C’é attesa a Gaza per la risposta di Hamas alle proposte avanzate da Israele per un accordo, ma scoraggiano le parole di Netanyahu.

 

Ore febbrili, ore che potrebbero rappresentare una svolta nel conflitto che da mesi sta insanguinando il Medio Oriente. Sembra infatti che il faticoso lavoro di negoziazione per una cessazione delle operazioni di guerra, svolto in questi mesi da Qatar, Egitto e Stati Uniti, sia finalmente giunto a una fase decisiva. Soprattutto per le sorti degli ostaggi israeliani , ancora elle mani di Hamas, e per le migliaia di sfollati palestinesi, radunati nelle tendopoli di Rafah.

La tendopoli di Rafah

Ma, mentre si riaccendono le speranze, nell’attesa della risposta di Hamas, che dovrebbe arrivare in giornata, le parole di Netanyahu smorzano ogni entusiasmo.

Entreremo a Rafah, con o senza accordo’, questa l’affermazione del leader israeliano pronunciata ieri con fredda determinazione e che ha trovato il disaccordo degli Stati Uniti.

Parole che incupiscono ulteriormente il già plumbeo orizzonte di una trattativa che va avanti da mesi e che, fino ad oggi, non ha prodotto alcun risultato concreto.

L’offensiva israeliana di terra su Rafah sarebbe una catastrofe, in termini di vite umane, come più volte sottolineato da Guterres e inasprirebbe ulteriormente i rapporti tra il mondo arabo e l’Occidente, reo ai loro occhi di non aver preso provvedimenti concreti nei confronti di Israele.

Ma, alla luce degli accadimenti che hanno caratterizzato questi mesi di guerra, c’é da giurarci che Netanyahu proseguirà nel suo intento: sterminare Hamas. Incurante delle sorti degli ostaggi israeliani e della popolazione di Gaza, ridotta ormai allo stremo.

La posizione degli Usa

Intanto, mentre s’infiamma la protesta degli studenti universitari filopalestinesi in tutta l’America, Blinken, in arrivo oggi a Tel Aviv per la settima volta, parlando ai giornalisti, fa sapere che ‘l’attenzione’ degli Usa é ora incentrata sul miglioramento della situazione umanitaria e sul raggiungimento di un accordo per un cessate il fuoco che consenta la liberazione degli ostaggi.

Ha definito ‘forte’ la proposta israeliana e ha invitato Hamas a rispondere

Gaza

Blinken

“Niente più ritardi. Niente più scuse. Il momento di agire è adesso”, ha dichiarato con veemenza “Vogliamo vedere nei prossimi giorni questo accordo concretizzarsi.”

Netanyahu, ultimo atto?

Isolato, contestato da migliaia di israeliani scesi in piazza per protestare contro la sua linea dura, Netanyahu teme per il suo potere.

Il suo governo infatti potrebbe avere una battuta d’arresto qualora non tenesse fede alle promesse fatte ai numerosi membri intransigenti presenti in esso, che esigono l’attacco a Rafah. E, in linea con questo folle e spietato disegno di portare a termine questa guerra, ha alzato i toni anche contro  la Corte penale internazionale ( peraltro non riconosciuta da Israele, né tanto meno dagli Usa).

La corte dell’Aja infatti sta valutando se accusarlo di crimini di guerra, unitamente ad altri membri del suo staff di fedelissimi. Cosa che appare sempre più probabile e che implicherebbe l’emissione di mandati di cattura.

Un’ipotesi questa che di sicuro si concretizzerebbe se Israele attaccasse Rafah, dove attualmente é ammassata in tendopoli più dei 2/3 della popolazione di Gaza

Parole terribili

La coalizione del governo di Netanyahu è composta da partiti religiosi ultranazionalisti e conservatori che  non vogliono alcun accordo con Hamas. E spaventano le parole del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, leader del partiro ultranazionalista sionista religioso. Questi infatti ha parlato di ‘annientamento totale’  dei nemici di Israele, senza specificare se si tratti di Hamas.

Poi ha soggiunto con enfasi ‘ Non puoi fare un lavoro a metà’.

Intanto a Rafah é impossibile l’evacuazione dalle tendopoli della popolazione inerme, stante l’incessante pioggia di bombe israeliane.

 

https://www.corrierenazionale.net/

https://www.corrierepl.it/

 

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