgato il primo codice marittimo del mondo occidentale, gli Ordinamenta maris (1063), la più antica raccolta di leggi marinare del Medioevo.

Ancora oggi, se volete esplorare questa piccola grande terra, dovete cominciare proprio dal porto, da cui come marinai potrete navigare in ogni angolo e viuzza che scorgerete all’orizzonte. II porto, infatti, è custode della sua atavica tradizione commerciale, pullulante di barchette attraccate, cariche di reti, pronte a salpare per salutare l’alba. Qui, un tempo, a partire erano barconi carichi  di marmo e  di bauxite, una terra rossa che si estraeva dalle cave di Spinazzola, oggi sito custodito nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia.

Oltre il mare, la terra…quella che regala l’inconfondibile pietra di Trani, dal color bianco-rosato, che vedrete su molte chiese e palazzi del centro storico, a cui dona un’atmosfera ancora più candita e regale. Ma anche la terra che genera frutti, carichi di sudore e sapore, di quel profumo che entra nella mente e disegna dipinti, come le distese di vigneti, genitori del vino Moscato.  

Oltre il mare e la terra…la legge…La città infatti vanta un’antica tradizione giudiziaria, grazie all’opera di Federico II di Svevia che qui istituì un importante tribunale, ma, lasciatemelo dire, soprattutto grazie alla tranese Giustina Rocca (1400), considerata la prima avvocatessa della storia! che – sembrerebbe – abbia  ispirato il personaggio di Porzia di Belmonte nel Mercante di Venezia di Shakespeare. Verso la fine del XVI contribuirono anche gli Spagnoli che qui insediarono la Sacra Regia Udienza. 

Nel tragitto che vi condurrà al il porto vi imbatterete nei giardini della Villa Comunale, una tavolozza variopinta dal verde delle piante, dall’avorio delle statue e dai multicolori dei pappagallini che svolazzano qua e là.  L’altro versante del porto è circondato dalla parte vecchia della città, un centro storico perfettamente curato e ricco di edifici storici da scoprire, come il grande Palazzo Quercia del secolo XVIII, il Palazzo Caccetta in stile gotico del secolo XV, e la romanica Chiesa di Ognissanti il cui nome è legato all’Ordine Templare. Infatti poiché Trani era un punto d’imbarco per la Terra Santa, sembrerebbe che in questo tempio prestarono giuramento i cavalieri normanni della prima crociata, guidati da Boemondo d’Altavilla.

Passiamo ora ai due colossi, simboli contrapposti del potere spirituale e temporale, ma accomunati dallo spettacolo visivo che riusciranno ad infondervi, in stretta simbiosi con l’orizzonte del mare.

Il Castello svevo di Trani. Si presenta come un quadrilatero perfetto: ogni angolo è occupato da una torre e su di un lato è bagnato dalle acque dell’Adriatico. La costruzione fu avviata nel 1233 per volere di Federico II di Svevia, realizzando un’opera dal perfetto connubio tra estetica e funzione. Innanzitutto la posizione, nata dalla necessità di difendere il porto per il suo importante ruolo commerciale; ma il castello non solo doveva rappresentare una fortezza contro gli attacchi nemici ma anche essere confortevole per accogliere degnamente una corte regale. Ciò che ne risultò fu considerato talmente bello che il maniero venne scelto come location per celebrare le nozze del figlio di Federico II, Manfredi, re di Sicilia, con Elena Ducas Comneno. Ma la permanenza dei dui sposini a Trani ebbe un tragico epilogo: Manfredi venne sconfitto da Carlo d’Angiò e lei imprigionata nelle carceri del castello, che comunque conservò la sua regalità tanto che anche il nuovo sovrano angioino decise di celebrare qui le sue nozze con Margherita di Borgogna. 

L’aspetto attuale del castello è il risultato delle modifiche disposte nel ’500 da Carlo V d’Asburgo al fine di renderlo meno vulnerabile alle nuove armi nemiche, abbassando l’altezza delle torri e potenziando le mura.  Oggi la struttura è visitabile ed è usata anche come sede espositiva: dal 2022 ospita la collezione della regina Margherita di Savoia, donata allo Stato nel 1928 da Vittorio Emanuele III.

La Cattedrale di S. Nicola Pellegrino. Orgoglio dei tranesi, la cattedrale è considerata una tra le più belle della regione, ed oserei dire, della nazione. E’ stata costruita fra il XII ed il XIII secolo sulla chiesa di Santa Maria della Scala, ed è stata dedicata a San Nicola Pellegrino.

