Arriva da Gioia del Colle la notizia che stende un velo di tristezza sul 1 maggio. Operaio deceduto. Uno dei tanti morti sul lavoro.

Tante le storie, terribili le cronache che raccontano i frammenti di vita di quella realtà sociale troppo spesso ignorata: quella dei lavoratori. Storie culminate in tragedie. Cronache di morti su un lavoro che uccide.

Poi, le lacrime, il dolore di chi aspettava un ritorno che ormai non c’é più.

Le chiamano morti bianche, ma sono il brivido, il gelo dell’orrore di fronte all’ingiustizia sociale che percorre l’ Italia tutta.

Dall’alba al tramonto

Il bilancio cresce sempre più, come lo sconcerto di fronte a una Nazione che non garantisce la sicurezza sul lavoro.

 Uno dei tanti

Si chiamava Corrado Buttiglione, aveva 59 anni, l’operaio che il 30 aprile scorso è stato sbalzato via da un muletto che stava manovrando. Immediati i soccorsi, ma per lui non c’è stato nulla da fare. I suoi occhi si sono spenti, come la sua vita,

Era un marito, un padre, una persona. Di lui resta solo il ricordo tra i compagni e quella famiglia alla quale non farà più ritorno.

Questo il tragico bilancio di una giornata di lavoro! Una giornata come tante, culminata nella morte.

Le cronache

Le parole non servono per descrivere la drammaticità di queste notizie che squarciano il velo dell’indifferenza di chi potrebbe garantire ai lavoratori condizioni di sicurezza e fotografano il perdurare di un’ingiustizia sociale che colpisce i più fragili

Le cronache giungono dai media nel caos convulso delle guerre  e dei tanti rincari, ma comunque mettono a nudo una realtà che indigna, addolora  E nasce l’interrogativo: che cosa c’é che non va? Forse tutto o forse niente.

Si cercano le cause, le responsabilità. Si aprono inchieste nella speranza che finalmente approdino a quelle verità troppo spesso taciute da un sistema omertoso o corrotto.

Le Istituzioni esprimono tutto il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime, annunciando “provvedimenti immediati” a tutela dei lavoratori. E, nella logica delle usuali promesse, si garantisce il ricorso a “pene più severe”.

Ma questi “nodi irrisolti” appartengono ormai alla Storia dei lavoratori in questo Paese.

I sindacati tuonano contro un sistema che non garantisce l’applicazione di quelle misure di Sicurezza troppo spesso ignorate. E si cerca una svolta, un rimedio a quelle carenze oggettive dei controlli che hanno minato e minano i rapporti con le Ditte, spesso indifferenti alla tutela dei propri dipendenti.

Intanto la strage continua. E i racconti dei familiari delle vittime fotografano il dolore lacerante di un’Italia che cerca giustizia.

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