Del 2 Febbraio 2024 alle ore 00:28

 

I pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato o metastatico non precedentemente trattato che hanno ricevuto nivolumab in associazione ad ipilimumab sono andati incontro ad una riduzione del 28% del rischio di morte rispetto a sunitinib a otto anni dall’inizio del trattamento, indipendentemente dal gruppo di rischio

 La duplice combinazione immunoterapica ha dimostrato un miglioramento della sopravvivenza e risposte durature rispetto a sunitinib nei pazienti a rischio intermedio e sfavorevole, così come in tutti i pazienti randomizzati

I risultati aggiornati dello studio di Fase 3 CheckMate -214 sono stati resi noti nel corso di una presentazione orale ad ASCO GU 2024

Roma – Bristol Myers Squibb annuncia che nivolumab in associazione ad ipilimumab continua a dimostrare risultati di sopravvivenza a lungo termine nello studio di Fase 3 CheckMate -214, riducendo il rischio di morte del 28% nei pazienti con carcinoma a cellule renali (RCC) avanzato o metastatico non precedentemente trattato rispetto a sunitinib dopo otto anni, indipendentemente dal gruppo di rischio secondo l’International Metastatic RCC Database Consortium (IMDC). I pazienti trattati con nivolumab in associazione ad ipilimumab, sia i pazienti con fattori prognostici di rischio intermedio e sfavorevole che tutti i pazienti randomizzati, hanno mantenuto una sopravvivenza maggiore e benefici di risposta più duraturi rispetto a quelli trattati con sunitinib. Questi dati sono stati oggetto di una presentazione orale (Abstract #363) all’American Society of Clinical Oncology (ASCO) Genitourinary Cancers Symposium 2024 che si è svolto dal 25 al 27 gennaio.
Tra i pazienti a rischio intermedio e sfavorevole (n=847), nivolumab e ipilimumab (n=425) hanno conservato la loro efficacia dopo otto anni (mediana 99,1 mesi), con miglioramenti in termini di sopravvivenza globale (OS), sopravvivenza libera da progressione (PFS), tasso di risposta globale (ORR) e durata della risposta (DOR) rispetto a sunitinib:
  • OS: la OS mediana è risultata di 46,7 mesi nei pazienti a rischio intermedio e sfavorevole trattati con nivolumab in associazione ad ipilimumab rispetto a 26 mesi con sunitinib (rapporto di rischio [HR] 0,69; 95% intervallo di confidenza [CI]: 0,59–0,81). I tassi di OS di riferimento a 90 mesi sono stati del 32,9% rispetto al 22,0%, rispettivamente.
  • DOR: la DOR mediana è stata di 82,8 mesi nei pazienti trattati con nivolumab in associazione ad ipilimumab rispetto a 19,8 mesi con
  • PFS: la PFS mediana secondo il Comitato Indipendente di Revisione Radiologica (IRRC) è stata di 12,4 mesi con nivolumab in associazione ad ipilimumab rispetto a 8,5 mesi con sunitinib (HR 0,73; 95% CI:0,61-0,87), triplicando il tasso di PFS di riferimento a 90 mesi con il 25,4% rispetto all’8,5%,
  • ORR: i benefici in ORR si sono mantenuti con nivolumab in associazione ad ipilimumab rispetto a sunitinib (42% rispetto a 27%). Inoltre, un numero quattro volte superiore di pazienti trattati con la combinazione ha ottenuto risposta completa (CR) rispetto a sunitinib (12% rispetto a 3%).
In aggiunta, nella popolazione intent-to-treat (ITT) (n=1.096), nivolumab in associazione ad ipilimumab (n=550) ha dimostrato benefici a lungo termine nei seguenti endpoint:
  • OS: in tutti i pazienti randomizzati trattati con nivolumab in associazione ad ipilimumab, la OS mediana è risultata di 52,7 mesi rispetto a 37,8 mesi con sunitinib (HR 0,72; 95% CI: 0,62-0,83).
  • DOR: nei pazienti trattati con nivolumab in associazione ad ipilimumab la DOR mediana è stata 76,2 mesi rispetto a 25,1 mesi con sunitinib.
  • PFS: la PFS mediana secondo IRRC è stata di 12,4 mesi con nivolumab in associazione ad ipilimumab e 12,3 mesi con sunitinib (HR 0,88; 95% CI: 0,75-1,03).
  • ORR: ORR è risultato maggiore con nivolumab in associazione ad ipilimumab rispetto a sunitinib (39% rispetto a 33%), e un numero quattro volte maggiore di pazienti trattati con la combinazione ha ottenuto una risposta completa (CR) (12% rispetto a 3%).
“E’ sorprendente osservare che, dopo otto anni nello studio CheckMate -214, che rappresenta il follow-up più esteso mai riportato per uno studio di Fase 3 di una terapia di combinazione con inibitori di checkpoint nel carcinoma a cellule renali avanzato, la combinazione di nivolumab e ipilimumab continua a dimostrare una sopravvivenza più lunga e risposte durature in questi pazienti”, afferma Nizar Tannir, M.D., F.A.C.P., professore, Dipartimento di oncologia medica genitourinaria, Divisione di medicina oncologica, The University of Texas, MD Anderson Cancer Center. “Non solo osserviamo benefici sostenuti rispetto a sunitinib per l’endpoint primario relativamente alla popolazione di pazienti a rischio intermedio e sfavorevole, ma anche per l’endpoint secondario chiave nell’ambito della popolazione intent-to-treat, il che significa che questa duplice combinazione immunoterapica ha potenzialmente la capacità di aiutare i pazienti ad ottenere risultati positivi a lungo termine, indipendentemente dal rischio secondo IMDC”.
Il profilo di sicurezza di nivolumab in associazione ad ipilimumab è risultato gestibile ricorrendo agli algoritmi di trattamento consolidati, e non sono emersi nuovi segnali di sicurezza al follow-up esteso.
“I dati aggiornati dello studio CheckMate -214 di nivolumab in associazione ad ipilimumab nel carcinoma a cellule renali avanzato o metastatico presentati ad ASCO GU sono la dimostrazione della nostra leadership di lunga data nell’immunoterapia, non solo nei tumori genitourinari, ma in diversi tipi di tumori. Questi risultati estesi sono l’ulteriore prova per la comunità scientifica del potenziale che abbiamo da tempo riconosciuto all’immunoterapia di trasformare i paradigmi di trattamento in oncologia”, afferma Dana Walker, M.D., M.S.C.E., vicepresidente, global program lead, gastrointestinal and genitourinary cancers, Bristol Myers Squibb. “Siamo orgogliosi di riscontrare che i risultati a otto anni, il beneficio di sopravvivenza più esteso rispetto a sunitinib mai osservato in uno studio di Fase 3 in questa popolazione di pazienti, indicano una sopravvivenza globale sostenuta con questo approccio di duplice immunoterapia in prima linea e ne rafforzano il ruolo di attuale standard di cura in questo setting”.
Bristol Myers Squibb ringrazia i pazienti e gli investigatori coinvolti nello studio clinico CheckMate -214.
 

L’articolo Carcinoma rene, ridotto del 28% rischio di morte per pazienti trattati con due farmaci in associazione è già apparso su Il Corriere Nazionale.

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