Espressione dell’architettura romanica pugliese, per la sua costruzione è stata impiegata la pietra locale, caratterizzata dal suo tenue colore roseo. Tramite la doppia rampa si accede al ballatoio posto davanti alla facciata.  Barisano da Trani (1175) realizzò la porta centrale di bronzo: quella che vedrete all’esterno è una fedele replica dell’originale che troverete all’interno dell’edificio, dove potrete meglio apprezzare i suoi minuziosi bassorilievi.

Accanto alla facciata si erge il possente campanile, alto quasi 60 metri e decorato da graziose finestrelle.

Dopo esservi immersi nello stupore che proverete una volta varcata la soglia, all’interno della Cattedrale potrete proseguire la visita presso la Cripta di San Nicola, con le sue colonne marmoree, l’ Episcopio o Chiesa di Santa Maria della Scala, ed un ipogeo scavato sotto il livello del mare, che altro non è che l’antica cripta della Chiesa di Santa Maria.

Ma chi era Nicola Pellegrino? Perché dedicargli una cattedrale? Nicola era un giovane pastore greco, che, spinto da una forte spiritualità,  scelse di condurre una vita pressoché solitaria, errando e recitando costantemente le sue preghiere. Venne emarginato e deriso da tutti, considerato addirittura pazzo, tanto che sua madre decise di farlo rinchiudere in un monastero, dove, anche qui, veniva vessato e picchiato, senza che lui però mostrasse il minimo risentimento e dolore. Decise allora di intraprendere il suo pellegrinaggio per Roma, salpando da Lepanto e diretto ad Otranto.

Anche il suo viaggio presentò insidie, fino ad essere gettato in mare da chi mal sopportava le sue orazioni. Riuscì comunque miracolosamente a giungere a terra, dove, dopo essere stato scacciato anche dagli abitanti di Otranto, Racale, Lecce e Taranto, giunse a Trani. Qui il suo “canto” spirituale cominciò ad attirare l’attenzione soprattutto di numerosi bambini ai quali regalava i frutti della terra, vagando per le vie della città, lodando il Signore, fino a quando l’arcivescovo Bisanzio, rimase così colpito dalla semplicità di questo giovane che gli offrì ospitalità.

Poco dopo Nicola si ammalò. Nel corso della malattia venne ospitato da un tale Sabino, e durante il suo calvario ricevette tantissime visite da parte degli abitanti di Trani, per i quali non lesinava parole di sollievo e conforto. Quando morì, giunsero così tanti al suo capezzale, che venne riposto nella chiesa di S.Giacomo. Per volere dell’arcivescovo di Trani, e con largo consenso popolare, fu canonizzato. Nel 1098 iniziarono i lavori per la costruzione della basilica a lui dedicata, che accolse le sue spoglie mortali.

Vi racconto la storia di Nicola Pellegrino per raccontarvi come la storia dello spirito dei Tranesi sia tutt’oggi ancora vivo. Un popolo generoso ed accogliente. E vi posso garantire che appena comincerete il vostro piccolo grande pellegrinaggio in questa piccola grande città, potrete goderne in prima persona, come è accaduto a me, in maniera inaspettata e meravigliosamente indelebile. Basta sedersi a prendere un caffè (anche buono) al bar Caffè Italiano in via Cavour per sentirsi subito parte del loro tessuto endemico. Uomini che assaporano la lentezza, piccoli tesori di saggezza e conoscenza, e generosi nel donare scambio, che crea connessione. Le loro vite diventeranno anche le vostre. Dietro il bancone ci sono loro Francesco e Nicola, due fratelli che hanno speso la vita in questa terra, scegliendola, ogni giorno. Francesco sarà la vostra guida, conosce ogni angolo e pietra. Trani è la sua musa, le dedica poesie, che scrive, che recita, che sente e che vive. Ma i Pansitta non smetteranno di stupirvi, e nell’accogliervi come amorevoli padroni di casa, vi faranno partecipi di un pezzo della loro vita. Sì, perché quando la sera svestono il grembiule, indossano una nuova pelle, celebrando l’altro lato di sé che hanno riconosciuto, rispettato, e che scelgono di donare al prossimo. Un dono carico di sorriso…e di risate!

Perciò pellegrino, “vedrai che tutto sarà meraviglioso, quando giungerai alla fine del tuo pellegrinaggio, e lo sarà anche agli occhi di colui che mai vide bellezza”. (Kahlil Gibran)